vladimir putin kiev attacco ucraina

PUTIN, T’HANNO RIMASTO SOLO! – ANCHE I PROPAGANDISTI MILITARI RUSSI INIZIANO A DARE PER PERSA LA GUERRA: “SARÀ INEVITABILE RITIRARSI DAL TERRITORIO UCRAINO”; “LA LIQUIDIAZIONE DEL REGIME ANTIRUSSO È IRRAGGIUNGIBILE SENZA UN’OCCUPAZIONE MILITARE COMPLETA, TECNICAMENTE IMPOSSIBILE” – IL FRONTE È BLOCCATO, I DRONI UCRAINI COLPISCONO RAFFINERIE E FABBRICHE MILITARI, L’ECONOMIA INIZIA A SENTIRE LA MORSA DI QUATTRO ANNI DI SANZIONI. IL CONFLITTO È FINITO? MANCO PER NIENTE: PUTIN, CHIUSO NEL SUO BUNKER, NEI MOMENTI DI DIFFICOLTÀ. CERCA SEMPRE L’ESCALATION (ECCO SPIEGATO L’ATTACCO FEROCE DI DUE GIORNI FA SU KIEV)

attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 3

Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per "la Stampa"

 

Anche se non fosse stato annunciato dall'intelligence ucraina e occidentale […] il nuovo, ennesimo e feroce attacco della Russia contro Kyiv e altre città ucraine sarebbe stato prevedibile e tristemente scontato.

 

Non soltanto perché era stato promesso da Vladimir Putin in persona, ma perché in tutta l'esperienza di ormai quattro anni e mezzo di guerra ogni volta che Mosca si era trovata in momenti di debolezza e vulnerabilità, aveva sempre reagito con l'escalation.

 

vladimir putin urla ai giornalisti anchorage, alaska foto lapresse

Così era stato nel settembre del 2022, quando la controffensiva ucraina aveva iniziato a riconquistare i territori occupati nella regione di Kharkiv, e il Cremlino aveva proclamato la «mobilitazione parziale», mandando al fronte altri 300 mila uomini.

 

Così era stato nell'ottobre del 2022, quando Putin reagì all'attentato al ponte di Crimea inaugurando i bombardamenti mirati contro le centrali elettriche e termiche, per costringere gli ucraini a vivere il primo inverno di freddo e buio. Così era stato nel novembre dello stesso anno, quando l'esercito ucraino riconquistò Kherson, l'unico capoluogo regionale ucraino occupato dopo il 24 febbraio 2022.

 

attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 27

Qualunque stratega razionale avrebbe a quel punto riconosciuto il fallimento del suo piano di Blitzkrieg contro Kyiv, e avrebbe iniziato a cercare una exit strategy. Putin scelse la militarizzazione dell'economia, e della società russa, scommettendo tutto – i miliardi accumulati nel fondo sovrano dalle proprie riserve petrolifere, il proprio consenso, quel che restava della sua reputazione internazionale – su un unico obiettivo, piegare l'Ucraina.

 

È una scelta che avrebbe rifatto mese dopo mese, aumentando le spese militari al 40%, incrementando le paghe per il reclutamento dei soldati, schiacciando ogni dissenso, buttando centinaia di migliaia di vite nel tritacarne di una guerra che entrerà nei manuali militari per il peggior rapporto tra le perdite subite e i chilometri conquistati.

 

zakhar prilepin. 18

Quattro anni dopo, Putin si ritrova di fronte alla stessa scelta, che però gli si presenta in condizioni molto più sfavorevoli. Il fronte russo è bloccato dai droni ucraini, il collegamento via terra tra la Russia e la Crimea e i territori occupati è sotto tiro dell'esercito di Kyiv, le raffinerie e le fabbriche militari russe vengono bruciate dai raid ucraini anche a 2 mila chilometri di distanza dal confine.

 

attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 26

L'economia mostra dei numeri che hanno spinto perfino i ministri del governo a porre al presidente il problema in termini insolitamente crudi: la Russia non ha i soldi per proseguire la guerra. Le sanzioni occidentali e le spese folli hanno svuotato le casse, le nuove reclute scarseggiano, i sondaggi sono in calo da mesi.

 

Perfino i propagandisti militari sono passati in queste settimane dal prudente «l'Ucraina potrebbe iniziare a vincere» dello scrittore Zakhar Prilepin al molto più duro «sarà inevitabile ritirarsi dall'intero territorio ucraino» del blogger Daniil Tulenkov.

 

vladimir putin alla veglia di pasqua a mosca 2

La guerra della Russia è persa, lo dice anche una rivista autorevole come Russia in the Global Affairs, il cui direttore Fyodor Lukyanov, uno degli esperti di politica estera del Cremlino, fa firmare a Vasily Kashin un saggio in cui si afferma che «la liquidazione del regime antirusso in Ucraina è attualmente irraggiungibile senza un'occupazione militare completa, che è tecnicamente impossibile».

 

Né Putin potrebbe consolarsi con qualche annessione in più: «La Russia non possiede il potenziale per controllare e amministrare territori estesi con l'economia distrutta e una popolazione estremamente ostile». Una diagnosi spietata, e il fatto che venga da una testata ufficiale […]  fa pensare a una realtà di cui anche molti collaboratori del Cremlino sono lucidamente consapevoli.

 

attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 2

Non è detto, però, che sia altrettanto chiara al presidente e, infatti, Tulenkov è tra coloro che lo accusano di aver perso la chance enorme creatasi con l'arrivo di Donald Trump, scegliendo di «rimanere nella propria realtà, nella quale era a meno di un passo dalla vittoria».

 

Sarebbe però pericoloso credere che i bombardamenti di Kyiv siano soltanto il frutto della frustrazione. Se il metodo di Putin di fronte alle difficoltà è l'escalation, prima di costringerlo a razionalizzare la sconfitta ci saranno ancora migliaia di morti. […] Le bombe sulle città non sono una vendetta, sono una strategia: invece di cercare una via d'uscita il Cremlino «incrementerà il carattere terrorista della sua guerra».

attacco missilistico russo a kiev in ucraina foto lapresse 19volodymyr zelensky foto lapresse

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