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ZELENSKY STA PER RIMANERE A SECCO – IL PRESIDENTE UCRAINO HA SCRITTO A TRUMP PER CHIEDERE URGENTEMENTE NUOVI MISSILI PATRIOT, PER CONTRASTARE I RAID RUSSI. IL PROBLEMA È CHE WASHINGTON È IMPEGNATA NELLA DIFESA AEREA DELLE POSTAZIONI NEL GOLFO E SE NE FREGA DELL'UCRAINA – ANCHE GLI EUROPEI HANNO RIDOTTO IL LORO SOSTEGNO MILITARE A KIEV: 9 DEI 18 PAESI CHE FACEVANO PARTE DELLA “COALIZIONE DELLE MUNIZIONI” CREATA DALLA REPUBBLICA CECA SI SONO SFILATI. TRA QUESTI FRANCIA E BELGIO (L’ITALIA ERA GIA’ FUORI) – ZELENSKY PREME SU BRUXELLES PER ACCELERARE IL PERCORSO DI ADESIONE ALL’UE, PER CUI OCCORRE L’UNANIMITÀ DEI 27 MEMBRI…

COALIZIONE PER LE MUNIZIONI, SI «SFILANO» NOVE PAESI

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

VOLODYMYR ZELENSKY TRA I SOLDATI UCRAINI

In due anni, l’iniziativa lanciata dalla Repubblica Ceca ha consentito di consegnare circa 4 milioni di proiettili per artiglieria all’Ucraina, con una spesa stimata intorno ai 7 miliardi di euro.

 

[…]  Aderirono una ventina di Paesi, anche extra europei, come il Canada. Poi sono diventati 18. Ma dall’inizio dell’anno, ha dichiarato lo stesso Pavel in un’intervista al Financial Times, il numero dei partner «si è dimezzato».

 

Tra i governi che hanno fatto un passo indietro, dovrebbe esserci proprio quello della Repubblica Ceca, da quando, nel dicembre scorso, è tornato alla guida dell’esecutivo Andrej Babis, alla testa di una coalizione della destra sovranista.

 

[…]

 

volodymyr zelensky emmanuel macron vertice dei volenterosi a parigi foto lapresse

Il presidente Pavel, un ex generale della Nato, ha aggiunto che «il piano funziona ancora, ma con nuove difficoltà, visto che ora solo nove Paesi contribuiscono finanziariamente. È un programma che ha fornito fino al 50% di tutte le munizioni di grosso calibro consegnate all’Ucraina. In questo senso non può essere facilmente sostituito da altro».

 

Il presidente ceco non ha voluto precisare quali siano gli Stati che si sono ritirati. Stando alle ipotesi più quotate, la Germania, i tre Paesi Baltici, più la Finlandia, la Svezia, la Danimarca, la Norvegia e forse l’Olanda sarebbero rimaste nel gruppo. Si sarebbero sfilati, invece, Francia, Belgio, Lussemburgo, Canada e forse Polonia. Altri non hanno voluto rendere pubblica la partecipazione. L’Italia, in ogni caso, non ha fatto parte della formazione fin dall’inizio.

 

ZELENSKY SCRIVE A TRUMP PER SOLLECITARE I PATRIOT DALL’EUROPA UNA SPINTA SULL’ADESIONE UCRAINA

Estratto dell’articolo di Alessandra Muglia per il “Corriere della Sera”

 

volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse 2

Sono giorni di alta tensione per Volodymyr Zelensky, con il conflitto e la diplomazia entrati in una fase cruciale. […]

 

Ieri si è appreso che il presidente ucraino – preoccupato che la progressiva riduzione delle scorte di intercettori Patriot possa compromettere la capacità di difesa contro i raid balistici – ha inviato una lettera a Donald Trump per chiedere rinforzi: «Aiutateci a garantire questo strumento vitale di protezione contro il terrorismo russo, i missili Patriot Pac-3 e i sistemi aggiuntivi», ha sollecitato Zelensky nella missiva datata 26 maggio […]

 

L’appello mostra quanto l’Ucraina dipenda da Washington per contrastare i bombardamenti missilistici russi, nonostante abbia sviluppato un sistema per l’intercettazione di droni a lungo raggio invidiato dagli eserciti più avanzati al mondo.

 

URSULA VON DER LEYEN VOLODYMYR ZELENSKY

Del resto la guerra in Medio Oriente, con gli americani impegnati a fornire enormi quantità di munizioni per la difesa aerea a protezione delle postazioni nel Golfo, ha aggravato una carenza che l’Ucraina affronta dall’inizio del conflitto.

 

Un alto funzionario della presidenza ucraina ha ammesso, parlando con l’Afp, che reperire munizioni per i sistemi di difesa aerea è «complicato». «È difficile trovare missili in questo momento, dato che ci sono così tanti altri ordini nel Golfo e in altre zone vicine. E anche le forniture tramite il Purl hanno subito dei rallentamenti», ha spiegato, riferendosi al sistema che permette agli alleati europei dell’Ucraina di acquistare armi dagli Stati Uniti per conto di Kiev.

 

volodymyr zelensky e donald trump a mar a lago foto lapresse 4

Zelensky preme anche su Bruxelles. Ieri, in una telefonata con Ursula von der Leyen, ha ottenuto il suo sostegno per rilanciare il Drone Deal, l’accordo per condividere le straordinarie competenze militari ucraine con le industrie della difesa europee in cambio di sistemi e armi che l’Ucraina non produce, a iniziare proprio dai missili Patriot.

 

Ma soprattutto, ha riferito sui social Zelensky, «abbiamo parlato del percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Ue. Siamo pienamente pronti per l’apertura di tutti e sei i cluster di negoziato e contiamo di aprire già a giugno il primo cluster», quello che riguarda i pilastri democratici, economici e istituzionali, dell’Ue.

 

URSULA VON DER LEYEN VOLODYMYR ZELENSKY CHARLES MICHEL

La Commissione europea ritiene che Kiev abbia fatto il lavoro necessario per l’apertura di tutti e sei gruppi di capitoli negoziali e starebbe predisponendo la proposta formale per aprire il primo al Consiglio affari generali del 16 giugno […]

 

L’apertura di ciascun cluster richiede l’approvazione unanime di tutti i 27 governi dell’Ue e il diritto di veto può fermare tutto. Finora il processo di adesione dell’Ucraina è stato bloccato principalmente dall’Ungheria. A contribuire all’accelerazione dei negoziati è stata la sconfitta di Viktor Orbán.

 

 Il nuovo premier Péter Magyar, pur essendo contrario a un’adesione accelerata di Kiev all’Ue, ha adottato un approccio più pragmatico. Domani incontrerà a Bruxelles Ursula von der Leyen con una priorità: sbloccare al più presto i fondi europei congelati.

ursula von der leyen volodymyr zelenskyVOLODYMYR ZELENSKY AL FRONTE TRA I SOLDATIzelensky macron starmer vertice volenterosi foto lapressevolodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse

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