andrea dini e attilio fontana

MA QUALE BENEFICENZA! LA TRASFORMAZIONE IN DONAZIONE DELLA FORNITURA DA 513 MILA EURO CHE LA “DAMA SPA”, DELLA MOGLIE E DEL COGNATO DI ATTILIO FONTANA, AVEVA OTTENUTO IN AFFIDAMENTO DIRETTO E’ SOLO LEGATA A “MOTIVI FAMILIARI” - CIOE’ ERA UNA TOPPA AL CONFLITTO DI INTERESSI PER I LEGAMI CON FONTANA - MA IL PROCURATORE DELLA SOCIETA’, PAOLO ZANETTA, SPINGE IL COGNATO DEL GOVERNATORE A FREGARSENE: “MA LO MANDI A CAGARE E FATTURIAMO LO STESSO”

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

 

andrea dini attilio fontana

Altro che beneficenza. Tutt' altra - e sono proprio i messaggi sequestrati nel suo telefonino a dirlo - è la molla che il 20 maggio spinge il cognato del governatore lombardo Attilio Fontana, l'imprenditore della «Dama spa» Andrea Dini, a comunicare alla centrale acquisti regionale «Aria spa» la trasformazione in donazione (con annessa rinuncia ai pagamenti regionali già fatturati) della fornitura da 513.000 euro che «Dama spa» il 16 aprile aveva ottenuto in affidamento diretto per 75.000 camici e 7.000 set sanitari. Infatti la sera del 16 maggio, presa la decisione, l'imprenditore anche del marchio «Paul & Shark» recrimina in chat con Paolo Zanetta, procuratore della sua società: «Ovviamente tutti, dico tutti, sono nella lista dei fornitori di camici. Armani, Hermo, Moncler. Gli unici co... siamo noi».

 

FONTANA CAMICE DI FORZA – BY BOCHICCHIO

«Ma lo mandi a c... e fatturiamo lo stesso», lo arringa Zanetta, solo che Dini tronca il discorso: «Non posso». E la vera ragione di questo non potere più farsi pagare il dovuto dalla Regione -- e cioè la donazione come toppa al conflitto di interessi nel triangolo tra Dini (90% di Dama spa), la sorella Roberta (10% di Dama spa, moglie di Fontana) e il presidente leghista della Regione - viene esplicitata proprio da Dini tre giorni dopo, alle 11.28 del 19 maggio, quando chiede «due minuti per spiegare di persona alcune cose» all'assessore regionale Raffaele Cattaneo, responsabile della task force regionale, che già l'aveva aiutato sin da marzo a recuperare i tessuti che Dini non aveva e senza i quali Dini si era comunque proposto alla Regione come fornitore di camici.

 

Due minuti per dirgli cosa? Cattaneo, interrogato l'8 luglio, spiega ai pm: «Dini mi comunicò di aver deciso di trasformare la commessa in donazione per ragioni di carattere familiare». Obtorto collo, insomma. Al punto che con la sorella accarezza l'idea di recuperare un po' dei mancati incassi riprendendosi l'ultima parte dei 49.000 camici già consegnati in Regione: «Stamattina consegnati 6.000 camici. Almeno quelli possono essere resi».

 

ANDREA DINI

Proposito condiviso con energia dalla moglie di Fontana, che sprona il fratello: «Attilio ora a Milano. Ti devi imporre. Lunedì si recupera tutto quello che si può». Non accadrà. Ma dei restanti 25.000 camici (sui quali la Regione contava) non verrà completata dalla società la consegna né come fornitura né come donazione: da qui l'ipotesi di reato contestata dai pm a Dini in concorso anche con Fontana, e cioè «frode in pubbliche forniture».

 

Sempre dalle chat di Dini si intuisce la catena di interessamenti politici attivata all'inizio dalla moglie di Fontana. Ai pm, infatti, l'assessore Cattaneo dice di «non ricordare il nome della persona da cui ricevetti una telefonata con la quale mi veniva manifestato l'interesse di Dini a rendersi disponibile.

 

ATTILIO FONTANA E LA FIGLIA MARIA CRISTINA

L'ho contattato in marzo e mi sono reso conto che non era immediatamente in grado di fornire i camici del tipo che interessavano a noi, anche per la difficoltà a reperire il materiale idoneo; ma, avendo una impresa valida, gli ho indicato le imprese fornitrici». Qualcosa di più si capisce però dagli sms che la moglie di Fontana inoltra al fratello il 27 marzo: «Prova a chiamare assessore (Cattaneo di Varese amico di Orrigoni)», cioè del patron dei supermercati Tigros, nel 2016 candidato leghista battuto al ballottaggio nelle elezioni per succedere a Fontana sindaco a Varese, nel 2019 arrestato e ora in attesa di giudizio nell'inchiesta «Mensa dei poveri».

 

roberto maroni attilio fontana matteo salvini

«Sembra che siano molto interessati ai camici. Questo mi dice assessore al bilancio Caparini», aggiunge la moglie di Fontana, «ho avvisato la moglie di Cattaneo (che conosco un po') che vuol dare una mano. Dice che lui sa il tessuto». La moglie di Fontana e i due assessori regionali sono fra le persone non indagate sui cui telefonini (sequestrati giovedì) ieri il perito dei pm ha estratto, nel contraddittorio con i legali degli indagati, solo le informazioni pertinenti all'indagine, selezionate con 50 parole-chiave come camici, moglie, fratello, cognato, donazione, tessuti, certificazioni, restituzione, consegna, bonifico, Svizzera.

 

Quest' ultimo riferimento si sposa con le carte, che i pm si sono fatti esibire dai professionisti che nel 2015 curarono per Fontana lo scudo fiscale, sulla coerenza tra le dichiarazioni dei redditi e l'eredità materna di 5,3 milioni illecitamente detenuti appunto in Svizzera nel 2009-2013.

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