UN PROF CON GLI ORMONI IMPAZZITI - GLI STUDENTI DELL'UNIVERSITA' DI BRESCIA SCRIVONO AL LORO RETTORE PER SEGNALARE I COMPORTAMENTI INAPPROPRIATI DI UN DOCENTE CHE FISSA LE POPPE DELLE STUDENTESSE E FA COMMENTI A SFONDO SESSUALE - IL PROF AVREBBE CHIESTO AI RAGAZZI DI PARTECIPARE ALLA CENA POST-ESAME: "FACCIAMO UNA GARA DI BIRRE. CHI PERDE FINISCE SOTTO IL TAVOLO E... LÌ NON SI SA COSA PUÒ SUCCEDERE" - SECONDO IL RACCONTO DI UNA GIOVANE, MENTRE LEI PRENDEVA APPUNTI, IL DOCENTE LE AVREBBE DETTO "SCRIVI ANCHE IL MIO NUMERO DI TELEFONO"
Pierpaolo Prati per www.repubblica.it
Due lettere, due denunce anonime, a distanza di pochi giorni. Entrambe scritte per chiedere l’intervento del rettore dell’Università degli Studi di Brescia, e delle autorità accademiche, nei confronti di un professore ordinario che – da anni, stando a quanto si legge negli scritti – farebbe uso piuttosto disinvolto delle parole.
In particolare di parole “inappropriate, offensive, lesive della dignità personale” e “in grado di generare in noi studenti – scrivono gli anonimi estensori – un enorme disagio e un costante senso di frustrazione che impatta negativamente sulla nostra permanenza in aula, sull’interesse verso la materia, sulla nostra capacità di attenzione e, in generale, sulla vita in Ateneo”.
Le frasi ed i comportamenti stigmatizzati dagli studenti sono stati condensati in un elenco per punti. Nella prima missiva, datata 11 maggio, sono più di una ventina gli episodi. Una quindicina quelli messi nero su bianco da studentesse e studenti che si sono laureati da poco.
Si spazia. Il professore avrebbe chiesto ad uno studente, intervenuto per rispondere ad una domanda rivolta a una compagna di corso, se si chiamasse come lei, se fosse appena tornato da un’operazione a Casablanca. Ad una allieva invece avrebbe suggerito di “cambiare vizio” invitandola – riportano i denuncianti – a concentrarsi sulle attività con gli uomini.
Il professore poi non si sarebbe risparmiato battute e giochi di parole come “vediamo se mi ricordo la passera”, riferendosi alla password per accedere al computer d’aula, e sarebbe riuscito a mettere in imbarazzo le sue studentesse non solo con le parole, ma anche con gli occhi, in particolare, segnalano le due lettere, “appoggiandoli insistentemente” sui loro seni.
Affermazioni a sfondo sessuale non sarebbero state infrequenti: ad una giovane donna iscritta ad uno dei suoi corsi avrebbe chiesto se “scegliesse i propri fidanzati tramite una tabella Excel, facendo riferimento a parametri quali bellezza e conto in banca, e alludendo anche a rapporti sessuali con la frase: “Non è che per caso segnali anche quante volteeee…””.
Una l’avrebbe chiamata con il diminutivo del nome, ad un’altra, sorpresa a sgranchirsi le ossa, avrebbe proposto un massaggio, mentre ad una terza, intenta a prendere appunti nei primi minuti della prima lezione del corso, avrebbe suggerito di appuntarsi anche il suo numero di telefono.
Imbarazzo, segnalano gli estensori della lettera denuncia, nelle generazioni di studenti che si sono ritrovati a frequentare i suoi corsi, avrebbe provocato anche la sua richiesta di partecipare alla "pizzata post esame”, ma soprattutto quello che a quella cena, stando alla narrazione del docente, sarebbe potuto accadere: “Alla pizzata si fa una gara di birre – avrebbe detto anche il professore – chi finisce sotto il tavolo… finisce sotto il tavolo e lì non si sa cosa può succedere”. [...]



