palamara woodcock csm

“PALAMARA È STATO UN GRANDISSIMO PEZZO DI MERDA E SI PREANNUNCIANO RIFORME PIÙ CANAGLIA DELLA RIFORMA CARTABIA” – BENVENUTI NEL SUK DELLE ELEZIONI DEL CSM: SI VOTA DOMENICA. TRA GLI 87 CANDIDATI IL PM WOODCOCK, IL PROCURATORE CHE PROCESSA IL FIGLIO DI BEPPE GRILLO E TULLIO MORELLO CHE HA INSULTATO PALAMARA E CARTABIA. ANCHE TRA LE TOGHE TRAMONTA IL "CAMPO LARGO" - LA GIOVANE CORRENTE AUTONOMIA&INDIPENDENZA, FACENTE CAPO A PIERCAMILLO DAVIGO E GRADITA AL M5S, SI È SPEZZETTATA. L’UNICA ICONA SPENDIBILE, IL PROCURATORE DI CATANZARO NICOLA GRATTERI, HA DECISO DI NON CANDIDARSI – E COSIMO FERRI…

Giuseppe Salvaggiulo per lastampa.it

 

«Palamara è un pezzo di merda».

 

palamara

Chi è annoiato dai talk show e rimpiange la vera politica – ideologie, partiti, correnti, territori, sofismi, preamboli, convergenze parallele, vendette, tradimenti – ha ancora un paio di giorni per buttarsi nella pirotecnica campagna elettorale per il rinnovo della componente togata del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di rilievo costituzionale presieduto dal capo dello Stato, composto da magistrati eletti da magistrati e da docenti/avvocati eletti dal Parlamento, e competente su vita, morte e miracoli del terzo potere.

 

Non si tratta di miasmi interni alla magistratura. Il Csm che si sta per eleggere sarà il più potente della storia. La riforma Cartabia ne accresce le competenze e aumenta il controllo dell’organo di vertice sulla carriera e sul profilo disciplinare dei magistrati, sottoposti a verifiche di ogni tipo (smaltimento arretrato, tempi di deposito atti, formalità di comunicazioni). Inoltre gestirà decine di procedimenti disciplinari figliati o da controversi casi politici o dalle chat di Palamara, in primis quelli del suo alleato Cosimo Ferri. Infine sarà impegnato sul fronte politico: dalle riforme penali e civili in fase di attuazione ai conflitti che inevitabilmente si proporranno su dossier come separazione delle carriere e responsabilità civile con la nascitura maggioranza, tanto più se targata centrodestra. Con la possibilità di maggioranze variabili con i componenti laici.

 

tullio morello 1

Mai elezioni sono state così imperscrutabili. Merito o colpa dei postumi avvelenati del caso Palamara; delle fratture nelle correnti; del nuovo sistema elettorale, il Cartabellum. Esoterico al punto da fare impallidire il Rosatellum. La riforma ha anche aumentato il numero di consiglieri: i togati passano da 16 a 20, i laici (che saranno eletti dal prossimo Parlamento) da 8 a 10.

 

I togati vengono eletti con un sistema tendenzialmente maggioritario. Due in Cassazione, come prima. I pubblici ministeri sono divisi in due maxi collegi nazionali: uno va dal Lazio a tutto il Nord, lungo la dorsale tirrenica; l’altro copre quella adriatica fino alla Sicilia. Ogni collegio elegge i due pm più votati. Un quinto pm viene ripescato come miglior terzo. Quanto ai giudici di merito, sono divisi in quattro collegi di medie dimensioni: anche per loro passano i primi due in ogni collegio. Gli altri cinque sono ripescati con un complesso meccanismo per favorire il “diritto di tribuna” alle minoranze, consentendo collegamenti formali ai candidati tra diversi collegi, come a formare dei listini.

 

cosimo ferri

Gli obiettivi della riforma, al di là delle giaculatorie anticorrentizie, sono incentivare il radicamento territoriale dei candidati, scongiurare maggioranze precostituite e blindate, aprire la strada a candidature indipendenti. Vedremo se e come saranno raggiunti. La campagna elettorale è stata per lo più carsica. Un solo dibattito pubblico, in Cassazione, e senza sussulti. Prosciugate le mailing list. Molte chat, molto teams, qualche aperitivo. Piccoli gruppi, rarefatte le cordate, poche promesse di voto.

 

Il panorama politico risente dei traumi degli ultimi anni. Unicost, la corrente di sistema, una specie di balena bianca che ha sempre oscillato tra chiaro e scuro, è fortemente ridimensionata e pagherà dazio elettorale per lo scandalo delle intercettazioni e delle chat del gruppo Palamara, che hanno portato a scissioni e diaspore.

 

Magistratura Indipendente, al contrario, ha raccolto i frutti migliori dello scandalo, pur essendone pesantemente coinvolta. Le intercettazioni dell’hotel Champagne del maggio 2019 avevano dimostrato che era ancora «eterodiretta» da Cosimo Ferri, leader transitato in politica (Forza Italia, Pd, ora Italia Viva e candidato in diversi collegi per il Terzo Polo), all’epoca sottosegretario renziano.

 

cosimo maria ferri

Tre consiglieri su 5 convenuti in quell’infausto dopocena erano di Magistratura Indipendente e furono costretti alle dimissioni dal Csm, prima di essere pesantemente condannati dalla sezione disciplinare (a breve la Cassazione si pronuncerà sul loro ricorso). Ferri, pure sottoposto a processo disciplinare, dopo aver ripetutamente ricusato tutto il Csm, ha ottenuto dalla Camera lo scudo della inutilizzabilità delle intercettazioni.

 

Questione seria, trattandosi di guarentigie costituzionali di un parlamentare, su cui ora si pronuncerà la Consulta. Fatto sta che sono passati tre anni e il processo è ancora a zero. Se la Consulta gli darà ragione, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. In caso contrario, il processo ripartirà, ma davanti al prossimo Csm, che peraltro dovrà giudicare Ferri anche per la «grave scorrettezza» contestatagli per aver portato dall’imputato Berlusconi il suo giudice Amedeo Franco, pronto a corroborare con rivelazioni mai confermate i sospetti di un complotto politico-giudiziario a monte della condanna per frode fiscale del 2013, che lo aveva fatto decadere da senatore in quanto pregiudicato.

 

Rivelare il contenuto di una camera di consiglio è un reato, ma Franco è nel frattempo passato a miglior vita. Ferri, mai indagato penalmente, ha sempre sostenuto di non aver istigato Franco né di aver conosciuto il contenuto delle confidenze che intendeva fare a Berlusconi. La Procura generale della Cassazione ha avviato nei suoi confronti l’azione disciplinare. Si tratta di uno degli ultimi processi promossi dal procuratore Giovanni Salvi prima di andare in pensione. Nelle settimane successive Salvi è stato oggetto di polemiche per le sue scelte in materia disciplinare, che hanno portato anche a un’ostile interrogazione parlamentare alla ministra Cartabia, da parte di Italia Viva.

 

gregorio capasso

L’attuale leadership di Magistratura Indipendente ha proclamato di volersi «deferrizzare» e ha promosso candidature in discontinuità. L’effetto è che accanto ai candidati ufficiali si sono prodotte candidature autonome di esponenti della stessa corrente. Alcuni formalmente collegati tra loro (come il giudice napoletano Giuseppe Cioffi, tempo fa beccato a una convention di Forza Italia mentre ne processava un importante esponente per camorra), altri no.

 

Alcuni notoriamente legati a Ferri da antichi vincoli professionali (per esempio Leonardo Circelli, giudice a Roma e capo della sua segreteria quando era al ministero), altri no. Tutti uniti dal proposito di un «ritorno dalle origini». Che questo rappresenti una «rifondazione ferriana» è materia di discussione di campagna elettorale. Come le voci su un attivismo dello stesso Ferri nella campagna elettorale, che peraltro si sovrappone alla sua. Certo tra i più ferventi sostenitori del listino di «Rifondazione» c’è un ex consigliere del Csm, Luca Forteleoni, vicino a Ferri.

 

Tra i pm, le candidature indipendenti («Falsamente», chiosano velenosi quelli di Magistratura Indipendente) sono del procuratore di Tempio Pausania Gregorio Capasso, che ha condotto l’indagine per stupro sul figlio di Beppe Grillo, e del procuratore aggiunto di Latina Carlo Lasperanza, che 25 anni fa divenne famoso per il processo sull’omicidio della studentessa della Sapienza, Marta Russo.

 

carlo lasperanza

Il gioco si è fatto duro. Qual è l’obiettivo di questa operazione? Contarsi, conquistarne almeno un paio di seggi, farne perdere due o tre a Magistratura Indipendente, per poi dare battaglia interna al prossimo congresso.

 

Dalla parte opposta, il «campo largo» progressista nato dopo il caso Palamara si è ristretto. La giovane corrente Autonomia&Indipendenza, facente capo a Piercamillo Davigo e gradita al M5S, si è spezzettata, perdendo per strada la sua componente meridionale e antimafia (Ardita e Di Matteo). Dopo tanto tentennare, l’unica icona spendibile, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, ha deciso di non candidarsi puntando la rotta sulla Procura di Napoli. L’addio di Davigo alla magistratura, con annessi veleni e processi sui verbali della loggia Ungheria, ha fatto il resto. La corrente è disarticolata, la prova elettorale dirà che futuro avrà.

 

MAGISTRATI

Meglio non va dall’altro lato, quello progressista, del campo largo. Che ha vissuto la separazione (non consensuale) tra Area e Magistratura Democratica. A maggio si era ipotizzato un accordo «di desistenza», sfruttando le pieghe del sistema elettorale: candidature condivise in Cassazione e tra i pm per non disperdere voti, corse separate tra i giudici per massimizzare i risultati. Non se n’è fatto niente e allora Md ha promosso candidature autonome (o sostenuto altri candidati) ovunque.

 

Grande il caos sotto il cielo. Dunque risultati imprevedibili. Non si escludono sorprese. E non si può prevedere su chi peserà di più l’inesorabile astensione.

 

Come sempre, il voto in Cassazione ha un rilievo speciale. Un forte significato politico. Nel 2018 clamoroso fu l’exploit di Davigo e la contemporanea sconfitta di Area e Unicost. Oggi l’esito è molto incerto. In pole position i candidati di Area e Magistratura Indipendente (Cosentino e D’Ovidio) ma sono considerati forti gli outsider di Magistratura Democratica (Magi) e di «Rifondazione MI». Quest’ultimo, Stefano Giaime Guizzi, ha tra l’altro difeso Palamara nel suo processo disciplinare. La presenza di molti candidati (nove in tutto) abbassa il quorum di elezione, quindi la vittoria si giocherà su manciate di voti.

 

csm

Interessante anche la partita tra i pm. Nel collegio centro-nord favoriti il pm romano di Area Mario Palazzi (Consip, antimafia) e quello fiorentino Eligio Paolini (antimafia). Due magistrati che sommano al sostegno delle due correnti più forti e radicate (essenziale in una campagna breve e su un collegio gigantesco) una generale considerazione per qualità umane e professionali.

 

Ma ci sono due outsider di peso. Antonio Patrono, procuratore a La Spezia, corre per la terza elezione al Csm. Sarebbe un record (finora solo lui e Vladimiro Zagrebelsky sono stati eletti due volte). Patrono è un magistrato vecchia scuola, conservatore, sempre disponibile alle difese disciplinari (che sono fonte di stima e consensi), uscito da Magistratura Indipendente in tempi non sospetti per seguire Davigo. Da sempre pupillo di Marcello Maddalena, potrebbe conquistare voti inaspettati – oltre che in Liguria – anche in Piemonte.

 

il plenum del csm

Qualche sera fa era tra gli invitati alla grande festa in un circolo sul Po per Anna Maria Loreto, a sua volta pupilla di Maddalena, nominata procuratrice di Torino nel 2019. Una festa rinviata più volte causa Covid e dichiaratamente impolitica, «per mangiare bere e ballare». Niente discorsi ufficiali, nello stile della festeggiata. Solo buona musica e buon vino. Ma ciò non ha impedito a Maddalena di manifestare sostegno a Patrono, a modo suo («Oltre che un bravo magistrato è single, quindi appetibile, e prenderà un sacco di voti anche per quello»).

 

La corsa dell’altro outsider, Roberto Fontana, coordinatore del pool reati economici a Milano, nasce da un conflitto interno ad Area su regole e modalità delle primarie per scegliere i candidati. Poi è cresciuta con il sostegno indiretto di Magistratura Democratica. Infine si è consolidate con un appello in suo favore sottoscritto da oltre cento magistrati, non solo pm e non solo milanesi. Dai torinesi Furlan, Locati e Santoriello (inchiesta Juventus) ai romani Loy e Orano; dagli aggiunti fiorentini Mazzotta e Turco (inchiesta Open) a quello genovese Pinto (inchiesta Autostrade); dalla bergamasca Rota (inchiesta Covid) a diversi pm della Procura europea. Tra i firmatari anche Alessandra Dolci, capo dell’Antimafia a Milano e compagna di Davigo, e Roberto Spanò, presidente del tribunale di Brescia che processa Davigo.

sergio mattarella al plenum del csm

 

Situazione fluida anche nel collegio meridionale. La Puglia, che sta ad Area come la California sta ai democratici americani, esprime il procuratore aggiunto tarantino Vincenzo Carbone, già segretario dell’Anm. È il favorito. Magistratura Indipendente punta sul pm palermitano Dario Scaletta, su cui pende al Csm una pratica in prima commissione per incompatibilità ambientale trattata in questi con molta delicatezza e non senza imbarazzo. Siciliano è anche Marco Bisogni, di Unicost, che vanta di essere stato l’arcinemico del «sistema Siracusa» di cui faceva parte l’ineffabile avvocato Amara con magistrati infedeli. Bisogni è anche parte civile nel processo a Palamara a Perugia.

 

Il quarto incomodo è il pm napoletano Henry John Woodcock. Punta sulla fama mediatica, sul profilo da cane sciolto, sulla napoletanità (distretto popoloso con 1200 voti potenziali, trascurato dalle altre correnti) e sul sostegno di alcuni noti colleghi di Magistratura Democratica napoletana, come Piscitelli e Vanorio.

piercamillo davigo in tribunale a brescia per il caso amara 1

 

Ancor più imperscrutabile l’esito tra i giudici. Dove Magistratura Democratica potrebbe conquistare il suo «diritto di tribuna» con il romano Savio. E dove corre il veneto Andrea Mirenda, leader dei sostenitori del sorteggio e collegato ad altri candidati (sorteggiati, appunto) dei gruppi anticorrenti Altra Proposta e Articolo 101.

 

In tutto 87 candidati su poco più di 9mila votanti, più del triplo di quattro anni fa. Solo la metà dei candidati è collocabile nel sistema delle correnti organizzate. Campagna inevitabilmente caotica e dispersiva. Un suk in cui il quotidiano Il Foglio ha rivelato che il candidato napoletano di Area, il giudice Tullio Morello, in un dibattito in streaming con una trentina di colleghi ha dichiarato, appunto, che «Palamara è stato un grandissimo pezzo di m… puntini sospensivi e si preannunciano riforme più canaglia della riforma Cartabia».

 

Scandalo da parte di politici e magistrati inopinatamente riconvertiti alla verginità.

Ma è solo politica giudiziaria, bellezza.

nicola gratteri 4

 

sergio mattarella al plenum del csm

 

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