violenze sui bimbi a milano

ORCO ALLA FIORENTINA - “VERGINE, MAGRA E BRAVA NELLE FACCENDE DOMESTICHE”: SPUNTANO LE CLAUSOLE DEL CONTRATTO DI “VENDITA” DELLA BAMBINA ROM A FIRENZE DA PARTE DEL PADRE - LA VITTIMA, GIA’ A 13 ANNI, ERA STATA PROMESSA IN SPOSA A UN SERBO PER 15MILA EURO E SEGREGATA IN CASA 

Giordano Tedoldi per “Libero quotidiano

VIOLENZE DOMESTICHEVIOLENZE DOMESTICHE

 

A volte l' opinione pubblica s' infiamma o viene aizzata per inseguire i fantasmi: si pensi all' oziosa discussione di questi giorni sulla cancellazione o meno dei simboli dell' epoca fascista. Quante parole sprecate per nulla. E non si dà il giusto peso, invece, a fatti vergognosi, concreti, che si svolgono quotidianamente nelle nostre città e feriscono profondamente il tessuto sociale. Questo giornale ha raccontato pochi giorni fa dello scandalo delle spose bambine a Palermo, soprattutto bengalesi e rom, le quali, segnate da un destino orribile fin da piccole, hanno appena il tempo di raggiungere l' età della pubertà, magari frequentando la scuola, e stringendo amicizia con le loro coetanee, che in obbedienza a un contratto barbarico, ma lucroso, vengono rimandate nel paese d' origine dalle famiglie, per essere date in spose a uomini più anziani.

violenze domestiche3violenze domestiche3

Sarà pure un' usanza tradizionale per quei popoli, ma a noi occidentali (possiamo esibire fieramente la superiorità occidentale perlomeno in tema di emancipazione e autonomia della donna e dei bambini?) non può che ripugnare, eppure accade oggi, e accade anche di peggio, come si è scoperto ieri a Firenze. Una ragazzina serba di etnia rom, di 17 anni, è stata segregata per quattro anni dai genitori. Il padre, 49 anni, l' aveva venduta per 15mila euro a un connazionale residente in Francia, e aveva già incassato una, chiamiamola caparra, di 4mila euro. Nel frattempo, quella che era poco più che una bambina, avrebbe dovuto dimagrire, imparare a fare le faccende domestiche e conservarsi vergine. Di fronte a queste "clausole", che se violate avrebbero fatto saltare l' accordo, la segregazione era il modo in cui il padre custodiva il suo valore, in attesa che maturasse intatta per la consegna. Fortunatamente nella vigilanza dei genitori e carcerieri c' è stata una falla.

MALTRATTAMENTI E VIOLENZEMALTRATTAMENTI E VIOLENZE

La ragazzina viveva infatti in una sostanziale prigionia in un appartamento nel quartiere delle Piagge, alla periferia del capoluogo toscano, appartamento dal quale usciva poche volte al mese e sempre accompagnata da genitori o parenti. Unico svago concessole era di giocare con lo smartphone, tenuto prudentemente sconnesso da Internet affinché la prigioniera non comunicasse con l' esterno. Ma proprio a pochi giorni dalla prevista consegna all' acquirente in Francia, che, come sempre in questi casi, è molto più grande della forzata sposa, la ragazzina è riuscita a connettersi a una rete Wi-Fi non protetta da password e, chattando con un coetaneo in Sicilia, utente di un forum di giochi online, gli ha raccontato la tremenda sorte cui stava andando incontro.

sposa bambinasposa bambina

Questi, a sua volta, ha dato il nome della ragazzina a un centro antiviolenza, che si è rivolto alla polizia. Due settimane fa, una perquisizione nell' appartamento ha accertato le condizioni di segregazione della ragazza, portando all' arresto del padre padrone nonché mercante della figlia, accusato di riduzione in schiavitù. Come ha osservato Raffaella Milano, rappresentante di Save the Children, è improbabile che questo di Firenze sia un caso isolato. Se invece di inseguire i fantasmi del passato, ci si fosse occupati con più energia della presenza e integrazione di specifiche etnie, praticanti alcune usanze incompatibili con il nostro livello di civiltà, forse oggi non staremmo a denunciare casi di schiavitù minorile e di compravendita umana.

poliziapolizia

Quando si capirà che sì, siamo tutti uguali al livello fondamentale, cioè come uomini, ma non lo siamo come civiltà, cultura, tradizioni? E che non possiamo consentire di importare nella nostra società usanze oscene come quelle delle spose bambine o addirittura imprigionate? E non possiamo nemmeno scrollare le spalle con cinismo indifferente, perché tanto non riguardano "noi", ma "loro", perché tutto ciò che accade nel nostro Paese ci riguarda e ci condiziona, ci plasma. Inoltre, di là da ogni differenza etnica o culturale, che società è quella che accetta di assistere a bambine che un giorno studiano a scuola, e un giorno dopo spariscono nel nulla, maritate a un vecchio sconosciuto? Di questo si dovrebbe parlare, di questo ci si dovrebbe indignare, non degli spenti simboli del passato.

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