antonio messina giuseppe rugolo rosario gisana

ALTRO CHE TROPPA "FROCIAGGINE", NELLA CHIESA CI SONO TROPPI ABUSI - LA VICENDA DI ANTONIO MESSINA, VIOLENTATO DA UN SEMINARISTA (GIUSEPPE RUGOLO) A ENNA TRA IL 2009 E IL 2013, QUANDO ERA MINORENNE - IL VESCOVO DI PIAZZA ARMERINA, ROSARIO GISANA, È ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA E DI AVER COPERTO GLI ABUSI: HA OFFERTO A MESSINA 25 MILA EURO PER RITIRARE LA DENUNCIA - GISANA È STATO PERFINO ELOGIATO DA PAPA FRANCESCO ("È STATO PERSEGUITATO E CALUNNIATO") - COSA DICEVA IL VESCOVO SUL CASO DI MESSINA: "QUESTA È UNA PURA VENDETTA DA UNA PERSONA CHE È STATA RESPINTA"

Estratto dell'articolo di Laura Anello per "La Stampa"

 

ROSARIO GISANA

«Avevo 16 anni e due grandi incertezze: la prima riguardava la mia vocazione al sacerdozio, la seconda il mio orientamento sessuale. E lui, Giuseppe Rugolo, per tutti noi ragazzi semplicemente Peppe o Pe, il seminarista che si poneva come la nostra guida, era l'unica persona a cui avevo confidato tutto».

 

Comincia così una storia di abusi sessuali che da Enna – città nel cuore della Sicilia che pullula di confraternite e di chiese – sta scuotendo le gerarchie ecclesiastiche, arrivando fino al Vaticano. Un topolino che sta sgretolando una montagna di silenzi. Un battito di farfalla che sta scatenando l'uragano.

 

ANTONIO MESSINA

Protagonista Antonio Messina, oggi 31 anni, che ha trovato il coraggio di denunciare quattro anni - dal 2009 al 2013 – di violenze fisiche e manipolazioni psicologiche vissute dietro gli altari, nelle sacrestie, tra processioni, Ora pro nobis e profumo d'incenso. Una storia che ha già visto a marzo scorso, in primo grado, la condanna di Rugolo a quattro anni e mezzo di reclusione per gli abusi su Messina e altri due minorenni, e che adesso rischia di travolgere il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, bergogliano doc, cui la procura ha appena notificato l'avviso di chiusura delle indagini, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza.

ROSARIO GISANA - VESCOVO PIAZZA ARMERINA

 

Vescovo che – secondo le accuse – avrebbe offerto a Messina 25 mila euro per tacitare tutto. Vescovo al quale, alla vigilia della sentenza di primo grado su padre Rugolo, papa Francesco ha rivolto un elogio che a molte orecchie è suonato stonato, per non dire improvvido: «Bravo, questo vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto».

 

La pensano diversamente i giudici del tribunale di Enna secondo i quali il vescovo «ometteva con ogni evidenza qualsivoglia seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, facilitando l'attività predatoria già oggetto di segnalazione».

 

E adesso Messina, archeologo, animatore culturale, uomo di fede, padre e fratello poliziotti, madre insegnante, attende ancora giustizia dalla Chiesa, dalla sua Chiesa. «Ho scritto tre lettere al Santo Padre, ma non ho mai avuto risposta. Oggi non ritengo possibile che sia all'oscuro degli avvenimenti».

don giuseppe rugolo

 

Quando gli ha scritto?

«La prima volta nell'ottobre del 2020, il mio estremo tentativo di avere giustizia dalle autorità ecclesiastiche prima di rivolgermi all'autorità giudiziaria».

 

Che cosa gli chiedeva?

«Gli chiedevo udienza. Confidavo sinceramente in una risposta. Gli ho scritto di nuovo pochi giorni dopo la sentenza, dicendogli che le sue parole di difesa del vescovo mi avevano ferito, e ho inviato la stessa lettera al dicastero per la Dottrina della fede, a quello per il Clero, a quello per i Vescovi, allegando tutta la documentazione del processo. Ultima volta, nel settembre scorso, sono riuscito a far avere al Papa una mia lettera durante la sua missione apostolica a Bruxelles. Una missione in cui ha detto parole molto dure contro la pedofilia nella Chiesa e contro gli abusi».

 

Che cosa gli chiede adesso?

«Di incontrarlo. E di rimuovere il vescovo Gisana, che in un'intercettazione dice così: "Li conosciamo gli omosessuali. Amano o odiano in maniera viscerale. Questa è una pura vendetta da una persona che è stata respinta". Come se io e quell'uomo che mi ha violentato a 16 anni, che ha approfittato della mia fiducia, che mi ha sopraffatto fisicamente, avessimo una relazione consensuale».

PROTESTA A ENNA CONTRO DUE PRETI COINVOLTI NELLA VICENDA DI DON GIUSEPPE RUGOLO

 

Che cosa ricorda del giorno della prima violenza?

«Ogni dettaglio. Ero a colloquio privato con lui, uno di quei colloqui ai quali era vietato a tutti avvicinarsi. Eravamo in una classe della scuola elementare che in quel luglio del 2009 ospitava il Grest, il gruppo estivo della nostra parrocchia, quella di San Giovanni Battista. Gli stavo parlando ancora una volta della mia doppia crisi. Mi chiedevo se la scelta di diventare sacerdote potesse essere compatibile con quel che cominciavo a sentire come orientamento sessuale.

 

E lui a un certo punto mi fa: "Ho capito perché mi racconti questo, tu vuoi che io lasci il seminario per te". Io sulle prime non capii che cosa volesse dire, lì per lì pensai: forse vuole lasciare il seminario e incolpare me? Ma vidi apparire nel suo viso un'espressione di voracità sessuale che non ho mai dimenticato. Poi ci fu l'aggressione, e la violenza. Ero molto sottile, non avevo mai avuto rapporti. Corsi a prendere il bus per tornare a casa e mi feci subito una doccia, mi sentivo sporco dentro e fuori». [...]

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…