vaccino andrea gambotto

VADE RETRO VIRUS -  “IL VACCINO? SARÀ UN CEROTTO CON 400 PICCOLI AGHI”, ANDREA GAMBOTTO, PROFESSORE ORIGINARIO DI BARI, GUIDA UN GRUPPO DI RICERCA ALL’UNIVERSITÀ DI PITTSBURG SPIEGA COME SI POTRÀ FERMARE LA CORSA LETALE DEL CORONAVIRUS -  IL VACCINO HA SUPERATO IL TEST SUGLI ANIMALI - “POTREMMO FARCELA ANCHE PER FINE 2020” - VIDEO

 

Nino Luca per video.corriere.it

 

vaccino andrea gambotto

Un cerotto di un centimetro e mezzo con 400 piccoli aghi. Ecco come potrebbe essere il vaccino che dovrà fermare la corsa letale del coronavirus. «Basterà tenerlo premuto per un minuto all’altezza del braccio. Chiunque potrà farlo da solo». Andrea Gambotto, professore associato all’Università di Pittsburgh, co-autore senior con il professor Louis Falo dello studio pubblicato da EBioMedicine, rivista pubblicata da Lancet, guida una squadra di ricercatori impegnata nella corsa al vaccino. Scuole e specializzazione all’università di Bari poi il trasferimento 25 anni fa negli Usa. È notte fonda da noi quando il professore dal suo ufficio risponde alle nostre domande. «Certo, vediamo la tv italiana. Sappiamo del numero dei morti. Le notizie che ci arrivano sono uno strazio. Questo ci dà più ancora più forza per farlo più velocemente. Mi capita di parlare al telefono con mia madre, mia sorella a Bari. E anche per questo ci stiamo impegnando al lavoro per 14-16 ore al giorno».

 

L’acronimo

«Come chiamiamo il nemico? Semplicemente con un acronimo: PittCoVacc. Ad oggi i risultati dei primi test sui topi sono positivi. Il vaccino ha prodotto anticorpi specifici in ritenute sufficienti per neutralizzare il virus».

vaccino cerotto

Già nel 2003 la stessa squadra aveva messo a punto un vaccino per la Sars, e nel 2014 ha condotto studi su un vaccino per la Mers. Ricerche che sono servite, come l’ultima sui cammelli, come base di partenza per la sperimentazione di un vaccino contro il Covid-19. I primi test hanno dimostrato che siamo in grado di produrre, grazie ad una proteina, gli anticorpi per il nuovo coronavirus SARS-CoV-2».

 

I tempi

«A giugno - spiega Gambotto - partiremo con i test clinici sull’uomo. Forse anche fuori da Pittsburg. Alla fine, tra un test e l’autorizzazione della Fda americana, ci vorrà almeno un anno ancora. Ma se ci sarà ancora la pandemia si proverà ad accelerare, anche se bisogna agire con cautela. Certo se avessimo a disposizione 18 mesi sarebbe meglio. Ma potremmo farcela anche per fine 2020».

Come agisce la proteina

«Nel 2003 avevamo la proteina “spike” per combattere la Sars, una sorta di chiave che il virus usa per entrare nelle cellule. Bloccata quella impediamo al virus di entrare nella cellula. La proteina “spike” viene rilasciata dai 400 microaghi in un punto particolarmente sensibile: la pelle, punto nel quale la reazione immunitaria è più forte. La tecnica è simile a quella della somministrazione del vaccino antivaiolo basata sul metodo di scarificazione cutanea, una sorta di ferita su cui il vaccino ha facile presa. Così il sistema immunitario riconosce immediatamente il corpo estraneo al nostro organismo e inizia a produrre gli anticorpi che bloccheranno l’infezione. Alla fine il nostro cerotto-vaccino avrà anche la facilità di essere trasportato in temperatura ambiente e richiede una quantità minima di dose. Non serviranno miliardi di dosi. Si potrà cominciare con il personale medico, poi con chi lavoro nelle case di riposo e poi il resto della popolazione».

Dosi e costi

coronavirus ricerca vaccino

«Non ci importa di arrivare primi o secondi. Importante è che qualcuno arrivi. Ad esempio a Seattle una compagnia, con la sponsorizzazione del governo americano, sta già sperimentando da una decina di giorni sull’uomo un vaccino sperimentale, usando la tecnica dell’Rna. Se funzionerà sarà una rivoluzione. Noi invece siamo una università, il nostro vaccino non sarà costoso, non sarà un prodotto commerciale per facili guadagni. Un consorzio di industrie potrà produrlo a larghissima diffusione. Insomma non diventeremo ricchi».

coronavirus ricerca vaccino

 

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