bologna - tino ferrari cacciato dal corteo per il 25 aprile perche aveva la bandiera dell'ucraina

“STUDIATE LA STORIA, CHI CANTA ‘BELLA CIAO’ OGGI LO FA PER KIEV. GLI UCRAINI UNA MATTINA SI SONO SVEGLIATI E HANNO TROVATO L'INVASOR” – PARLA TINO FERRARI, L’82ENNE EX PROFESSORE UNIVERSITARIO, ALLONTANATO A BOLOGNA DAGLI ANTAGONISTI DURANTE LE CELEBRAZIONI DEL 25 APRILE, PERCHÉ AVEVA LA BANDIERA DELL’UCRAINA: “MI HA CHIAMATO RENZI, SONO UN MILITANTE DI ITALIA VIVA, ALLA MIA ETÀ NON MI LASCIO TURBARE DA QUESTE COSE, MI ARRABBIO PROPRIO. DAVANTI A QUELLA PREPOTENZA HO PENSATO AI..” - VIDEO

 

 

1 - TINO FERRARI - “SPINTO VIA PER IL VESSILLO UCRAINO QUESTI RAGAZZI NON CONOSCONO LA STORIA” 

Nina Fresia per “la Stampa” - Estratti

 

TINO FERRARI

Classe 1944, Tino Ferrari come ogni anno si è presentato in piazza dell'Unità a Bologna per celebrare il 25 aprile. Ex professore universitario di Comunicazione d'impresa, l'ottantaduenne è un attivista dell'associazione ucraina Naryna ed è tesserato con Italia Viva. Con sé aveva un'asta telescopica su cui aveva infilato tre bandiere: italiana, ucraina ed europea. Da programma, alle undici sarebbe cominciata la manifestazione coordinata da Anpi. 

 

(...) Ferrari avrebbe voluto raggiungere un paio di amici per un saluto, ma è stato subito bloccato dal servizio d'ordine degli antagonisti: «O togli le bandiere o vai via».

 

In un video diffuso sui social, un uomo con indosso una pettorina si posiziona davanti al militante con le braccia spalancate per farlo allontanare. Poco dopo, anche un'altra donna con in mano la bandiera ucraina è stata circondata. 

 

TINO FERRARI

Cosa ha provato quando è stato costretto ad andarsene? 

«Inizialmente un po' di paura l'ho avuta. Mi sono allontanato con una brutta sensazione addosso. Non è un caso se tornando a casa, dopo essere stato spinto fuori e isolato, con la mente sono tornato a quando frequentavo la Bocconi a Milano nel Sessantotto. Mi sono ricordato dei "katanga", il servizio d'ordine dei movimenti studenteschi. Alla fine, però, ha prevalso la tristezza». 

 

Come mai? 

«Ci trovavamo in un luogo carico di storia ed emozioni, non solo per la battaglia della Bolognina. Ed è triste veder fare di questa sacralità uno scempio. Un tempo lì c'erano degli appartamenti adibiti a ospedale dove i partigiani si facevano medicare. Per una soffiata i fascisti ci entrarono, riaprirono e urinarono nelle ferite dei pazienti per poi farli fucilare». 

 

TINO FERRARI

Perché ha voluto far sventolare i colori ucraini il giorno della Liberazione? 

«Portare la bandiera in piazza il 25 aprile, significa dire a chi sta combattendo "resistiamo con te". Se non la portassimo, sarebbe come dire che quello che fanno è inutile. E glielo diremmo noi, che siamo stati salvati proprio dalla Resistenza. Come ha detto Liliana Segre, è difficile intonare "Bella ciao" senza rivolgere un pensiero anche agli ucraini che un mattino si sono svegliati e hanno trovato l'invasor». 

 

Si aspettava la reazione degli altri manifestanti? 

«Un po' me l'ero immaginato, anche se speravo di sbagliarmi. Intorno a me in piazza c'erano tanti volti giovani, ho rivisto in loro i miei studenti. Ma purtroppo oggi sta crescendo una generazione che non conosce la storia. Da vecchio docente, mi rattrista: c'è qualcosa di grave che ci sta sfuggendo. Io il futuro non lo vivrò, ma temo che non sarà bello». 

 

(...)

 

TINO FERRARI

2 - TINO FERRARI - “STUDIATE LA STORIA CHI CANTA BELLA CIAO OGGI LO FA PER KIEV” 

Emanuela Giampaoli per “la Repubblica”  - Estratti

 

Dice Tino Ferrari, classe 1944, l'ex professore universitario, allontanato a Bologna da un corteo perché aveva la bandiera dell'Ucraina insieme a quelle dell'Italia e dell'Europa che a preoccuparlo di più è «l'entusiasmo che può suscitare bruciare una bandiera». 

 

Ferrari, oggi in tanti la definiscono un eroe. 

«È dal 25 aprile che non faccio altro che rispondere al telefono.  Mi ha chiamato Renzi, sono un militante di Italia Viva, il presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale, il sindaco Matteo Lepore, Pina Picierno per invitarmi a Roma». 

BOLOGNA - TINO FERRARI CACCIATO DAL CORTEO PER IL 25 APRILE PERCHE AVEVA LA BANDIERA DELL'UCRAINA

 

Come mai si è avvicinato al corteo degli antagonisti? 

«Ogni 25 aprile partecipo alla Bolognina alla commemorazione dei partigiani uccisi nel quartiere, solo che nella stessa piazza si era dato appuntamento quel corteo. Mi sono avvicinato perché volevo salutare degli amici, quando hanno visto la bandiera ucraina sono stato invitato ad allontanarmi. Ho spiegato che non avrei partecipato a quella manifestazione, mi hanno obbligato a fare dietrofront. Senza spintonarmi ma con decisione diciamo. Erano almeno tre ed erano altoni». 

 

Ha avuto paura? 

«Mi sono guardato intorno, ho visto che la polizia era lontana, sto per compiere 82 anni, un po' di timore c'era e me ne sono andato». 

 

E cosa ha pensato? 

«Alla mia età non mi lascio turbare da queste cose, mi arrabbio proprio. Davanti a quella prepotenza ho pensato ai partigiani morti per la libertà, a due passi da lì per mano dei fascisti. E mi dispiace per le tante faccine giovani viste in quel corteo e non alla commemorazione dell'Anpi. Per me quest'anno sarebbe stato impossibile cantare Bella ciao senza sventolare la bandiera dell'Ucraina». 

 

Se fossero stati suoi studenti cosa gli avrebbe detto? 

«Di studiare la storia». 

BOLOGNA - TINO FERRARI CACCIATO DAL CORTEO PER IL 25 APRILE PERCHE AVEVA LA BANDIERA DELL'UCRAINA

 

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...