IL POPOLO IRANIANO ASPETTA TRUMP CHE...FA LO STRUZZO – IL TYCOON MINACCIA ORMAI DA UN MESE UN BLITZ IN “AIUTO” DEI MANIFESTANTI, MA GLI ALLEATI LOCALI, DAL QATAR ALL’ARABIA SAUDITA, FINO A ISRAELE, VOLTA SONO TITUBANTI - WASHINGTON VUOLE UN ACCORDO SUL NUCLEARE: L’ATTACCO SCATTEREBBE SOLO SE SI POTESSE INFLIGGERE UN “COLPO DECISIVO” AL REGIME. CIOÈ UCCIDERE KHAMENEI O I CAPI DEI PASDARAN – IL POPOLO, MASSACRATO DALLA REPRESSIONE DEGLI AYATOLLAH (30MILA MORTI, INTERNET CHIUSO, VIOLENZE CASA PER CASA) NON VEDE SOLUZIONI ALTERNATIVE ALLA CADUTA DELLA TEOCRAZIA: “SE BOMBARDASSERO SENZA FARLA CROLLARE, CI SAREBBE UN’ALTRA ONDATA DI REPRESSIONE"
ABBATTERE IL REGIME O COSTRINGERLO A TRATTARE CASA BIANCA AL BIVIO
Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”
Donald Trump evoca una "Armada" schierata nei mari intorno all'Iran, ma la flotta americana pronta a intervenire è di gran lunga inferiore a quella mobilitata durante le crisi mediorientali degli ultimi due anni.
I cinquanta velivoli F35 e di F18 della portaerei "Lincoln", assieme ai missili cruise Tomahawk imbarcati su sei caccia e un paio di sottomarini a propulsione nucleare, sono gli unici strumenti d'attacco a disposizione della Casa Bianca. Mezzi sufficienti per un blitz contro più obiettivi, ma non per portare avanti una campagna prolungata nel tempo contro il regime teocratico.
foto satellitari del sito nucleare di natanz dopo l attacco usa
Le altre squadriglie di cacciabombardieri spedite negli aeroporti giordani e sauditi non potranno contribuire a un'offensiva, perché i monarchi sono contrari a un nuovo scontro con Teheran.
Se però il presidente americano deciderà di scatenare un assalto, allora questi stormi di F15, F16 e F35 - si ipotizza siano circa centocinquanta velivoli - dovranno farsi carico di proteggere le installazioni statunitensi e i Paesi che le ospitano, oltre a contribuire allo "scudo" israeliano con le batterie anti-missile Thaad.
Nelle basi più esposte a una rappresaglia in Qatar, Kuwait ed Emirati, aerei e personale sono già stati ridotti al minimo.
Insomma, lo scenario è complesso e spinge a ritenere che la priorità di Trump sia quella di ottenere concessioni dagli ayatollah senza usare le armi: puntare a un deal sul nucleare e a una moratoria delle esecuzioni di manifestanti.
BOMBARDAMENTO AMERICANO AI SITI NUCLEARI IRANIANI
L'attacco scatterebbe solo se si concretizzasse la possibilità di infliggere un «colpo decisivo» - come avrebbe detto il presidente - al regime sciita: se l'intelligence individuerà una finestra di opportunità per uccidere la Guida Suprema Khamenei o i capi dei Guardiani della Rivoluzione, allora potrebbe venire dato l'ordine di agire.
La missione verrebbe probabilmente affidata ai bombardieri B2 Spirit, con una replica dell'operazione di trentasei ore con decollo dagli States che nello scorso giugno ha demolito i laboratori nucleari sotterranei.
I jet della portaerei Lincoln si occuperebbero di neutralizzare quel che resta delle difese aeree iraniane - già colpite da Israele - e oscurare la rete radar, che avrebbe recentemente perfezionato gli apparati di concezione bielorussa per localizzare i velivoli stealth come il B2 o l'F35.
Contemporaneamente al blitz per decapitare la teocrazia, non si può escludere il lancio di decine di cruise sugli edifici simboli del potere, come le caserme dei Pasdaran, gli uffici dei servizi segreti, la tv e la radio di Stato. Esplosioni che servirebbero come messaggio ai manifestanti per convincerli a tornare in piazza.
«Un attacco aereo - ha sottolineato l'analista israeliano Michael A. Horowitz - può punire e paralizzare, ma per provocare un vero collasso del regime servirebbe una frattura simultanea sul terreno, come una ripresa della protesta e una spaccatura nelle leadership».
Un raid mirato contro una singola personalità comporta tuttavia rischi così alti di fallire da apparire un azzardo. Trump a Caracas ha dimostrato di essere disposto a osare, ma Teheran è tutta un'altra storia e un colpo mancato provocherebbe comunque una rappresaglia missilistica molto pericolosa.
Per questo al presidente è stato sottoposto un piano alternativo per aumentare la pressione senza azioni dirette: un blocco navale delle petroliere, proprio come quello che in Venezuela ha preceduto la cattura di Maduro.
Militarmente è un'attività semplice e toglierebbe alla teocrazia la principale risorsa finanziaria, oltre ad affermare con ancora più determinazione le ambizioni di Trump sul dominio del mercato petrolifero.
Ci sono due incognite. La prima è relativa alla "guerra psicologica": la macchina interna di propaganda degli ayatollah può sfruttare l'embargo per rovesciare sugli Usa la colpa della crisi economica.
La seconda è più bellicosa: i Guardiani della Rivoluzione sono pronti ad azzerare il traffico marittimo nello stretto di Hormuz con mine, droni e barchini bomba. Significherebbe fermare oltre un quinto del flusso mondiale di idrocarburi, destinato soprattutto all'Asia. Una prospettiva che fa paura a molte nazioni ma non agli Stati Uniti, che non importano più greggio dalla regione.
«Aspettiamo la guerra» Ma il popolo delle proteste teme una nuova repressione
Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
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proteste in iran foto lapresse
L’Iran è tornato alla sua normalità macabra. Scuole, banche, negozi, tutto aperto da dieci giorni, come se niente fosse successo. Ma l’apparente ordine è un inganno: sul Paese si stende l’ombra di un attacco americano.
Samira vive in Francia, chiama i genitori a Isfahan appena può, e racconta: «Aspettano la guerra». In ogni telefonata ripetono «oggi Trump bombarderà». Gli zii scommettono che lo farà sabato sera, quando Wall Street dorme.
Sono spaventati? «Sono così rassegnati che nulla ha più senso. Hanno paura di un conflitto, ma sono depressi perché non vedono soluzioni». Da una parte, amici e parenti pensano che solo un aiuto esterno possa abbattere la dittatura. Dall’altra, si tormentano: e poi che ne sarà di noi?
Le domande si accavallano e non lasciano dormire. Se bombardassero senza far crollare il regime, sarebbe peggio per il popolo, che si troverebbe ad affrontare un’altra ondata di repressione. E se tornassero a sedersi al tavolo per un accordo sul nucleare, significherebbe legittimarli ancora, e via, di nuovo al punto di partenza.
La tv di Stato iraniana ci prova, con le sue certezze. Un’insegnante di Teheran racconta che da giorni gli schermi sono invasi da aerei, missili, uomini in divisa che marciano e «rassicurano» il popolo: «Sconfiggeremo il Grande Satana».
La Repubblica islamica deve salvare la faccia, e risponde alle minacce di Trump alzando la posta: se ci toccate, guerra totale. «Dietro le quinte, come sempre, qualcosa bolle, anche se i rapporti sono ai minimi termini», confida una fonte diplomatica che resta anonima.
E spiega: «Trump brancola un po’ nel buio e aspetta di capire quale sia la mossa giusta da fare. I Paesi arabi alleati, contrari ad attacchi militari, hanno frenato il suo impulso iniziale».
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Ali, intanto, scrive che uomini legati al regime spargono video e messaggi sui social che sono minacce al popolo. Ne traduce uno: «Credete che consegneremo missili e armi agli Usa? Mai. Piuttosto, li useremo contro di voi, sedotti dal fascino di questi Paesi corrotti».
jd vance e donald trump nella situation room durante i bombardamenti americani sull'iran
foto satellitari del sito nucleare di fordow dopo l attacco usa
DONALD TRUMP POSTA UN VIDEO-PARODIA DI BOMB IRAN SU TRUTH
ayatollah Ali Khamenei
donald trump
IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI
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TRUMP ANNUNCIA L'ATTACCO AI SITI NUCLEARI DELL' IRAN
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