UN GRAN PORCELLONE AL GRAND HOTEL – A RIMINI, UN PORTIERE D’ALBERGO 50ENNE È ACCUSATO DI AVER PRONUNCIATO "FRASI A SFONDO SESSUALE" NEI CONFRONTI DI ALCUNI STUDENTI DI TERZA MEDIA CHE SI TROVAVANO IN GITA IN CITTÀ NEL MARZO 2024 – L’UOMO AVREBBE ANCHE PROMESSO “UNA BEVUTA” A UNO DI LORO SE AVESSE AVUTO UN RAPPORTO CON UNA COMPAGNA – AL RIENTRO DELLA GITA, GLI ALUNNI HANNO RACCONTATO TUTTO AI GENITORI, CHE HANNO SPORTO DENUNCIA…
Francesco Zuppiroli per www.ilrestodelcarlino.it
È a processo per l’accusa di adescamento di minori un portiere d’albergo cinquantenne per cui ieri mattina, presso il tribunale di Rimini in composizione monocratica, il pm Luca Venturi ha chiesto la condanna a 9 mesi per i fatti lui imputati. Nello specifico, il 50enne padre di famiglia è accusato di avere proferito frasi a sfondo sessuale nella hall dell’hotel in cui lavorava a Rimini nei confronti di una delle due classi di terza media che si trovavano in gita in città nel marzo del 2024.
I fatti si sarebbero consumati durante il turno serale del portiere, il quale rivolgendosi ad alcuni minorenni milanesi durante una serata danzante organizzata dagli insegnanti nella sala adiacente la hall, l’imputato avrebbe rivolto loro frasi e battute a sfondo sessuale, come promettere ’una bevuta’ a uno di loro qualora avesse avuto un rapporto con una compagna.
Al rientro dalla gita, due settimane dopo l’episodio contestato, gli studenti avevano poi raccontato l’accaduto ai genitori, i quali si erano organizzati per sporgere collettivamente denuncia nei confronti del portiere. Da qui erano partite le indagini, condotte dalla Dda di Bologna, che hanno portato il 50enne al processo, dove è difeso dall’avvocato Paolo Ghiselli.
A fronte della richiesta di condanna avanzata dalla pubblica accusa, la difesa ha invece evidenziato la "lacunosità del processo, considerato che i ragazzi non sono stati nemmeno sentiti direttamente dalle autorità nell’immediatezza dei fatti, né è stata disposta una consulenza sull’unico teste oculare sentito nel processo, minore di anni diciotto, per valutare la sua capacità a testimoniare".
Secondo la perizia psicologica della difesa dell’imputato, invece, risulta che ci sia stata "una amplificazione della situazione", dal momento che sempre secondo la consulente di parte "quanto contestato è totalmente differente rispetto alle normali dinamiche di adescamento", che invece si concretizzerebbe in selezione della vittima e costruzione di un legame fiduciario con essa.
Di diverso avviso la procura, che nella persona del pm bolognese al termine dell’udienza ha chiesto la condanna per l’imputato. Il processo è stato quindi aggiornato al 6 luglio, quando è calendarizzata la sentenza del Tribunale.



