spionaggio paragon spyware giorgia meloni fazzolari mantovano giorgetti orcel francesco gaetano caltagirone flavio cattaneo

DAGOREPORT - E TRE! DALLO SPIONAGGIO DI ATTIVISTI E DI GIORNALISTI, SIAMO PASSATI A TRE PROTAGONISTI DEL MONDO DEGLI AFFARI E DELLA FINANZA: CALTAGIRONE, ORCEL, CATTANEO - SE “STAMPA” E “REPUBBLICA” NON LI FANNO SMETTERE, VEDRETE CHE OGNI MATTINA SBUCHERÀ UN NUOVO E CLAMOROSO NOME AVVISATO DI AVERE UN BEL SPYWARE NEL TELEFONINO - COME NEL CASO DEGLI ACCESSI ABUSIVI ALLA PROCURA ANTIMAFIA (FINITI IN CHISSÀ QUALCHE SCANTINATO), I MANDANTI DELLO SPIONAGGIO NON POSSONO ESSERE TROPPO LONTANI DALL’AREA DEL SISTEMA DEL POTERE, IN QUANTO PARAGON FORNISCE I SUOI SERVIZI DI SPYWARE SOLO AD AUTORITÀ ISTITUZIONALI - A QUESTO PUNTO, IL CASO È CORNUTO: O SI SONO TUTTI SPIATI DA SOLI OPPURE IL GOVERNO MELONI DEVE CHIARIRE IN PARLAMENTO SE CI SONO APPARATI “FUORILEGGE”. PERCHÉ QUANDO IL POTERE ENTRA NEI CELLULARI DEI CITTADINI, NON C’È PIÙ DEMOCRAZIA…

DAGOREPORT

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni

Ogni giorno, oplà!, ne spunta uno. Secondo quanto ricostruito da Irpi Media e “La Stampa” lo scorso gennaio l’imprenditore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone avrebbe ricevuto una notifica da Apple sul suo telefono della presenza di un software spia.

 

Il giorno dopo, il quotidiano diretto, ancora non si sa per quanto ancora, da Andrea Malaguti informa che anche Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, avrebbe infatti ricevuto una notifica da Apple ad aprile del 2024, della presenza di un software spia sul suo telefono.

 

andrea orcel

Oggi è la volta del giornale-ammiraglia del Gruppo Gedi, “La Repubblica”, a farci sapere che Apple ha avvisato, per ‘’una compromissione della mail’’, Flavio Cattaneo.

 

L'amministratore delegato di Enel, carissimo alla seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, ‘’ha presentato denuncia alla polizia postale ed è stato appurato che non si trattava di uno spyware Graphite della azienda israeliana, poi americana, Paragon ma di un altro software spia.

 

FLAVIO CATTANEO

“Al momento non è possibile sapere se sui cellulari di Caltagirone e Orcel sia stato usato Graphite o un altro spyware)”, sottolinea Giuliano Foschini.

 

Quindi, non ci troviamo più davanti allo spionaggio di attivisti di Mediterranea (Luca Casarin e il sacerdote Mattia Ferrari) o di giornalisti (Cancellato e Pellegrino di Fanpage e Roberto D’Agostino di Dagospia), bensì di tre grossi protagonisti del mondo degli affari e della finanza.

 

GIORGIA MELONI E ALFREDO MANTOVANO - FOTO LAPRESSE

Sostenuto attivamente dai Fratellini d’Italia, Caltagirone è il maggior interprete del risiko bancario in corso che, in groppa al Cavallo di Troia del Monte dei Paschi di Siena, dopo la presa di Mediobanca, ora punta al vero obiettivo del risikone: espugnare il “forziere d’Italia” di Assicurazioni Generali,

 

Orcel è l'ad di Unicredit che, oltre al tentativo di dare la scalata al capitale della seconda banca tedesca, Commerzbank, ha avuto la cattiva idea di lanciare un’Opa su Banco Popolare di Milano (Bpm), guidata da Giuseppe Castagna, dimenticando che trattasi di  una banca cara al sistema di potere della Lega sul territorio padano, cosa che non ha fatto assolutamente piacere al ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.

 

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

Da Palazzo Chigi, tirando in ballo un’insostenibile "sicurezza nazionale", è partita una controffensiva a colpi di prescrizioni (Golden Power) che alla fine ha costretto il determinatissimo Orcel a rinunciare alla scalata ma, nello stesso tempo, ha risposto alla “sconfitta di Stato” denunciando un atto, mai accaduto nella pur tumultuosa Repubblica italiana, alla Procura di Milano, dove i pm hanno aperto un’inchiesta, sia alla commissione europea ai servizi finanziari.

 

In paziente attesa di cosa deciderà di fare la Procura guidata da Marcello Viola, (che sullo scandalo urbanistico milanese è stata di una rapidità sorprendente), un lancio dell’agenzia Reuters ha riportato che la Commissione europea è pronta a spedire entro metà novembre due lettere di contestazione al governo italiano.

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

‘’Una in base all'art 21 comma 4 del regolamento sulla Concorrenza che intima di ritirare il Dpcm del 18 aprile, con cui Palazzo Chigi ha dato un via libera con prescrizioni (Golden Power) all'operazione Unicredit-Banco Bpm… La seconda lettera fa riferimento invece a una procedura di infrazione delle regole comunitarie’’.

 

Per Bruxelles, i veti utilizzati sono stati sproporzionati e impediscono lo sviluppo del mercato unico dei servizi finanziari. Con le norme europee attualmente in vigore, la contestazione non ha fatto né caldo né freddo a Giorgetti che ha replicato serafico che le decisioni del governo rientrano nel perimetro della protezione della sicurezza nazionale e quindi è consentito agli Stati membri intervenire. Amen.

SPYWARE PARAGON

 

Quanto sopra per delineare il quadro gravissimo in cui lo spionaggio ha colpito un imprenditore (Caltagirone) e un manager (Orcel) che sono impegnatissimi in operazioni miliardarie che stanno ribaltando il sistema economico e finanziare del Belpaese (Cattaneo è solo un membro del cda di Generali entrato in quota Caltagirone).

 

Attenzione: i personaggi spiati illegalmente non sono, come si dice, nient’altro che la punta dell’iceberg. Gli “attenzionati”, infatti, sono molti, ma molti più numerosi. Se “Stampa” e “Repubblica” non li fanno smettere, vedrete, che ogni mattina sbucherà un nuovo e clamoroso nome che è stato avvisato di avere un bel spyware nel telefonino.

 

giorgia meloni in versione hacker

E qui si ritorna a bomba: chi spia chi? quali informazioni si voleva raccogliere? e per quale utilizzo? Perché Caltariccone, pur proprietario del “Messaggero”, non ci ha mai fatto sapere di essere finito sotto ascolto e solo dieci mesi dopo il fattaccio viene portato alla ribalta dalla torinese “La Stampa”? 

 

Come nel caso degli accessi abusivi del finanziere Striano alla Procura antimafia (finiti in chissà qualche scantinato), anche nel pasticciaccio brutto di “Caltaspia”, Orcel, Cattaneo, i mandanti dello spionaggio non possono essere troppo lontani dall’area del potere, in quanto Paragon fornisce i suoi servizi di spyware solo ad autorità istituzionali.

carlo nordio e il caso almasri

 

Mentre il Pd, M5s, Avs, a parte il caso Almasri, non aprono la boccuccia sui tre casi usciti, per ora, , l’unico che sullo scandalo chi-spia-chi ogni giorno torna alla carica, con ripetuti interventi, è Matteo Renzi: “Chi governa questo Paese sono magistrati, toghe brune, che usano i servizi segreti e le istituzioni come milizie private". 

 

A questo punto, il caso è cornuto: o si sono tutti spiati da soli oppure, attraverso il sottosegretario con delega ai servizi segreti, il pio Alfredo Mantovano, la Presidenza del Consiglio deve chiarire in Parlamento se ci sono apparati di stato “fuorilegge” in azione, chi aveva interesse a ficcare il naso nella vita e negli affari dei protagonisti del risiko bancario.

 

ANDREA ORCEL FOTO LAPRESSE

Meloni e camerati hanno il dovere di rispondere chi è stato perché se lo Stato entra nei cellulari dei cittadini, non c’è più democrazia.

 

QUESTO È FASCISMO IN AZIONE

Dal profilo facebook di Nicola Borzi

 

In Italia i servizi segreti spiano il cellulare di Andrea Orcel, Ceo di UniCredit che progetta una scalata ostile contro BancoBpm, banca vicina all'Esecutivo, poi interviene il governo Meloni con il golden power e la fa fallire.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE GIORGIA MELONI

Sempre lo stesso governo Meloni vara leggi a favore di Caltagirone, che con Milleri prima prende Mps grazie a una cessione di azioni ad personam realizzata dal Tesoro, poi la usa come cavallo di Troia per impossessarsi di Mediobanca e dare l'assalto a Generali.

 

Come ultimo regalo ai suoi amici, il governo Meloni fa una riforma e cancella di fatto il diritto dei piccoli azionisti, dei risparmiatori, dei soci dipendenti di partecipare alle assemblee delle società quotate e potervi prendere la parola.

 

Giorgio Mottola di Report, se volesse tornare come fece in passato a partecipare e presentare domande all'assemblea di Mps, dovrebbe possiede azioni della banca di Siena per un valore attuale di 2 milioni di euro.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

 

Questo è fascismo in azione, questa è la fine della democrazia, un colpo di Stato che cancella i diritti costituzionali dei cittadini, un colpo d'ascia alla partecipazione alla vita economica del Paese.

 

E il PD muto. E l'opposizione tutta muta.

 

Vergogna.

 

Vergogna su una politica padronale, retriva, fascista.

 

Poi ci si domanda perché in Italia pochi o nessuno investano più direttamente in Borsa.

Giuseppe Castagna - PRIMA DELLA SCALA 2024

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI