paola turci paolo cane'

PALLINE ROVENTI – LA CANTANTE PAOLA TURCI RACCONTA SU “IL TENNIS ITALIANO” LA SUA VECCHIA STORIA D’AMORE CON L’EX TENNISTA PAOLO CANE’: “DURANTE UNA CERIMONIA IN CAMPIDOGLIO MI CHIESE UNA FOTOGRAFIA E INIZIAMMO A PARLARE. LUI NON ERA FACILE CARATTERIALMENTE. AVEVA UN TEMPERAMENTO FORTE, SPIGOLOSO, QUELLA DUREZZA MENTALE CHE IL TENNIS RICHIEDE AI GRANDI GIOCATORI” - “IL TENNIS MI HA AIUTATA IN MOMENTI MOLTO DIFFICILI DELLA MIA VITA. DOPO L’INCIDENTE, CONTINUARE A GUARDARE QUEL MONDO FATTO DI SACRIFICIO E RESISTENZA MENTALE MI RICORDAVA CHE SI PUÒ SEMPRE RICOMINCIARE”

Estratti del testo di Paola Turci per “Il Tennis Italiano - ripubblicato da “la Repubblica”

  

paola turci (2)

Il tennis per me è stato molto più di un semplice sport. È stato un viaggio inatteso, un’àncora nel caos, un orizzonte che si è allargato ben oltre quello che immaginavo. Tutto ha avuto inizio quasi per caso, quando un ragazzo che frequentavo mi convinse a prendere in mano una racchetta e provare a giocare.

 

Andavamo in un circolo sull’Aurelia, abitavamo entrambi lì vicino. All’inizio era solo un modo per stare insieme, per passare il tempo, ma bastarono poche settimane perché quel rimbalzo secco della pallina sulle corde diventasse qualcosa di familiare, quasi come la musica. (...)

 

 Ero al Campidoglio perché ricevevo un premio come personalità europea. C’era tanta gente, era il clima delle grandi occasioni, le fotografie, i saluti.

 

A un certo punto, mentre mi avviavo verso l’uscita, sentii annunciare il premio per un tennista: Paolo Canè. Mi fermai un momento. Pensai semplicemente: “Ah, un tennista”. Niente di più. E invece fu l’attimo che mi aprì una porta su un mondo che fino a quel momento avevo soltanto osservato da lontano. Lui passò proprio mentre stavo andando via. Si presentò con quel suo modo diretto, immediato.

 

paolo canè

Mi chiese una fotografia e iniziammo a parlare. (...) Qualche giorno dopo, arrivò una telefonata a casa. Aveva trovato il mio numero attraverso il circolo. Da lì iniziarono conversazioni, incontri legati ai tornei, agli allenamenti, ai racconti di quel mondo davvero particolare che è il tennis professionistico.

 

Cominciai così a seguire più da vicino il circuito, gli allenamenti, gli spostamenti continui, quelli che fanno parte della vita di un tennista professionista. E scoprii un mondo completamente diverso da quello che immaginavo guardando le partite in televisione. Il tennis visto da vicino è fatica pura. E ripetizione ossessiva del gesto.

 

È allenarsi per ore sugli stessi movimenti fino a consumarli nel corpo. Ricordo Paolo durante gli allenamenti: servizi provati cento volte, il lavoro sulle gambe, gli scatti, la precisione maniacale. C’erano giorni in cui sembrava lottare più contro sé stesso che contro l’avversario. Non era facile caratterialmente.

paola turci foto di bacco

 

Aveva un temperamento forte, a volte spigoloso, ma era anche incredibilmente tenace. Aveva quella durezza mentale che il tennis richiede ai grandi giocatori. E io lo osservavo spesso in silenzio, cercando di capire come si potesse sostenere una tensione così continua. E i risultati, in certi momenti, furono straordinari.

 

Paolo Canè arrivò fino al n. 26 del mondo, in un’epoca in cui il circuito era popolato da autentiche leggende. Riuscì a battere campioni come Thomas Muster, vincendo il torneo di Bologna nel 1991, Mats Wilander in Coppa Davis a Cagliari nel 1990, oltre a giocatori del calibro di Stefan Edberg, Goran Ivaniševic, Jimmy Connors e Pat Cash. Vittorie che raccontavano perfettamente il suo tennis: imprevedibile, istintivo, capace di esaltarsi contro i più forti. (...)

 

paolo canè

Il tennis mi ha aiutata in momenti molto difficili della mia vita. Dopo l’incidente, per esempio, continuare a guardare quel mondo fatto di concentrazione, sacrificio e resistenza mentale mi ricordava che si può sempre provare a ricominciare. Oggi stiamo vivendo un momento incredibile per il movimento italiano.

 

 Jannik Sinner, prima di tutti, riesce a trasmettere qualcosa di raro: la sensazione che niente sia impossibile. Ma accanto a lui ci sono anche Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini, Luciano Darderi, Flavio Cobolli, Lorenzo Sonego, Andrea Pellegrino e altri ancora. Una generazione ampia, forte, diversa, piena di talento e personalità.

 

paola turci vita mia 3

Ed è bello, per chi ha vissuto gli anni di Paolo Canè e compagni, vedere oggi questo nuovo slancio del tennis italiano. Come se ci fosse un filo invisibile che lega tutte queste epoche. Alla fine, il tennis resta questo: un sogno individuale che però riesce a diventare collettivo. Un campo, una racchetta, una pallina e quella continua, ostinata voglia di fare bene. Di credere. Di crederci. E di cercare, ogni volta, il colpo perfetto.

paolo canepaolo cane paolo cane paolo cane adriano panattapaolo cane adriano panatta paolo cane paolo cane paola turci francesca pascale 32paola turci francesca pascalepaola turci PAOLA TURCI ALLA CITTA' DEI DIRITTI DI TORINOpaola turci a domenica inpaola turci

 

paola turci vita mia 1

 

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