QUANDO L’ITALIA SCOPRÌ IL PORNO DE' NOANTRI: NEL 1983 RICCARDO SCHICCHI E CICCIOLINA FONDARONO “DIVA FUTURA”, AGENZIA PER ATTORI E ATTRICI HARD, RISPOSTA SFACCIATA ALLA CLANDESTINITÀ IN CUI ERA STATO FINO AD ALLORA RELEGATO - I DUE ARRIVARONO A GESTIRE TRE LOCALI, SEMPRE PIENI, E FINIRONO CONDANNATI PER SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE - ORA LA LORO STORIA DIVENTERA’ UN FILM TRATTO DAL LIBRO DI DEBORA ATTANASIO “NON DITE ALLA MAMMA CHE FACCIO LA SEGRETARIA. MEMORIE DI UNA RAGAZZA NORMALE ALLA CORTE DEL RE DELL'HARD”

Stefania Ulivi per “la Lettura – Corriere della Sera”

 

DEBORA ATTANASIO - NON DITE ALLA MAMMA CHE FACCIO LA SEGRETARIA

Non si trova una foto in cui non indossi un completo; solo in qualche scatto lo si vede senza cravatta. Un vezzo di rispettabilità a cui non rinunciò mai, fino alla fine, ucciso a 59 anni da una grave forma di diabete.

 

Riccardo Schicchi, «il re dell'hard», artefice di «provocazioni e trasgressioni che hanno cambiato il costume degli italiani», come recitava il sottotitolo della sua autobiografia ''Oltraggio al pudore'' uscita nel 1995, era nato ad Augusta, in Sicilia, nel 1953.

 

Il padre, Giacinto, era stato aviatore fascista - si era guadagnato i gradi in Africa settentrionale -, la madre, Giuditta, fu Miss Bellezza a Reggio Calabria, ma in famiglia giocò un ruolo importante anche lo zio Paolo, anarchico condannato dal fascismo al carcere e al confino. Fu l'incontro con Ilona Staller a farne il «Pippo Baudo dell'hardcore nazionalpopolare».

 

MOANA POZZI RICCARDO SCHICCHI, EVA HENGER E CICCIOLINA A UNA FESTA A DIVA FUTURA

Dai microfoni di Radio Luna con ''Voulez-vous coucher avec moi? - una trasmissione in onda dalla mezzanotte alle due, il titolo rubato al celebre singolo delle Labelle - Cicciolina, militante di un eros allergico ai tabù, sussurrava in diretta consigli agli ascoltatori in tema di libertà sessuale, provocazioni e desiderio.

 

Fu il primo passo per la costruzione di un piccolo grande impero dell'hard. Nel 1983 a Roma in un comprensorio sulla Cassia i due fondano insieme Diva Futura, agenzia per modelle e modelli per il mercato, nascente e carico di potenzialità, della pornografia. Divenne la Hollywood del cinema porno italiano, una risposta sfacciata alla clandestinità in cui era stato fino ad allora relegato. Arrivarono a gestire tre locali, sempre pieni.

 

GIULIA LOUISE STEIGERWALT

Lui e le sue dive apparivano in tv, davanti al pubblico di Raiuno. L'agenzia non sfuggì all'attenzione della magistratura: Schicchi e l'allora moglie Eva Henger furono condannati per sfruttamento della prostituzione, accusa sempre rispedita al mittente.

 

Ora quella storia sta per diventare un film con la regia di Giulia Steigerwalt, sceneggiatrice fresca di esordio con la fortunata opera prima Settembre . Lo sta scrivendo, lo girerà nel 2023. Lei è nata un anno prima di Diva futura.

 

Da dove nasce l'interesse per questa vicenda?

«Alla base c'è il romanzo di Debora Attanasio ( Non dite alla mamma che faccio la segretaria. Memorie di una ragazza normale alla corte del re dell'hard , uscito per Sperling & Kupfer, ndr ) che ci lavorò per anni come segretaria. Me lo ha segnalato Greta Scarano con cui ci troviamo spesso in sintonia. Pagine che offrono una prospettiva diversa su quel mondo».

 

cicciolina riccardo schicchi

«Sono entrata nella sede di Diva Futura, l'agenzia di Riccardo Schicchi, Moana e Cicciolina, perché avevo un mutuo da pagare e nemmeno lo straccio di un lavoro. Ho conosciuto un genio per il quale ho fatto di tutto: ho risposto al telefono e consolato le "stelline", ho dato quaglie in pasto al suo pitone e gli ho fatto da ghost writer.

 

Di tutto, tranne spogliarmi o finire sul set. Perché, come diceva il signor Schicchi, è più facile trovare una pornostar che una brava segretaria. In quegli uffici ho trascorso gli anni più belli e spensierati della mia vita», si legge nel libro, di cui uscirà entro l'anno una nuova edizione per Sonzogno.

 

«È stata la scintilla che mi ha spinto. Di quella storia conoscevo come tanti solo l'eco arrivata fino a oggi. Raccontato dall'interno diventa un'altra cosa. Debora è una testimone preziosa: partita da segretaria è diventata manager, la più preziosa collaboratrice di Schicchi. Si diedero sempre del lei. Oggi fa il mestiere che desiderava fare, la giornalista.

riccardo schicchi moana pozzi ilona staller

 

Confesso che sono partita con molti preconcetti, come in fondo capitò anche a lei all'inizio del suo lavoro. Ci ha fatto da guida per conoscere le vicende personali, ci ha presentato tutti i protagonisti - quelli che sono rimasti. Tanti non ci sono più».

 

Come Schicchi e Moana Pozzi.

«Ho parlato a lungo con suo marito, mi ha raccontato molto di lei. La sua è la parabola più tragica, il finale che rende la diva eterna con la morte improvvisa, come accadde a Marilyn Monroe che adorava. Lei è il cuore della storia».

 

giulia louise steigerwalt foto di bacco

Se ne andò a 33 anni, il 15 settembre 1994, all'Hôtel-Dieu di Lione. Sulla sua morte si speculò vergognosamente, per attaccarla si disse che la causa fu l'Aids.

«Morì di tumore al fegato. Racconteremo il momento in cui cercò di cambiare carriera, abbandonare il porno, senza però rinnegare nulla. Si sentiva frustrata a non essere presa sul serio.

 

Si buttò nella scrittura, pubblicò le sue memorie - La filosofia di Moana -, confidò nel successo del film Amami diretto da Bruno Colella, in cui aveva creduto molto come opportunità di rilancio. Il suo obiettivo era ricominciare a fare l'attrice per l'altro cinema. Fu un flop e per lei una grande delusione».

 

GRETA SCARANO

Ci fu, anche per lei, come già per Ilona Staller e Schicchi, una stagione politica.

«Si presentò alle elezioni politiche del 1992, capolista del Partito dell'amore, e alle Comunali di Roma nel 1993, candidata sindaca. Ci credeva, non era una boutade , investì tutta sé stessa. Ma andò male: un'altra delusione».

 

Ha già pensato al cast?

«L'unica certezza al momento è l'attrice che interpreterà Moana. Sarà Greta Scarano. Pur avendomi suggerito il progetto non dava per scontato di doverne essere parte. Ma non ho avuto dubbi: è perfetta, ha già dimostrato di avere la sensibilità per affrontare ruoli estremi».

MOANA POZZI

 

E gli altri: Schicchi, Ilona Staller, Eva Henger?

«Il film inizia dal personaggio di Schicchi e finisce con la sua uscita di scena. Sarà l'attore più difficile da individuare, non solo per questioni di somiglianza, ma perché lo vedremo dai venti ai sessant' anni.

 

Ma non è il suo punto di vista, si tratterà di un film corale. L'arco narrativo va, appunto, dagli anni Settanta - quando lui e Ilona con la radio volevano portare l'amore nelle case, rompere i tabù di un Paese sessuofobico - fino all'inizio del Duemila.

 

Ho scelto di scriverlo da sola, è più impegnativo di quel che credessi. Prevediamo un lungo lavoro di casting. Di sicuro si saranno anche diverse attrici straniere. E va trovata l'interprete giusta per la parte di Debora. Gireremo a Roma nel 2023».

riccardo schicchi e milly d abbraccio

 

Personaggi maschili?

«Sono di contorno. Nella scuderia c'erano anche attori maschi, ma quel mondo del porno, a parte eccezioni clamorose come Rocco Siffredi, si basava sulle icone femminili. Pagate anche in certi casi fino a dieci volte i colleghi uomini».

 

Tra le figure centrali c'è Eva Henger. L'ha incontrata: che idea si è fatta di lei?

«Una donna molto interessante. Ci siamo viste a Campagnano dove sta ancora il grande archivio di Schicchi e mi ha raccontato di quegli anni. Lei ha i diritti del catalogo dei film. Si sposò con lui nel 1994, stavano insieme da tempo.

 

moana pozzi provocazione

Lui ha adottato la figlia di lei, poi hanno avuto un bambino loro, Riccardo jr. La vedo come una grande storia familiare. Quando si sono lasciati sono comunque rimasti legati. Lei e il suo nuovo compagno lo hanno curato a casa loro, non l'hanno mai lasciato solo. Schicchi non voleva che lei facesse il porno, non per volontà di possesso ma per evitarle lo stigma».

 

Ma Eva Henger non lo ascoltò, giusto?

«Lei firmò un contratto solo per quattro film. Ma da quelli ne montarono ventotto. Nonostante le denunce non poté bloccare nulla. Tutte loro hanno vissuto l'illusione di potersi mostrare libere con il risultato di trovarsi, tragicamente, ingabbiate in un pregiudizio che le ha segnate. Pregiudizio su di loro e non sulla società che sfrutta, giudica, condanna».

moana pozzi riccardo schicchi

 

Ci saranno scene di repertorio nel suo film? O ricostruzioni di scene dai titoli del catalogo?

«Non credo che serva, vedremo, non ho tabù. Mi interessa l'aspetto personale e sociale, la mia prospettiva è di sospendere il giudizio. L'unica eccezione è l'ultimo film che girò Moana, magrissima, segnata dalla malattia. Fece solo i primi piani, il resto fu affidato a una controfigura».

moana pozzi 1 (2)

 

Chi era secondo lei Riccardo Schicchi?

«Tutti quelli con cui ho parlato me lo hanno descritto come una persona priva di tabù, non concepiva l'idea che il senso del pudore di qualcuno condizionasse la vita di altri. Si dice che entrò dodicenne nella redazione della rivista Le ore per chiedere al direttore: perché non posso comprare in edicola il suo giornale?

 

Si illuse di dare un racconto ai suoi film, scriveva la sceneggiatura, voleva che ci fosse una storia. Anche se sapeva bene che gli spettatori non andavano oltre il decimo minuto. Era contrario alla deriva violenta del porno. E, secondo i ricordi di Debora, scoraggiava la maggior parte delle ragazze che si presentavano a Diva Futura: solo quando percepiva un'adesione totale al progetto le scritturava».

 

È cambiato il costume degli italiani?

RICCARDO SCHICCHI

«Il film sarà anche l'occasione per abbozzare un affresco sociale. Il motto di Schicchi era: "Siamo amorali, non immorali". Oggi tante cose sono sdoganate, di sesso si parla più liberamente, gli equilibri tra uomini e donne sono cambiati. Ma vedo comunque molto moralismo».

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