the last porn show

IL PORNO PERDUTO – L’ERA D’ORO DEL CINEMA HARDCORE RIVIVE IN “THE LAST PORNO SHOW” DI KIRE PAPUTTS CHE INTRECCIA LA STORIA DI UN BIMBO CRESCIUTO CON UN PADRE CHE GESTIVA UN CINEMA A LUCI ROSSE CON IL MONDO DEL PORNO DEGLI ANNI ’70. DOPO LA MORTE DEL PADRE QUEL BAMBINO RIAPRE IL CASSETTO DEI RICORDI, TRA PROIEZIONI PORNO DA CONDIVIDERE, BAMBOLE GONFIABILI E AUTOEROTISMO… VIDEO

 

Fulvia Caprara per “la Stampa”

 

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Crescere dietro lo schermo di un cinema porno, ascoltando ogni giorno urla, gemiti, sospiri, senza vedere immagini, ma coltivando timori e curiosità senza risposte. Nei ricordi di Wayne (Nathanael Chadwick), protagonista di The Last Porno Show, regia di Kire Paputts, c' è un padre strampalato, ma anche, a suo modo, affettuoso che, per proteggere il figlio dal fiume di sequenze hardcore, lo obbliga a tenere gli occhi puntati su un viewmaster dove scorrono foto di animali: «Ho 36 anni - spiega l' autore -, volevo raccontare una storia di traumi e riconciliazioni, di perdono e di nostalgia. Mi interessava descrivere il modo con cui, a un certo punto della vita, ci si separa dai genitori e si trova la propria identità».

 

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Nella trama del film, in cartellone domani al Tff (nella sezione «After hours»), Paputts riesce a intrecciare la vicenda personale dell' attore dilettante Wayne con quella della sparizione di un celebre cinema porno di Toronto e, con essa, di un' era cancellata dall' arrivo di piattaforme su cui i film di sesso sono fruibili in modi molto più semplici e diretti.

 

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Eppure, in quelle sale, popolate di spettatori abituali, in quegli attori, specializzati nel genere, in quel cinema, estremo e liberatorio, Wayne, e il regista che ne descrive il percorso, riconosce una verità affascinante, l' eredità di un' epoca legata a successi come Gola profonda e Behind the Green Door: «Volevo parlare dell' industria del cinema per adulti, della fine di una comunità, della scomparsa di una sala e anche di un modo diverso di vivere il sesso».

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Oggi, dice Paputts, «c'è una gran voglia di cancellare il passato, senza fermarsi a pensare. Negli Anni 70 il linguaggio del porno era stato accettato, poi è successo che siamo tornati indietro, e oggi il sesso, che è una cosa naturale, viene spesso demonizzato o rappresentato in chiave violenta».

 

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Durante l' età d' oro del porno, ricorda il regista, le sale a luci rosse avevano un notevole seguito, a Toronto la più famosa si chiamava «Cinema Metro»: «L' invasione dei multiplex ha spazzato via tutto, qualcosa si sta perdendo per sempre. Io, quando posso, vedo film al cinema, credo sia un' esperienza diversa rispetto a quella di guardarli sul divano di casa.

 

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E poi, sia da regista che da spettatore, mi piace osservare le reazioni della platea». Anche i corpi degli attori di quegli anni erano differenti da quelli mostrati oggi, tutti uguali, patinati e omologati: «Si vedevano donne vere, senza seni finti e labbra gonfiate, c' era l' idea della diversità».

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Produrre il film, già applaudito al Toronto Film Festival, non è stato semplice: «C' è una tendenza alla normalizzazione, siamo stati respinti da tutti i principali istituti cinematografici canadesi. Non hanno capito il film. Così lo abbiamo prodotto con le sovvenzioni del Consiglio Artistico, con il crowfunding e con i miei risparmi».

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Appassionato dei film di John Waters, di Harmony Korine e di Abel Ferrara, Kire Paputts spiega di aver avuto con il padre una «relazione rock, nel senso che lui era un musicista e forse non si trovava nella migliore delle condizioni per fare il genitore. C' era gente che giudicava il suo stile di vita, usando molti pregiudizi.

 

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Mio padre non era un pornografo, ma mi sono identificato nella figura di Wayne». Non a caso nei suoi panni recita Chadwick, «un mio grande amico, avevo bisogno di una persona di cui fidarmi completamente, in grado di affrontare scene complesse».

 

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Sul piano della regia The Last Porno Show è un film raffinato, in cui succede che, sullo sfondo di sequenze sessualmente esplicite, si innestino primi piani e silhouette degli interpreti, in un gioco di sovrapposizioni che riflette i vari livelli del racconto: «E' importante spingersi oltre i propri limiti, attraverso la forma, la storia, la tecnica. Un film dovrebbe condurre il pubblico in un posto in cui non è mai stato prima e che può essere una montagna russa emotiva».

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