DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “FINAL FANTASY X” COMPIE 25 ANNI E ARRIVA RESTAURATO IN ALTA DEFINIZIONE ANCHE SU SWITCH 2, INSIEME AL SUO INCOMPRESO MA NOTEVOLE SEGUITO - LA DECIMA FANTASIA FINALE È UN CAPOLAVORO ASSOLUTO, UN’OPERA D’ARTE TOTALE QUASI WAGNERIANA, PELLEGRINAGGIO MALINCONICO E SUBLIME PER UN MONDO MAGNIFICO E SOFFERENTE. UNA DELLE STORIE D’AMORE PIÙ BELLE MAI RACCONTATE… - VIDEO

 

Federico Ercole per Dagospia

 

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La decima fantasia finale inizia vicino alla fine, senza parole se non un invito ad ascoltare la storia che sta per essere narrata,  prima che il tempo si riavvolga in uno smisurato flashback e questa cominci davvero. Donne e uomini che chi gioca ancora non conosce bivaccano, le loro armi piantate al suolo. È percepibile una malinconia sconfinata. 

 

Si ode il suono luttuoso delle onde contrappuntato dalla struggente dolcezza melodica schubertiana della musica per piano composta da Nobuo Uematsu, durante questo breve preludio formidabile e non interattivo che è cinema puro e altissimo composto da lenti movimenti di macchina, lunghi primi piani introspettivi, dissolvenze e aperture panoramiche pittoriche su evanescenti ruderi metropolitani.

 

 Bastano questi pochi minuti per intuire la possibile grandezza di quello che sarà l’epico e lirico peregrinare di Final Fantasy X, ormai venticinquenne, uscito allora su PlayStation 2 e oggi rimasterizzato in alta definizione su ogni piattaforma, adesso finalmente anche su Switch 2 Nintendo dove il suo lacrimoso splendore brilla in maniera ancora più intensa se lo si gioca nella dimensione intima, quasi libresca, della portabilità e collegando gli auricolari alla console.

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Non esistono brutti Final Fantasy, sebbene il secondo sia penalizzato da alcune scelte discutibili riguardanti la salita di livello dei protagonisti, anzi ci sono episodi in passato vituperati, come la filosofica trilogia di FFXIII o quel viaggio romantico verso la fine della giovinezza che è FFXV, che sono vieppiù rivalutati nel tempo, emancipati dai giudizi di una critica superficiale, solo ludica e incapace di connettere il videogioco alla letteratura, al teatro, al cinema, alla musica, all’architettura, alla pittura o alla filosofia; una attività dell’intelletto fondamentale per interpretare queste opere complesse che realizzano a loro modo e fatti i debiti paragoni l’idea rivoluzionaria della “gesamtkunstwerk” wagneriana.

 

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Non esistono brutti Final Fantasy quindi, anzi sono tutti per lo più belli, ma la decima fantasia finale risiede nel Takamagahara, l’Alta Pianura Celeste, dei capolavori assoluti con la sesta, la settima e la nona.

 

PECCATO UNIVERSALE

Tidus, un biondo campione di una specie di pallanuoto che si chiama Blitzball e con alcuni problemi irrisolti con il padre, viene risucchiato altrove nel tempo e nello spazio di Spira. Questo mondo già distrutto da un’antica guerra è ora piagato da un mostro titanico detto Sin, che in maniera periodica compare e annienta villaggi e città generando altri mostri dalle anime delle sue vittime.

 

Solo il pellegrinaggio e il martirio di un evocatore può mettere fine per un breve ma pacifico tempo alla tragedia. Ecco che Tidus partecipa quindi al viaggio della bella e dolcissima Yuna, insieme ad altri personaggi eccezionali come l’ingenuo Wakka che tuttavia maturerà, il vecchio e ferito Auron, la tecnologica Rikku, la sensuale maga Lulu, il leonino Kimarhi.

 

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Una compagnia la cui dialettica emozionale è paragonabile solo a quella dei protagonisti di Final Fantasy VII. Ma qui il rapporto tra questi personaggi è amplificato dal combat system a turni migliore di tutta la serie, perché si possono cambiare i membri in tempo reale durante i combattimenti, anzi è necessario per fini strategici. Capita sempre, essendo i personaggi che lottano tre o quattro, che ci siano sempre i preferiti e i dimenticati. In Final Fantasy X no, si usano tutti, amplificando così la coesione e l’unione tra i membri della compagnia.

 

Appassionante e appagante anche come visione per la sua artistica rotondità, risulta  il sistema di potenziamento fondato sulla “sferografia”, che solo per poco può sembrare strano se non indecifrabile, rivelandosi poi chiaro e semplice. Non scegliete invece, nelle opzioni iniziali, la modalità “sferografia Master”, davvero consigliata solo a chi ha già giocato parecchie volte Final Fantasy X, perché potrebbe condurvi con la sua libertà di interpretazione a errori così madornali da impedirvi di proseguire nel gioco.

 

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Durante le decine di ore necessarie per finire la decima fantasia non c’è cedimento alcuno nel cattivo gusto, nel tedio, nulla che non sia di una bellezza totalizzante e dolente: gioco, immagine, regia, parole e musica. Final Fantasy X è davvero un’opera d’arte totale, non wagneriana ma quasi. Quasi, e non è poco.

 

FINAL FANTASY X-2

Nel “pacchetto” insieme a Final Fantasy X c’è anche il suo seguito, primo caso e unico -escludendo la trilogia del XIII- nelle fantasie finali di Square-Enix. Uscì nel 2003 e mi ricordo che non fu accolto benissimo per le sue pretese più pop e un trio di protagoniste tutte donne: Yuna, Rikku e la nuova ombrosa Paine, qui avventuriere e anche fenomenale band musicale.

 

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Invece merita assai, non ignoratelo! Anche qui ci sono dolore e malinconia, soprattutto, di nuovo,la cronaca di una bellissima storia d’amore. Non è il caso di raccontare nel dettaglio anche solo l’incipit della sua sceneggiatura perché rivelerebbe il finale di FFX, ma sappiate che se amate quest’ultimo il suo seguito è imprescindibile, oltre ad avere un sistema di combattimento davvero accattivante basato sugli abiti cangiabili del trio di favolose protagoniste.

 

Va tanto di moda (giustamente, aggiungerei, per i suoi innumerevoli pregi) il pluripremiato videogame francese Expedition 33, soprattutto tra chi ha esperito pochi giochi di ruolo giapponesi. Ecco, se vi è piaciuto così tanto sappiate che senza la decima fantasia finale non sarebbe mai esistito, quindi recuperate questa e il suo seguito perché potreste scoprire vette artistiche, ludiche e dell’emozione che la pur notevole opera di Sandfall Interactive si limita a sfiorare.

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E il mondo di Final Fantasy X, inteso come rappresentazione,  sebbene sia nato 25 anni fa, è ancora oggi per la qualità della sua estetica e per il disegno dei personaggi, più bello di quello “nuovo” di Expedition 33. Una questione di Arte.

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