STALLO ALL’IRANIANA – I NEGOZIATI DI PACE TRA USA E TEHERAN SONO A UN PUNTO MORTO, TRA APERTURE, SMENTITE E GIOCHI DIPLOMATICI: TRUMP PROVA A RIAPRIRE IL DIALOGO INVIANDO WITKOFF E JARED KUSHNER IN PAKISTAN, IN RISPOSTA AL TOUR DIPLOMATICO A ISLAMABAD DEL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANOARAGHCHI – DALL’ALTRO, TEHERAN SMENTISCE INCONTRI DIRETTI E MANTIENE UNA LINEA AMBIGUA - LA LEADERSHIP IRANIANA È DIVISA: ARAGHCHI, IL PRESIDENTE PEZESHKIAN E IL CAPO NEGOZIATORE GHALIBAF VORREBBERO TRATTARE PERCHÉ PREOCCUPATI PER LA SITUAZIONE ECONOMICA E MILITARE DEL PAESE, MENTRE I FALCHI VOGLIONO LA LINEA DURA, SOPRATTUTTO SUL NUCLEARE – PER IL SITO LEGATO ALL'OPPOSIZIONE ALL'ESTERO, “IRAN INTERNATIONAL” GHALIBAF SI SAREBBE DIMESSO, MA LUI SMENTISCE…
1 - ARAGHCHI SBARCA A ISLAMABAD CON WITKOFF E KUSHNER NUOVE PROVE DI DIALOGO
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO
Sbloccare lo stallo, evitare una nuova guerra: la diplomazia pachistana spera di poter portare di nuovo al tavolo delle trattative americani e iraniani, un second round più fruttuoso di quello due settimane fa finito con J.D Vance scuro in viso. Ma il dialogo resta molto fragile.
Ieri il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha annunciato un suo tour diplomatico tra Islamabad, Muscat (in Oman) e Mosca, ed è arrivato in serata nella capitale pachistana. Poco dopo l'annuncio, la Casa Bianca ha fatto sapere che anche l'inviato Steve Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, sarebbero arrivati oggi in Pakistan per incontrare l'emissario iraniano, con il quale hanno già trattato per settimane prima della guerra, senza risultati.
Secondo la portavoce di Trump, Caroline Leavitt, a chiedere l'incontro sarebbero stati gli iraniani. Teheran però smentisce la possibilità di colloqui diretti. Il viaggio di Araghchi, dicono, è per discutere di questioni «regionali» e «bilaterali». L'Iran «sta dialogando solo con i pachistani in merito alle considerazioni della Repubblica islamica sulla fine della guerra», scrive Tasnim, l'agenzia legata ai pasdaran.
jd vance in pakistan per i colloqui sull iran foto lapresse
Trump però insiste: «Stanno formulando un'offerta per soddisfare le nostre richieste - dice -. Stiamo trattando con le persone che detengono attualmente il potere». L'enorme sfiducia e il gioco di inganni, smentite e depistaggi in corso tra Teheran e Washington impongono cautela ai mediatori: domenica scorsa, Trump aveva annunciato la partenza di Vance, che però non è mai avvenuta perché gli iraniani non si sono presentati a Islamabad.
Il vicepresidente resta a Washington, in attesa di capire se questa è la volta buona. I negoziatori iraniani sono sotto forti pressioni da parte delle fazioni più radicali del sistema, che non vogliono alcuna trattativa con gli americani fino a quando Washington non avrà accettato le loro condizioni. Allo stesso tempo gli iraniani sanno che l'alternativa al negoziato è la guerra, con il proseguimento del blocco navale Usa, che ha un impatto serio sulle casse di Teheran.
[…] Trump ha interesse e fretta di tornare al tavolo con gli iraniani perché il blocco di Hormuz è insostenibile per i suoi alleati del Golfo, ha ripercussioni anche sull'economia americana e perché dopo il primo maggio dovrà chiedere l'autorizzazione al Congresso per continuare la guerra. Potrebbe estendere la War Powers Resolution che gli consente di bypassarlo, ma solo per azioni difensive.
[…] E a Mosca, dove Putin si è offerto di accogliere l'uranio arricchito, come fece nel 2015 quando fu firmato il Jcpoa. Gli iraniani finora rifiutato di far uscire il materiale dal Paese, Trump lo vorrebbe addirittura negli Stati Uniti. «Può darsi che i russi abbiano qualche idea su come sbloccare l'impasse», conclude la fonte pachistana.
2 - IL MISTERO DEL NEGOZIATORE GHALIBAF RESTA A TEHERAN GLI ESULI: "SI È DIMESSO"
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
C'è una lettera dietro l'intrigo di voci, smentite e retroscena che circolano sul conto di Mohammed Ghalibaf, il capo negoziatore iraniano che due settimane fa strinse la mano al vicepresidente Usa J.D Vance, rompendo un embargo simbolico che durava da trent'anni. Il sito legato all'opposizione monarchica all'estero, Iran International, […] ha scritto che lo speaker del Parlamento si è dimesso dall'incarico di capo-negoziatore. Ha gettato la spugna.
Lo hanno riportato anche alcuni media israeliani, e l'indiscrezione è deflagrata quando Trump ha parlato di liti feroci e scontri al vertice del potere a Teheran. Gli iraniani smentiscono la notizia con nettezza. «Completamente falsa», fa sapere l'ufficio stampa del Parlamento iraniano, e lo stesso Ghalibaf twitta per sfatare ogni dubbio: «La furia del nemico scaturisce dalla nostra unità attorno alla leadership».
A Islamabad lo speaker del Parlamento non verrà perché la linea ufficiale, per ora, è non negoziare col nemico se non ci saranno le «necessarie condizioni». […] La storia inizia prima dell'incontro con Vance.
Ghalibaf, Pezeshkian, Araghchi e alcuni altri leader politici, scrivono a Mojtaba Khamenei una lettera confidenziale, svelata da Iran International ma di cui sono al corrente anche diversi parlamentari iraniani e fonti a Teheran, per comunicargli che il Paese non può reggere a lungo la guerra, che la situazione economica è molto dura, che Pezeshkian potrebbe non avere più i mezzi per governarla e che serve negoziare seriamente con gli americani sul nucleare, altrimenti non ci sarà nessuno spiraglio per un accordo.
La linea rossa fissata dalla Guida però è di non trattare sul nucleare. Araghchi e Ghalibaf arrivano a Islamabad e gli americani è di quello che vogliono parlare. Gli iraniani accettano di discuterne e la decisione suscita l'ira degli ultraradicali come Saeed Jalili, ex candidato alla presidenza. Mahmoud Nabavian, vicepresidente della commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento, che era presente ai negoziati a Islamabad, parla di «errore strategico» compiuto dalla sua stessa squadra che avrebbe agito «in contrasto con l'esplicita linea rossa tracciata dal Leader della Rivoluzione».
I negoziati, per gli iraniani, finiscono su un binario morto. Ghalibaf, Pezeshkian, Araghchi e l'ala più pragmatica dell'apparato spingevano per tentare davvero un accordo, sono stati fermati dagli oltranzisti ma, secondo l'opposizione iraniana, anche dai generali che comandano oggi in Iran, in particolare dal capo dei pasdaran, Vahidi, e da Hossein Taeb, l'ex ministro dell'intelligence dei Guardiani, forse le uniche persone in contatto diretto con Mojtaba Khamenei.
[…] «Ghalibaf è ancora in sella, non andrà da nessuna parte», assicura un analista politico di Teheran che chiede l'anonimato. «Lui e Vahidi sono stati insieme per anni nei pasdaran, nessuno dei due rovescerà l'altro, ma è vero che ci sono dissidi forti su come procedere». Se con la guerra o con il negoziato.
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jd vance shehbaz sharif foto lapresse
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MASUD PEZESHKIAN
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