donald trump al jolani profumo

PER AVERE IL GREGGIO ORA PASSIAMO DALLA PADELLA IRAN ALLA BRACE SIRIA – PER AGGIRARE LO STRETTO DI HORMUZ, CONTROLLATO DA TEHERAN, E TROVARE NUOVE ROTTE PER IL TRASPORTO DEL PETROLIO, STATI UNITI E I PAESI ARABI ALLEATI PUNTANO SULLA SIRIA, GOVERNATA DA QUEL GALANTUOMO DI ABU MOHAMMED AL-JOLANI, EX TAGLIAGOLE E COMANDANTE DELL'ISIS, DIVENTATO L’IDOLO DELL’OCCIDENTE PER AVER CACCIATO ASSAD - IL PROGETTO PREFERITO DAGLI STATES E’ QUELLO DEI "QUATTRO MARI", CHE ABBRACCIA UNA VASTA AREA GEOGRAFICA CON TURCHIA E SIRIA AL CENTRO DI UN SISTEMA INTEGRATO…

Estratto dell’articolo di Houssam Mouazin per “la Stampa”

 

le vie alternative allo stretto di hormuz per il commercio del petrolio

Damasco La diplomazia internazionale cerca a tutti i costi di trovare accordo tra Stati Uniti, Israele e Iran, e l'economia mondiale deve fare i conti con la dipendenza energetica da corridoi navigabili larghi pochi chilometri, dove transita circa un quinto delle risorse globali tra petrolio e gas. Un collo di bottiglia cruciale per la stabilità energetica. Servono soluzioni sostenibili in un nuovo equilibrio geopolitico, che distribuisca il rischio e riduca la dipendenza. E per l'inviato americano per il Medio Oriente, Thomas Barrack, tutte portano a una sola alternativa: le pipeline, nuovi oleodotti e gasdotti.

 

Molti progetti sono nei cassetti da decenni. Ma il blocco di Hormuz ha dato un'accelerazione impressionante. E la Siria, emersa dalla terribile guerra civile da poco più di un anno, si è ritrovata al centro dei giochi. «Questo è un momento storico, in cui la Siria possiede l'unica capacità geografica e geopolitica per offrire una soluzione ai canali di Hormuz e del Mar Rosso», aveva spiegato Barrack al forum dell'Atlantic Council a margine della conferenza energetica CeraWeek, negli Stati Uniti, lo scorso 26 marzo.

produzione di petrolio in iran

 

È la geografia stessa a sfidare il vecchio ordine e a riproporre le terre del Levante. L'obiettivo condiviso è aggirare l'insidioso periplo della Penisola Araba per puntare ai porti del Mediterraneo e all'Europa. Pesa anche la crescente sfiducia delle petromonarchie nella capacità americana di proteggere le rotte marittime, alimentata dalla guerra insensata lanciata da Trump, assieme a Netanyahu, contro l'Iran.

 

Il Segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), Jasem Al-Budaiwi, ha rivelato l'avvio di un piano d'emergenza per lo sviluppo di rotte alternative nell'intento di far fronte alle minacce iraniane. La strategia si concentra soprattutto sul potenziamento dei porti situati al di fuori dello Stretto di Hormuz e sull'attivazione di Green Lanes (corridoi verdi), prioritari per accelerare le procedure doganali.

iran e petrolio - produzione stoccaggio e commercio

 

Ma la conferma più rapida e concreta è arrivata dall'Iraq, che ha cominciato subito a ricucire i rapporti con i "fratelli arabi". La compagnia di Stato Somo ha avviato una procedura d'esportazione urgente verso la Siria di circa 650.000 tonnellate di olio combustibile al mese. Lo hanno confermato a La Stampa Firas al-Shammas e Nihad Haj Saleh, vicepresidenti e fondatori del consiglio d'affari italo-siriano. Nonostante il contrasto politico con il governo sunnita guidato da Ahmed Al-Sharaa, in Iraq è allo studio di un progetto di pipeline da 7-8 milioni di dollari per collegare proprio Bassora, sul Golfo, a Baniyas sul Mediterraneo.

 

donald trump scherza sulla moglie di al jolani 3

L'attenzione dell'intero comparto si è spostata dalla pura distribuzione alla sicurezza del transito, ormai la priorità assoluta. E molti osservatori cominciano a vedere nella posizione strategica della Siria un hub geografico dai confini estesi e dal potenziale enorme per il transito globale, grazie a un asse naturale di collegamento tra Nord e Sud, Est e Ovest, e una rete interna già agganciata a fonti esterne: come l'Azerbaigian e il "gasdotto arabo", proveniente dalla Giordania, che collega Siria, Egitto e Libano; o l'oleodotto da Kirkuk, in Iraq, che arriva alle raffinerie siriane e libanesi. L'accesso siriano al Mediterraneo oggi viene percepito come una delle vie più sicure, frutto delle politiche equilibriste del nuovo governo. E di colpo diversi progetti che evidenziano le potenzialità di questa zona sono venuti alla luce.

 

Su tutti, quello dei "Quattro Mari", che suscita il maggior interesse americano e che abbraccia una vasta area geografica con Turchia e Siria al centro di un sistema integrato. Mentre il porto di Neom, sulla costa occidentale dell'Arabia Saudita, propone una soluzione intermedia per bypassare gli stretti di Hormuz e Bab al-Mandab, i porti siriani si candidano come un'alternativa logistica totale, in grado di svincolare il transito anche dal passaggio dal Canale di Suez.

donald trump scherza sulla moglie di al jolani 2

 

A livello geopolitico, l'attuale convergenza tra Turchia, Siria, Giordania e Arabia Saudita apre nuovi scenari, tra cui spicca il ripristino della storica ferrovia dell'Hejaz, resa celebre dalle imprese di Lawrence d'Arabia durante il secolo scorso. A rivelarlo è il ministro dei Trasporti siriano Yarob Bader durante un'iniziativa congiunta con la Giordania, in cui i due Paesi hanno siglato una decina di accordi relativi al transito di merci ed energia.

 

Ma il ministero dell'Energia siriano apre anche a una collaborazione con l'Italia e al progetto Imec, che originariamente prevedeva un collegamento al porto israeliano di Haifa, e suggerisce che «il corridoio terrestre attraverso la Siria sia l'opzione geograficamente più naturale per trasportare energia in Europa». Una proposta che sarà rilanciata al Salone delle Fiere specializzate, il prossimo 30 giugno a Damasco.

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