SIGFRIDO RANUCCI AVEVA INIZIATO AD ACCAREZZARE L’IDEA DI ENTRARE IN POLITICA, COME TEORIZZATO DA LAVITOLA – NEL GENNAIO 2026, IL GIORNALISTA INOLTRA, VIA WHATSAPP, A LAVITOLA UN MESSAGGIO RICEVUTO DA UN UTENTE IGNOTO: “SIGFRIDO, COME SEMPRE SEI UN GRANDE. IL MIGLIORE. REPORT ITALIA CON RANUCCI PREMIER” - E UN ALTRO DELLO STESSO TENORE: “UN GRANDE RISULTATO, MA ANCORA TROPPO POCO. MILIONI DI ITALIANI TI VOGLIONO ALLA GUIDA DEL PAESE” - DIVERTITO, RILEVA COME QUEI MESSAGGI CONDIVIDESSERO LA STESSA IDEA DI LAVITOLA: “QUESTO LA PENSA COME TE” - DALLE CARTE DEPOSITATE (IL MESE SCORSO) AL RIESAME TRAPELA PERFINO IL “CONTRIBUTO” DI VECCHIE VOLPI DEI SERVIZI DI INTELLIGENCE COME MARCO BERNARDINI (GIÀ CONDANNATO A 5 ANNI E 8 MESI PER L’AFFAIRE TELECOM) CHE AVREBBE RACCONTATO DI UNA TELEFONATA SUCCESSIVA ALL’ATTENTATO A RANUCCI FATTAGLI DA UN EX COLLEGA DELL’AISI, S.I., CHE LO AVREBBE AVVISATO DI INTERCETTAZIONI NEI CONFRONTI DELLO STESSO CONDUTTORE DI “REPORT” (PERCHE' RANUCCI E' INTERCETTATO? E' INDAGATO?)
Estratto dell’articolo di G. D. S. Il. Sa. per il “Corriere della Sera”
Un piano, quello di Valter Lavitola, teoricamente indolore. Nessuno avrebbe dovuto farsi male […] mentre il suo amico Sigfrido Ranucci ne avrebbe tratto gran bene. Lavitola aveva pianificato ogni aspetto, delegando al suo factotum ed ex compagno di cella Gomes Clesio Tavares le minutaglie operative.
Per sé aveva conservato il ruolo di stratega. Il progetto di un attentato dinamitardo per promuovere il conduttore di Report al rango di figura di riferimento della politica italiana, oltre che dell’informazione, poggiava sulla sua sommaria visione delle cose e del mondo della politica, come dimostra una conversazione confluita nell’ordinanza di arresto.
Una chiacchierata tra Ranucci e il faccendiere: «Dopo aver inviato alcuni sondaggi dove il Pd sale di mezzo punto e FdI risulta stabile, Ranucci — scrive la gip Iole Moricca — esternava a Lavitola via messaggio il suo pensiero: “Comunque, Valter, la gente è disperata”.
Lavitola risponde che da più di un anno sosteneva che non era solo la crisi economica a determinare il decadimento generale e che non c’era neanche speranza di miglioramento, attesa la mancanza di una classe dirigente valida per sopperire a un declino sociale e culturale.
Clesio Tavares Gomes - Sigfrido Ranucci - Valter Lavitola
“Amico mio, ma non so come si fa a non rendersene conto. Io te ne sto parlando da un anno o più. La disperazione non è solo la crisi economica, è soprattutto il fatto che non ci sono speranze che possa migliorare, perché non c’è classe dirigente, non si riesce a guardare al futuro. La nostra generazione sa che i propri figli staranno peggio di loro. Queste sono epidemie che si diffondono in modo rapidissimo e portano alla decadenza culturale e sociale”».
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Nel gennaio 2026, Ranucci inoltra, via WhatsApp, un messaggio ricevuto da un utente ignoto: «Sigfrido, come sempre sei un grande. Il migliore. Report Italia con Ranucci Premier». E un altro dello stesso tenore: «Un grande risultato, ma ancora troppo poco. Milioni di italiani ti vogliono alla guida del Paese». Così, divertito, commenta come in fondo questi messaggi condividessero la stessa idea di Lavitola: «Questo la pensa come te».
Dalle aspirazioni si passa alle preoccupazioni quando, dopo aver individuato gli esecutori materiali del blitz, i pm Carlo Villani ed Edoardo De Santis ottengono una perquisizione nei confronti di Lavitola. Si cercano prove di un suo coinvolgimento nel blitz dinamitardo del 16 ottobre scorso. In quell’occasione Ranucci appare costernato, incredulo, sconfortato dalla piega presa dall’inchiesta. Non può credere che l’amico sia anche il mandate della detonazione di fronte alla sua casa di Pomezia.
VALTER LAVITOLA INTERVISTATO DA FILOROSSO
I due parlano immediatamente dopo le operazioni dei carabinieri del Nucleo investigativo e del Gruppo Frascati. È sera inoltrata. Il giornalista pensa a uno svarione investigativo, si interroga, conclude che si tratti di una pazzia. Ripercorre alcuni spostamenti di Lavitola oggetto di investigazione: «Non puoi passare… non puoi passare con la macchina… è crollato il ponte… devi passare davanti casa mia per forza…» ragiona per tentare di spiegare come mai il cellulare di Lavitola avesse agganciato proprio le celle della sua abitazione in prossimità del blitz esplosivo.
Gli investigatori sono tuttavia certi della strada percorsa. Alle spalle hanno lunghe audizioni di persone informate sui fatti, alcune fonti storiche della trasmissione Report .
Dalle carte depositate (il mese scorso) al riesame trapela perfino il «contributo» di vecchie volpi dei servizi di intelligence come Marco Bernardini (già condannato a 5 anni e 8 mesi per l’affaire Telecom) che, scrive Libero, avrebbe raccontato di una telefonata postuma all’attentato fattagli da un ex collega dell’Aisi, S.I., che lo avrebbe avvisato di intercettazioni nei confronti dello stesso Ranucci. […]




