assassins creed valhalla l’alba del ragnarok

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - L’ULTIMA E LEGGENDARIA ESPANSIONE DI ASSASSIN’S CREED VALHALLA CI PORTA A RICONSIDERARE QUEST’EPOPEA VICHINGA DI UBISOFT USCITA ALLA FINE DEL 2020. SI TRATTA DI UN’AVVENTURA POTENTE E SANGUIGNA CON GRANDI STORIE E AMMIREVOLI, ALGIDI PANORAMI. IL VIDEOGIOCO IDEALE, COME FONTE DI STIMOLI LUDICI E CULTURALI, PER I RAGAZZI DELLE SUPERIORI, NON FOSSE VIETATO AI MINORI DI DICIOTTO ANNI… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

assassins creed valhalla l’alba del ragnarok 1

Non fosse uscita da poco la nuova, mitologica espansione di Assassin’s Creed Valhalla, l’Alba del Ragnarok, parrebbe quasi anacronistico nell’insieme davvero glorioso dei grandi  o piccoli videogiochi usciti durante le ultime settimane, riflettere sull’ultima e vichinga epopea assassina di Ubisoft. Tuttavia il videogame inteso come medium risente più di ogni altra forma d’espressione, veicolo d’intrattenimento o opera d’arte e ingegno, di una transitorietà che lo rende succube del tempo, oggetto consumato dalla critica durante il breve arco del suo lancio, destinato quindi a essere travolto dal maremoto delle nuove uscite e vivendo la vita effimera di una farfalla.

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Il videogame non è tuttavia così legato all’attimo fuggente della sua uscita per la maggio parte del pubblico giocante, che tende invece a vivere l’esperienza elettronica spesso in un ricercato ritardo, dilatandola anche per mesi, sfuggendo la contemporaneità per ragioni economiche o esistenziali. 

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Ecco quindi che con Riccardo Panzetta, che vive Assassin’s Creed Valhalla oggi, durante questi giorni di sangue, per la prima volta, abbiamo deciso di ragionare su un videogame che mantiene e talvolta amplifica i pregi e qualche difetto ormai genetico di una saga milionaria e comunque a ragione molto amata, perché altrimenti non  esisterebbe più.

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Potentissimo nella sua rappresentazione della natura e delle architetture, sebbene per motivi che sono solo storici e geografici non raggiunga il fulgore urbanistico così travolgente soprattutto nel secondo episodio, Assassin’s Creed Valhalla è un contenitore di saghe epiche che trascorre talvolta dalla storia al mito, senza trascurare per ovvi motivi la deriva fantascientifica del presente.

 

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Rispetto agli altri recenti episodi, sebbene da questi derivi, anche i suoi combattimenti risultano più “veri”, pesanti e sanguigni, quasi metallari nella loro enfasi di spade e asce, con il realismo aggiunto da una “barra” del vigore energetico che si esaurisce colpo dopo colpo, come in Monster Hunter o nei Dark Souls. Per chi invece ha già consumato l’avventura di Eivor e i suoi, può risultare imprescindibile L’Alba del Ragnarok, deriva pura nella mitologia norrena, oltre venti ore di imprese quasi wagneriane.

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ALLA CONQUISTA DELL’INGHILTERRA

Dopo un preludio nella selvaggia e tragica infanzia di Eivor dai toni e i drammi che ricordano quella di Mel Gibson in Braveheart, cominciano le saghe di Eivor (può essere donna, uomo, entrambi) che lo porteranno a cercare nuove alleanze e soprattutto una casa per il suo clan, che dovremo poi gestire e migliorare come in un qualsiasi gioco gestionale ma senza  troppi complessi artifizi. Si tratta quindi di viaggiare liberi anche di contemplare la bellezza algida dei panorami, razziare insieme ai propri compagni e inserirsi poi nella congiura cosmica degli “assassini”. Talvolta diveniamo, forse per troppo poco, Layla Hassan nel presente, altre “sogniamo” leggende norrene.

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Le storie sono raccontate con più efficacia narrativa rispetto ad Odissey, risultando più organiche e inserite nello spazio di gioco (non con la profondità di Red Dead Redemption 2 o Horizon Forbidden West), così come i vari personaggi secondari risultano più coerenti e meno involontariamente macchiettistici, forse perché meno complessi da mettere in scena e rappresentare di Socrate, Sofocle o Erodoto. Inoltre, sebbene sia materia trattata anche dalla serie “Vikings”, dalla quale il gioco recupera inevitabilmente iconografie, qui si tratta di una materia storica assai poco sfruttata dal cinema e dai videogiochi ma d’indubbio fascino.

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E’ vero che le razzie, così come le missioni legate al recupero di “collezionabili”, rischiano di diventare ripetitive e alla lunga tediare ma questa è la dannazione dei giochi con un mondo aperto e relativamente libero da esplorare, alla quale solo pochissimi capolavori sono sfuggiti.

 

Nel corso dello svolgimento di Valhalla è inevitabile notare una libertà sessuale ed un’emancipazione femminile che potrebbero risultare insensati per i tempi, possibile  frutto di una furbizia commerciale sebbene sia inevitabile e giusto che il videogioco si adegui all’apertura contemporanea verso generi non binari.

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Oltre che ad essere possibile il rapporto amoroso omosessuale, illustrato e raccontato comunque con stile e naturalezza, il popolo vichingo risulta davvero avanti nei tempi con l’accettazione di amori fluidi e l’emancipazione della donna. Tuttavia secondo diverse fonti sembra che i vichinghi non considerassero l’omosessualità un crimine o un peccato, almeno fino alla loro evangelizzazione, e che anzi questa  fosse consentita a patto che poi si prolificasse; insomma si potevano avere amanti di ogni genere senza essere lapidati o arsi vivi.

 

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Le donne sapevano inoltre combattere per difendere la casa in assenza degli uomini, sebbene non partecipassero alle razzie, ed erano comunque più rispettate che in altre culture, tanto che le violenze nei loro confronti erano punite con estrema severità e fosse loro concesso il divorzio in caso di abusi o mancanze domestiche. I preti e i monaci che occuparono le terre vichinghe si scandalizzarono assai per gli emancipati costumi vichinghi. Negli Assassin’s c’è sempre più indagine storica di quello che si potrebbe pensare.

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UN GIOCO (ANCHE) PER RAGAZZI

Consideriamo sempre strano se non ingiusto che gli Assassin’s Creed, dal loro primo episodio, siano valutati come videogame solo per maggiorenni. E’ vero, ci sono smembramenti e decapitazioni, d’altronde se si combatte con una scure, ma non così diversi o più “splatter” di quelli che si vedono ne Il Signore degli Anelli di Jackson; le allusioni sessuali sono innocue e, anzi, si parlasse più di sesso e amore nei videogiochi invece che di “skin” e mitra, soprattutto oggi.

 

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Vietare Assassin’s Creed ai minori è come compararlo ad esempio allo straordinario Grand Theft Auto V, gioco davvero solo per adulti perché assai più complesso da decodificare e spesso traumatico. La serie di Assassin’s Creed lascerebbe invece un lascito culturale (oltre che ludico) utile ad un pubblico di ragazzi delle superiori, un antologia di speculazioni su realtà storiche e artistiche, occasioni di turismo virtuale in un passato illustrato non con la nozionistica sintesi del manuale scolastico, muovendo inoltre i giovani ad appassionarsi ai temi trattati e ad approfondirli con lo studio personale.

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Ecco, sarei per “vietare” gli Assassin’s ai minori di 14, ma ai 18 proprio no, perché significa togliere ai ragazzi qualcosa di divertente, appassionante e formativo, lasciandoli invece in balia di giochetti per smart-phone assai meno affascinanti e tanto più vuoti. 

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