LIQUORI E LIVORI – NUOVO ROUND NELLA DISPUTA TRA CINA E GIAPPONE, A CAUSA DELLE DICHIARAZIONI PRO-TAIWAN DELLA PRESIDENTE GIAPPONESE SANAE TAKAICHI: DOPO LO STOP AI PRODOTTI ITTICI E L’INVITO A NON VIAGGIARE NEL PAESE DEL SOL LEVANTE, IL DRAGONE HA FERMATO L’IMPORTAZIONE DEL SAKÈ – UN DURO COLPO PER TOKYO: LA CINA È IL PRINCIPALE MERCATO ESTERO PER LA BEVANDA ALCOLICA, CON UN GIRO D’AFFARI DI OLTRE 63 MILIONI DI EURO…
Estratto dell’articolo di Gianluca Modolo per “la Repubblica”
Il 2025 non si era chiuso benissimo. E pure questo inizio di 2026 si è aperto con nuove tensioni.
[…] L'ultima vittima nella disputa tra Cina e Giappone - partner commerciali e vicini di casa con un passato tormentato che ancora faticano a superare - è nientemeno che il sakè. Le esportazioni della bevanda alcolica giapponese verso la Cina stanno subendo ritardi per la durissima controversia diplomatica tra Pechino e Tokyo che va avanti ormai da mesi.
[…] «Dopo il recente arrivo in Cina dei prodotti, le procedure doganali riguardanti sakè e altri beni alimentari giapponesi hanno richiesto più tempo del solito (da alcune settimane a un mese) e, in alcuni casi, i tempi di sdoganamento sono raddoppiati», riporta l'agenzia nipponica Kyodo.
Che lega questi intoppi alle misure adottate dalla Cina in risposta alle dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi, che lo scorso 7 novembre affermò che un ipotetico attacco cinese a Taiwan potrebbe provocare una risposta militare di Tokyo.
Dichiarazioni che hanno mandato su tutte le furie Pechino (che considera la questione Taipei un affare interno e non tollera interferenze), che in questi mesi ha già colpito l'import di prodotti ittici giapponesi, ha sconsigliato ai propri cittadini viaggiare nel Sol Levante, ha cancellato concerti ed eventi. […]
La Cina è il principale mercato estero per Tokyo per quanto riguarda il sakè, ne compra più di tutti: 11,6 miliardi di yen nel 2024 (63 milioni di euro). «I ritardi sono stati confermati in vari porti della Cina, tra cui Tianjin e Shenzhen», continua Kyodo. […]
Non solo sakè. C'è un capitolo terre rare. Il Giappone dipende dalla Cina per il 70% delle sue importazioni. Giovedì il Wall Street Journal riportava che «la revisione delle richieste di licenze di export verso il Giappone è stata sospesa», anche se né Pechino né Tokyo hanno confermato. Per provare a ridurre la dipendenza dai cinesi, il Giappone dà ora il via al primo tentativo al mondo di estrarre terre rare in alto mare a 6mila metri di profondità, nei pressi dell'isola di Minami Torishima, nel Pacifico.
I due vicini tornano a scontrarsi verbalmente. I motivi sono gli stessi che da decenni alimentano la diffidenza tra i due Paesi: l'occupazione giapponese della Cina nel secolo scorso, la forza militare in Asia, le dispute territoriali, l'economia. Nelle ultime settimane Pechino ha denunciato il presunto desiderio del governo Takaichi di rivedere i tre principi non nucleari del Paese (non possesso, non produzione e non introduzione di armi), nonché il programma di potenziamento della difesa.
Due think tank cinesi hanno pubblicato in questi giorni un report dove si afferma che «il Giappone ha prodotto e accumulato plutonio in quantità di gran lunga superiore alle effettive esigenze del suo programma nucleare civile». […]
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Sanae Takaichi
XI JINPING BRINDA CON IL VINO
Sanae Takaichi



