maurizio belpietro giorgia meloni la verita

DAGOREPORT - IL GIOCO DI PRESTIGIO DI MAURIZIO BELPIETRO: LO "SCOOP" SUL PRESUNTO “PIANO DEL QUIRINALE PER FERMARE LA MELONI” È BASATO SULLE PAROLE “PROVVIDENZIALE SCOSSONE”, CHE IL CONSIGLIERE DEL COLLE, FRANCESCO SAVERIO GAROFANI, AVREBBE PRONUNCIATO ALLA CENA DOPO L’EVENTO IN RICORDO DI AGOSTINO DI BARTOLOMEI. MA NELLA MAIL ANONIMA CHE SEGNALA LA VICENDA A "LA VERITA'" QUELLE DUE PAROLE NON SONO VIRGOLETTATE: SEMBRANO ESSERE UN RAGIONAMENTO DELL’AUTORE, IL MISTERIOSO "MARIO ROSSI" – “LINKIESTA”: “PER CAPIRE COSA PENSI MELONI BISOGNA LEGGERE ‘LA VERITÀ’, ESATTAMENTE COME PER CAPIRE COSA PENSI GIUSEPPE CONTE BISOGNA LEGGERE ‘IL FATTO’. QUANTI SI BEVONO OGGI LA FAVOLA DELLA SVOLTA ATLANTISTA ED EUROPEISTA DI MELONI, FAREBBERO BENE A LEGGERE ‘LA VERITÀ’, SMACCATAMENTE FILO-PUTINIANO, NO VAX E NO EURO. LA VERITÀ DEL GOVERNO MELONI STA LÌ”

DAGOREPORT

IL PIANO DEL QUIRINALE CONTRO GIORGIA MELONI - LA VERITA - 18 NOVEMBRE 2025

C’è un dettaglio importante nel Garofani-gate, poco valorizzato oggi dai giornali. In pochi hanno notato una discrepanza di non poco conto tra la mail di Mario Rossi (partita dall’account stefanomarini@usa.com) e l’articolo di martedì sulla “Verità”, firmato da Maurizio Belpietro.

 

Occhio, non stiamo parlando del pezzo con la firma del nom de plum Ignazio Mangrano, che è un copia incolla pressoché integrale della lettera elettronica, ma di quello firmato dal direttore. Quello che in prima pagina è stato titolato, a caratteri cubitali, “PIANO DEL COLLE PER FERMARE LA MELONI”.

 

Nell’articolo, Belpietro a un certo punto scrive: “A quanto pare si ragiona di una ‘grande lista civica nazionale’, una specie di riedizione dell’Ulivo, con dentro tutti. Un’ammucchiata centrista per togliere voti alla Meloni.

 

maurizio belpietro e giorgia meloni al festival il giorno della verita foto lapresse

Ma forse questo potrebbe non essere sufficiente e allora il consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani, tre legislature come parlamentare del Pd, invoca la provvidenza. ‘Un anno e mezzo di tempo forse non basta per trovare qualcuno che batta il centrodestra: ci vorrebbe un provvidenziale scossone’, sussurra l’uomo del Colle”.

 

“Provvidenziale scossone”, due paroline che però non sarebbero mai state pronunciate da Garofani. La prova è nella stessa mail di Mario Rossi, dove si legge:

 

“Garofani dipinge un quadro chiaro. Se il contesto politico restasse quello attuale, Giorgia Meloni sarebbe destinata al Quirinale. Lo dice quasi sorridendo, sì, ma come chi sta dicendo una cosa che lo preoccupa parecchio.

 

FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

E soprattutto aggiunge un dettaglio non irrilevante: ‘In quell’area non c’è nessuno adeguato’.

 

Tradotto: Meloni è l’unica. E questa unicità, secondo il consigliere del Colle, sarebbe un problema. Poi c’è il calendario, già definito. Si voterà nella tarda primavera del 2027, probabilmente maggio.

 

Manca un anno e mezzo. Un’era geologica per la politica. Ma al Colle — è questo il punto — non sembrano così convinti che il tempo basti a cambiare gli equilibri, se non interviene qualche provvidenziale scossone.

 

Non a caso Garofani si lascia scappare un commento che racconta un mondo: ‘Speriamo che cambi qualcosa prima delle prossime elezioni, io credo nella provvidenza. Basterebbe una grande lista civica nazionale’. Non proprio una dichiarazione di neutralità istituzionale”.

 

LA PAGINA DELLA VERITA CON I DUE ARTICOLI SUL PRESUNTO PIANO DEL COLLE CONTRO GIORGIA MELONI

Le parole “provvidenziale scossone”, nella mail, non sono attribuite a Garofani. Sono un ragionamento di chi scrive, ma con un gioco di prestigio da vecchio mestierante, vengono virgolettate da Belpietro per scatenare la polemica.

 

Perché Belpietro l’abbia fatto, se sia stata una sua iniziativa o se ci sia una regia politica, poco importa: l’effetto è stato deflagrante, e Fratelli d’Italia si è buttata a pesce sulla vicenda, con l’ormai celebre comunicato con cui il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, ha chiesto a Garofani di smentire, scatenando l’ira del Quirinale, che ha reagito con una nota di inusuale durezza (“Stupore, confina nel ridicolo”).

 

Più importante è notare, come fa Francesco Cundari su “Linkiesta”, il rapporto osmotico tra “Verità” e Giorgia Meloni: “Da tempo ripeto che per capire cosa pensi Meloni bisogna leggere la Verità, esattamente come per capire cosa pensi Giuseppe Conte bisogna leggere il Fatto. Anche Conte, quando era ancora fresco della sua gratificante esperienza a Palazzo Chigi, manteneva una posizione assai più atlantista, europeista e responsabile di quella che poi sarebbe andato via via assumendo.

 

maurizio belpietro giorgia meloni

Ma se allora, quando per fare un solo esempio votava a favore dell’invio di armi all’Ucraina, si fosse guardato a cosa scriveva in proposito il Fatto quotidiano, anziché i cantori della grande svolta progressista dell’Avvocato del popolo, si sarebbe capito con largo anticipo dove sarebbe andato a parare (cioè esattamente al punto di partenza […]).

 

Allo stesso modo, quanti si bevono oggi la favola della svolta liberale, atlantista ed europeista di Meloni, farebbero bene a leggere piuttosto la Verità, quotidiano smaccatamente filo-putiniano, no vax e no euro. La verità del governo Meloni, e della presunta evoluzione di Fratelli d’Italia, sta tutta lì”.

 

conte travaglio

LA VERITÀ DEL GOVERNO MELONI STA NEL RAPPORTO CON LA VERITÀ

Estratto dell’articolo di Francesco Cundari per www.linkiesta.it

 

Sul merito del presunto complotto del Quirinale contro Giorgia Meloni – che assomiglia sempre di più, semmai, a un complotto di Giorgia Meloni contro il Quirinale – ho già scritto ieri tutto quello che avevo da dire […].

 

Consiglio supremo di difesa - CERCHIATO IN ROSSO FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

Ne approfitto quindi per dedicarmi a un aspetto della vicenda apparentemente laterale, ma io credo piuttosto importante, vale a dire il rapporto strettissimo, con linguaggio antico vorrei dire «organico», tra Meloni e la Verità, intesa naturalmente come il quotidiano di Maurizio Belpietro […]-

 

Il Giornale ha scritto ieri che un’email contenente la ricostruzione della famosa conversazione a cena di Francesco Saverio Garofani, il consigliere del Quirinale al centro del caso, era arrivata a diversi quotidiani. […] Il punto è che l’unico quotidiano a pubblicare quella ricostruzione è proprio la Verità, che trasforma però le chiacchiere di un consigliere a cena addirittura in un «piano del Quirinale» contro Meloni, fornendo così al capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, il pretesto con cui imbastire la campagna […].

 

sergio mattarella giorgia meloni

[…] Da tempo ripeto qui che per capire cosa pensi Meloni bisogna leggere la Verità, esattamente come per capire cosa pensi Giuseppe Conte bisogna leggere il Fatto. Anche Conte, quando era ancora fresco della sua gratificante esperienza a Palazzo Chigi, manteneva una posizione assai più atlantista, europeista e responsabile di quella che poi sarebbe andato via via assumendo.

 

Ma se allora, quando per fare un solo esempio votava a favore dell’invio di armi all’Ucraina, si fosse guardato a cosa scriveva in proposito il Fatto quotidiano, anziché i cantori della grande svolta progressista dell’Avvocato del popolo, si sarebbe capito con largo anticipo dove sarebbe andato a parare (cioè esattamente al punto di partenza, dal quale non si era in realtà mai allontanato troppo, al di là di ovvie esigenze tattiche).

 

Allo stesso modo, quanti si bevono oggi la favola della svolta liberale, atlantista ed europeista di Meloni, farebbero bene a leggere piuttosto la Verità, quotidiano smaccatamente filo-putiniano, no vax e no euro. La verità del governo Meloni, e della presunta evoluzione di Fratelli d’Italia, sta tutta lì.  […]

IL VIDEO CON CUI GIORGIA MELONI, NEL 2018, CHIEDEVA LA MESSA IN STATO D'ACCUSA DI SERGIO MATTARELLA FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

 

 

FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

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