vladimir putin grano

IL RICATTO DI PUTIN SUL GRANO - "LA RIAPERTURA DEI PORTI UCRAINI? CI SARÀ SOLO DOPO LA REVOCA DELLE SANZIONI SUL NOSTRO EXPORT" - È EMERGENZA FAME NEL MONDO: “A RISCHIO MILIONI DI VITE” – BOCCIATA L'IDEA DI BRUXELLES DI PROVARE GLI AEREI CARGO, RESTANO IN PIEDI DUE POSSIBILITÀ PER SBLOCCARE LA SITUAZIONE - LA PRIMA È “CONVINCERE MOSCA AD ACCETTARE DEI CORRIDOI MARITTIMI SICURI” NEL MAR NERO, L’ALTRA…

FRANCESCO MALFETANO per il Messaggero

 

Il grano ucraino, e quindi la vita di milioni di persone nel mondo, usato come arma di ricatto. È l'ultima frontiera della guerra ibrida condotta da Mosca nei confronti di Kiev e dell'intero Occidente.

dopo la guerra crisi del grano ucraino 5

 

Non che non vi fosse il sospetto che Vladimir Putin bloccasse nei porti ucraini 90 milioni di tonnellate di grano - secondo l'ultimo rapporto della Verkhovna Rada, il Parlamento di Kiev - con il fine ottenere qualcosa dai suoi avversari, ma ieri il piano è stato palesato dal viceministro degli Esteri russo Andrei Rudenko. All'agenzia Interfax Rudenko ha infatti affermato che la prima causa della crisi alimentare sono «le sanzioni imposte alla Russia da Stati Uniti e Ue, che ostacolano la libertà di commercio, in particolare di prodotti alimentari, tra cui il grano.

 

Quindi, se i nostri partner vogliono una soluzione, è necessario anche risolvere i problemi legati alla revoca delle restrizioni sanzionatorie imposte alle esportazioni russe».

dopo la guerra crisi del grano ucraino 4

 

LA SITUAZIONE Via libera all'export in cambio del grano quindi. Un patto col diavolo a cui difficilmente si arriverà in questi termini, ma che può rappresentare lo step iniziale di una trattativa che si annuncia complicata. Intanto però l'emergenza, che per il momento riguarda solo l'incredibile aumento dei prezzi (circa il 70-80% in più nella filiera italiana), è quasi sul punto di esplodere.

 

Lo ha chiarito il premier Mario Draghi intervenendo ieri prima al Senato e poi alla Camera: «La riduzione delle forniture dei cereali e l'aumento dei prezzi rischia di avere effetti disastrosi in particolare per alcuni Paesi in Africa e Medio Oriente e cresce il rischio di crisi umanitarie, sociali e politiche».

Il tema è caldo e il premier, al pari del resto del G7 e dell'Onu, è alla ricerca di una soluzione.

Draghi ne ha parlato anche con il presidente Usa Joe Biden chiedendo «sostegno per un'iniziativa condivisa tra tutte le parti che sblocchi immediatamente i milioni di tonnellate di grano bloccati nei porti del sud dell'Ucraina». In altri termini Draghi, ha pressato perché Mosca e Kiev si parlino «per evitare una crisi umanitaria che farebbe morire milioni e milioni di persone nella parte più povera del mondo».

 

dopo la guerra crisi del grano ucraino 3

Un negoziato che però, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Rudenko, appare decisamente in salita. «Occorre che le navi che portano questo grano siano lasciate passare e se i porti sono stati minati dall'esercito ucraino siano sminati a questo proposito» suggerisce il premier.

 

LE SOLUZIONI Bocciata l'idea di Bruxelles di provare gli aerei cargo, restano in piedi due possibilità. La prima - spiegano fonti di governo - è «convincere Mosca ad accettare dei corridoi marittimi sicuri» nel Mar Nero. Dei passaggi che permettano di rifornire immediatamente i Paesi che ne hanno necessità evitando quindi «eventi collaterali come nuove ondate migratorie o nuove guerre in regioni già instabili». Gli occhi sono puntati soprattutto sull'Africa (compresa la porzione mediterranea, più vicina a noi) che, ormai da decenni dipendono proprio da Russia e Ucraina per i rifornimenti.

dopo la guerra crisi del grano ucraino 1

 

 

I due Paesi infatti, insieme rappresentano il 45% della produzione totale. Chiaramente però, convincere il Cremlino ad autorizzare i corridoi nel Mar Nero non è affatto semplice. E quindi, spiegano invece dall'Onu, si lavora anche a possibili «canali via terra». Le soluzioni in questo caso sarebbero diverse: in treno (ma in molti punti i binari ucraini non sono compatibili con quelli europei) o anche in camion. I quantitativi in questo caso sarebbero però molto minori ma, aggiungono, «proviamo quantomeno ad affrontare la situazione». In ogni caso la questione, a dispetto di appena poche settimane fa, ha guadagnato nuova centralità.

 

grano.

A tal proposito il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, appena rientrato da New York dopo l'incontro con segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, spiega al Messaggero, che «oggi il tema della crisi alimentare è in cima all'agenda del governo che per questo, per l'8 giugno, sta organizzando a Roma, con la Fao, un evento per provare a delineare delle misure di intervento nell'area mediterranea». Si ragiona anche sul recapitare un invito a Mosca che, e lì è il nodo di tutto, bisognerà capire se è disposta o meno ad intavolare una trattativa. E, appunto, a quali condizioni.

UCRAINA - LA PRODUZIONE DI GRANOdopo la guerra crisi del grano ucraino 2

 

grano

Ultimi Dagoreport

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…