yousef, il ragazzino di 11 anni, coinvolto negli scontri a milano

“È UNA SCHEGGIA IMPAZZITA” – CHI E’ YOUSEF, L’11ENNE CON LA BOCCA SPORCA ANCORA DI LATTE, COINVOLTO NEGLI SCONTRI DI MILANO: "E' ANDATO LI' PER FAR CASINO, HA RUBATO I VESTITI PER RIVENDERLI" – CRESCIUTO ALLA BARONA, PERIFERIA DI MILANO, E’ UN “RAGAZZO SELVAGGIO”. ORIGINI MAROCCHINE, FAMIGLIA DIFFICILE (“DICONO CHE IL PADRE SIA SPACCIATORE. LA MADRE NON PARLA ITALIANO E STA SEMPRE IN CASA”) - LA SUA FAMA È DI UNO “CATTIVO, CHE PICCHIA” - UN COETANEO RACCONTA CHE “HA ANCHE INVESTITO UNA VECCHIA, QUALCHE TEMPO FA, E L’HA FATTA INVALIDA” - L’EDICOLANTE: “LO CONOSCIAMO TUTTI MOLTO BENE, È UN PROVOCATORE. TI GUARDA CON QUELLO SGUARDO DI SFIDA…” – LA TESTIMONIANZA: “ALLE 22 ESCE, E NON SI SA DOVE VADA. TEMO CHE LAVORI A QUALCOSA DI SPORCO, CHE VENGA SFRUTTATO”  (CHIAMATE I SERVIZI SOCIALI O, IN ALTERNATIVA, UN...ESORCISTA) - VIDEO

 

 

IL BAMBINO CON IL PASSAMONTAGNA «HA RUBATO VESTITI PER RIVENDERLI»

Elisabetta Andreis, Giovanna Maria Fagnani per il "Corriere della Sera" - Estratti

I video in cui compare, vestito di scuro e con il passamontagna, durante la guerriglia urbana a Milano, sono diventati virali. Lo riprendono mentre fugge da un negozio in via Dante con addosso abiti e cinture appena rubate. E poi ricompare nell’assalto al Carrefour mentre cerca di infrangere i vetri. Quindi accanto a un cestino in fiamme come un consumato «casseur».

 

Nella realtà si tratta di un bambino di 11 anni, di origine magrebina, che vive nel popoloso quartiere della Barona, dove frequenta le medie.

(…) Delle ragioni della manifestazione contro il carovita, invece, non sapeva nulla.

«È andato lì per fare casino e diventare ricco, la roba che ha preso si rivende facile», assicurano i compagni.

 

YOUSEF

Brunella Giovara per repubblica.it - Estratti

 

Ma forse è proprio lui, quel bambino che sfreccia sul monopattino sulla via Voltri, zigzagando tra le macchine. «Certo che è lui», dice uno che avrà 15 anni, e che prova pure a fargli uno squillo, «ormai è famoso, lui». Ma poi all’appuntamento non arriva, e se ne torna nella sua casa popolare della Barona. Un piccolo re del quartiere, un “ragazzo selvaggio”. Una leggenda, assieme a Marracash, unico altro famoso partorito da questa periferia di Milano.

YOUSEF, IL RAGAZZINO DI 11 ANNI, COINVOLTO NEGLI SCONTRI A MILANO

 

 

Ma lui, questo davvero piccolo Yousef, ha solo 11 anni. La sua fama, «è uno che picchia», spiega un pari età bosniaco che abita nelle case Aler di via Ovada. «A me, mi ha menato un sacco di volte», poi sono intervenuti i grandi «e qui non viene più».

 

E dove va? In giro sfrecciando, «ha anche investito una vecchia, qualche tempo fa, e l’ha fatta invalida». L’edicolante su piazza Miani, «lo conosciamo tutti molto bene, è un provocatore. Ti guarda con quello sguardo di sfida…».

 

 

E così sfida il mondo, come quando ha mostrato il bottino del negozio sfondato, e quella torma di ragazzi che uscivano trionfanti, magliette e biciclette, orologi, scarpe soprattutto, e lui aveva arraffato molte cinture firmate e costose, e così è stato immortalato, così è diventato famoso. «È virale, virale…», dice ora la bambina sua compagna di classe, all’uscita da scuola.

 

Mariam, si chiama, da grande vuol fare il medico. «Stamattina è arrivato in classe, ma non è che ci venga spesso. Era tutto sorridente. Ci ha detto che gli sono successe delle cose, ma non ha spiegato bene. Però, noi lo sappiamo già». Mariam è nata a Milano, famiglia marocchina, e qui condivide l’origine con Yousef, e qui dobbiamo dire che questo non è il nome vero, trattandosi di un ultraminorenne.

 

YOUSEF, IL RAGAZZINO DI 11 ANNI, COINVOLTO NEGLI SCONTRI A MILANO

Ma con il suo nome vero, pronunciato alla francese, qui lo riconoscono tutti, «è un bambino cattivo, è vero», ragiona l’altra bambina (sempre di famiglia marocchina, che ha già scelto di fare il liceo scientifico) che si chiama Fatima: «Però, è anche un bambino simpatico, e direi solare. Ha un bellissimo sorriso, ha dei bellissimi occhi azzurri, nonostante sia maghrebino come me. Ma è un bambino difficile. È selvaggio, ecco». E da giudiziosa quale è, spiega la situazione di Yousef: «È abbandonato a se stesso, pur avendo una famiglia».

 

Altri bambini, altri compagni di classe: «Menava forte, anche alle elementari. È arrivato nella mia classe che aveva 8 anni, diretto dal Marocco». E tu, da dove arrivi? «Da Milano, ma la mia famiglia è del Marocco. Gente perbene». E per dirla tutta, «i miei sono lavoratori, i suoi no». E come vivono, allora. «Dicono che il padre sia spacciatore. La madre non parla italiano e sta sempre in casa. Ma alla Barona lo sanno tutti», ed è la verità raccontata da un undicenne che si trascina il trolley pieno di libri alla fermata della 74, «e gente così ci fa fare brutta figura nel mondo». E che mestiere fa tuo padre? «Il muratore. E io, da grande non voglio fare il muratore, ma l’università».

 

YOUSEF, IL RAGAZZINO DI 11 ANNI, COINVOLTO NEGLI SCONTRI A MILANO

E tornando nella casa popolare dalle parti di piazza Miani, ecco affacciarsi uno che racconta «l’ho visto domenica sera, tornare con il suo zaino in spalla, e salire in casa». Ieri, qui sono arrivati i carabinieri, in borghese, con il marsupio a tracolla (e qui tutti capiscono: pistola).

 

E lo hanno identificato, parlato con i genitori, e insomma il ragazzo non è punibile, e un altro vicino di casa («questa casa fatiscente, dove il Comune non ha ancora messo una lira»), raccontava cosa vede ogni sera:

 

«Alle 22 esce, e non si sa dove vada. Io temo che lavori a qualcosa di sporco, che venga sfruttato, insomma». Per intanto, qui alle case comunali della Barona di sporco ce n’è parecchio, e nella corsa alla bonifica e ristrutturazioni del patrimonio della città di Milano, queste sono rimaste indietro. «Ma a scuola non ci va, quel bambino?», lo dicono tutti.

 

Ci va. Istituto comprensivo Ilaria Alpi, via Salerno. Mille e 400 studenti, tra primaria e secondaria. Yousef frequenta la seconda media. In presidenza, la dirigente scolastica Roberta Bellino, e la vice preside Caterina Soresina Stoppani. Entrambe sconvolte. Non dormono da quando sono girate le immagini di Yousef, con quelle cinture al collo, strafottente eppure così bambino, con quella sciarpa nera a coprirgli un pezzo di faccia, ma tutti gli insegnanti lo hanno riconosciuto subito, e lì hanno capito il proprio fallimento.

 

YOUSEF, IL RAGAZZINO DI 11 ANNI, COINVOLTO NEGLI SCONTRI A MILANO

«È un ragazzo con fragilità importanti, su cui abbiamo investito tutte le nostre forze». Che sono poche, ma rosicchiando qua e là, «abbiamo fatto un programma ad hoc, su misura». Spiega la dirigente che «Yousef non può stare in classe, dato il suo carattere», irrequieto, borderline, insofferente di regole, ma questo le due prof non lo dicono, «e quindi fin dalla prima media ha un trattamento speciale: un progetto “one to one”, con gli insegnanti che gli fanno lezione in un’altra aula», così cercando di colmare le lacune, anche nella lingua italiana.

 

E quanti casi avete, come lui? «Due. Uno in via di recupero. Ma con Yousef è più difficile. È un ragazzino estremamente fragile». Due casi, su 500 studenti delle medie. Quindi, non pensate che questa “Ilaria Alpi” sia una scuola di frontiera, una scuola di periferia maledetta e tutte queste cose qui (c’è pure l’ordinamento Montessori, tanto per dire). E nemmeno che i carabinieri siano arrivati qui a portare via Yousef come un Pinocchio («qui i carabinieri non sono proprio venuti»). Ma pensate piuttosto alla fatica di chi lavora con questi ragazzi, e avvisa più volte i Servizi sociali della situazione («ma non abbiamo mai avuto riscontri»), e telefona al padre («che a parole è sempre stato disponibile»).

SCONTRI A MILANO DURANTE LA MANIFESTAZIONE ITALIA IN PIAZZA - 17 OTTOBRE 2026

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