davide lacerenza

CHE POLLO, 'STO RAMPOLLO! - AMMONTA A UN MILIONE DI EURO LA CIFRA CHE UN RAMPOLLO MILANESE, DISOCCUPATO DAL 2008 MA RICCO DI FAMIGLIA, HA ELARGITO NEGLI ANNI A DAVIDE LACERENZA - L'UOMO ERA UN ASSIDUO FREQUENTATORE DELLA "GINTONERIA", DOVE SPERPERAVA IL SUO PATRIMONIO COMPRANDO BOTTIGLIE DI CHAMPAGNE E DOSI DI COCAINA, MENTRE LE ESCORT GLI FACEVANO "COMPAGNIA" 

DAVIDE LACERENZA - 2

(ANSA) - Avrebbe continuato a versare denaro per quei "pacchetti" fatti di bottiglie di pregio, ma soprattutto cocaina ed escort, fino a pochi giorni prima degli arresti di Davide Lacerenza e Stefania Nobile, figlia di Wanna Marchi, e di un loro presunto factotum, fino ad un totale, in tre anni, di circa un milione di euro.

 

La nuova cifra che avrebbe pagato il rampollo di una ricca famiglia, il "cliente" più assiduo dei presunti servizi illeciti offerti dalla Gintoneria di Milano e dal privé La Malmaison, risulta da atti depositati nell'inchiesta per l'udienza che si è tenuta oggi al Riesame per Nobile su un provvedimento di sequestro di soldi.

 

DAVIDE LACERENZA IN FERRARI

Dagli atti degli arresti del 4 marzo era venuto a galla che il cliente principale, quello da cui era partita l'indagine, condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e coordinata dalla pm Francesca Crupi, per via di segnalazioni per operazioni sospette da parte dell'Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia sui conti di Lacerenza, aveva versato in circa tre anni e mezzo, dal 2020 al settembre 2023, oltre 641 mila euro.

 

Altre centinaia di migliaia di euro sono saltati fuori da ulteriori accertamenti bancari e poi, come chiarito anche in una recente testimonianza dell'uomo, disoccupato dal 2008 e con una grande patrimonio di famiglia, il totale dei versamenti è salito ad un milione di euro. Soldi versati pure fino ad un paio di giorni prima degli arresti, come riferito dal cliente che aveva continuato a pagare per quei servizi.

 

DAVIDE LACERENZA - 1

E anche con "delivery", ossia gli arrivava tutto a casa. Oggi, davanti al Riesame, Nobile, ai domiciliari e col legale Liborio Cataliotti, ha chiesto la revoca di quel provvedimento di sequestro da circa 900mila euro disposto dalla Procura e poi confermato dal gip. In realtà, rispetto a quel presunto profitto dell'autoriciclaggio, gli investigatori sono riusciti a rintracciare solo circa 80mila euro, di cui 33mila trovati su un conto in Lituania.

 

Da quanto si è saputo, Stefania Nobile, in sostanza, con l'impugnazione davanti ai giudici del Riesame (Nosenzo-Ambrosino-Natale) dell'ordinanza della gip Alessandra Di Fazio sul sequestro da 900mila euro, cifra contestata anche a Lacerenza (la sua udienza sul ricorso deve essere ancora fissata), ha fatto presente che lei non ha mai commesso quegli illeciti alla base, perché "odia" la droga e la prostituzione.

 

DAVIDE LACERENZA

La Procura, però, le contesta non lo spaccio di stupefacenti ma il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, perché avrebbe guadagnato, secondo i pm, dal giro di escort di cui era consapevole, tanto che si sarebbe occupata della parte amministrativa e contabile della Gintoneria e dell'annesso "privé rosa", quello per i "clienti speciali".

 

"Eravamo a disposizione, o ci rapportavamo direttamente coi clienti quando eravamo già dentro il locale, oppure venivamo chiamate se eravamo fuori per andare dai clienti speciali", hanno messo a verbale, in sostanza, le ragazze, le cui testimonianze sono state acquisite dopo gli arresti e depositate anche al Riesame, che dovrà decidere sull'istanza di revoca del sequestro nei prossimi giorni.

AUTOBIOGRAFIA DI DAVIDE LACERENZA

 

Conferme nelle indagini sarebbero arrivate, intanto, pure dalle analisi dei telefoni sequestrati con i tre arresti. Il sospetto nelle indagini è che parte dei guadagni illeciti incassati col presunto giro di droga e prostituzione sia finita all'estero, anche per investimenti in Albania. Nobile ha scelto, così come l'ex compagno Lacerenza, ricoverato per un paio di giorni in ospedale per problemi neurologici e poi dimesso, di non ricorrere, invece, contro la misura cautelare dei domiciliari.

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