MARIO ADINOLFI, DALLA BIBBIA A REBIBBIA - “IO NON SONO UN LESTOFANTE E UN VIGLIACCO, NON FREGO LE VECCHIETTE” – AI DOMICILIARI CON L’ACCUSA DI AVER TRUFFATO DECINE DI PERSONE PROMETTENDO GUADAGNO CON LE SCOMMESSE, IL FONDATORE DEL POPOLO DELLA FAMIGLIA PERDE LE STAFFE DURANTE L'INTERROGATORIO DI GARANZIA E VA AL CONTRATTACCO: “IL GIOCO È ALEATORIO. SI VINCE E SI PERDE. CON ME ALMENO 90 PERSONE HANNO GUADAGNATO” – “FRA I MIEI CLIENTI ANCHE PROFESSORI UNIVERSITARI, LIBERI PROFESSIONISTI E NOTAI. MAI VISTI DI PERSONA. MI CERCAVANO PERCHÉ SANNO TUTTI CHE SONO UN GRANDE POKERISTA. MI DAI TREMILA EURO, LI FACCIO FRUTTARE DI ALMENO DIECI VOLTE” – HA POI NEGATO LUSSI: “CONDUCO UNA VITA MORIGERATA. ALTRO CHE COURMAYEUR, NON SO NEANCHE SCIARE” – L’ATTO DI ACCUSA CONTRO "LE IENE": “DOPO I LORO SERVIZI, HO AVUTO DEI PROBLEMI, FINCHÉ NON C’ERANO LORO LE COSE FUNZIONAVANO” – VIDEO
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Giulio De Santis per corriere.it - Estratti
Mai un tentennamento, mai un passo indietro, mai neanche una scusa. Anzi. Mario Adinolfi, pokerista, giornalista ed ex parlamentare, ora agli arresti domiciliari con l’accusa di aver truffato decine di persone promettendo guadagno con le scommesse, è andato all’attacco nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip:
«Il gioco è aleatorio. Si vince e si perde. Con me almeno 90 persone hanno guadagnato. Notai, professori, giornalisti. C'è chi ha ricevuto indietro il doppio. Ci sono pure persone che mi devono dei soldi. Io non frego le vecchiette» ha detto, rispondendo alle domande del gip e del pm Arcuri.
In certi momenti ha anche perso le staffe, come quando il gip gli ha fatto notare che alcune persone i soldi li hanno rivisti e altre no, facendo intendere che la scelta sia stata discrezionale in base all’importanza dello scommettitore: «Io non sono un vigliacco, e lo ripeto non frego le vecchiette. Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi». Allora il gip gli ha ricordato che risultano soldi versati alla madre mensilmente, 1.800 euro ogni 30 giorni per quasi quattro anni.
«Restituivo dei soldi prestati», ha ribattuto l’ex parlamentare, vestito con maglietta e pantaloncini, entrambi neri. Dress code che Adinolfi ha detto che lui veste sempre, anche a dicembre. E il gip ha chiesto più che rapporti aveva con i beneficiari di bonifici con la causale «barche, orologi, Maldive».
Che la Procura ritiene siano le spese di lusso fatte con il denaro degli scommettitori: «Nessun lusso, le indicazioni delle causali erano indicative del lavoro fatto dai clienti, un segno di riconoscimento. Erano loro a chiederlo. Io non li ho mai visti, mai c’ho parlato. Con il senno di poi, quell’indicazione è stata un’imprudenza. Quello è stato un errore di superficialità».
Spiegazioni che il gip ascolta, premendo nota. E poi ancora affondando il colpo, quando fa rilevare che i soldi non sempre sono stati restituiti: «Dopo la trasmissione delle Iene ho avuto dei problemi, finché non c’erano loro le cose funzionavano». Il gip gli chiede come abbia conosciuto i clienti del gruppo.
«Erano loro a cercarmi, mai visti di persona. Mi cercavano perché sanno tutti che sono un grande pokerista. Mi dai tremila euro, li faccio fruttare di almeno dieci volte». C’è il pm Maurizio Arcuri che gli fa notare il fatto che abbia avuto un ruolo politico in Parlamento, e come tale avrebbe dovuto essere accorto. Ma anche questa riflessione non strappa da Adinolfi parole più misurate: «In Parlamento mi sono alzato in piedi affinché il gioco venga regolamentato meglio. Quando c’è invece lo Stato che ruba i soldi con il Superenalotto».
Considerazioni che fanno dire agli inquirenti che sembra che stia tenendo un comizio: «Non è vero- ribatte Adinolfi - Ricordo solo quanto fatto in Parlamento». E sulle tasse non pagate, quasi quattrocento mila euro come gli contesta il gip? Ecco la risposta di Adinolfi, difeso dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo: «Ho sempre rispettato con convinzione la legge. Se vinci a poker, le tasse le paga il concessionario. Penso che lo stesso discorso vada esteso alle scommesse online». Gli avvocati De Luca e Di Lorenzo hanno chiesto la revoca della misura.
«Non sono un lestofante - ha concluso -. Fra i miei clienti anche persone importanti, professori universitari, liberi professionisti e notai. Conduco una vita morigerata. Altro che Courmayeur, non so neanche sciare».
ADINOLFI: BASTA COL FANGO OSCENO USATO PER UCCIDERMI
Dichiarazione di Mario Adinolfi diffusa tramite i legali Riccardo Di Lorenzo e Pablo De Luca: “Basta con questo fango osceno usato per uccidermi che ogni giorno sotto dettatura mi viene scaricato addosso dai giornali; il processo mediatico è disumano e deve finire. Ogni giorno sui giornali devo leggere falsità abnormi, uno stillicidio di dettagli che crollano subito a una minima verifica, se ce ne fosse la volontà almeno giornalistica.
Da semplice indagato neanche rinviato a giudizio leggo particolari che dovrebbero essere coperti da segreto istruttorio, usati per emettere la sentenza definitiva distruggendo per sempre la mia vita con accuse il cui grado di insensatezza è solare a una prima verifica dei fatti semplicissima da compiere. Nella puntata di oggi di questo stillicidio si tocca l’assurdo.
Sul Corriere della Sera mi imputano l’acquisto di ‘un orologio Omega da 45mila euro’. Che però non esiste: se pure mai io avessi voluto comprare orologi che mai ho acquistato in vita mia, orologi Omega da 45mila euro non ne esistono. Poi ‘114mila euro di catering’. Per quale festa luculliana o quali cene, visto che mai in vita mia ho dato ricevimenti o ho usato un catering? Altri 42mila euro li avrei spesi per un quadro, chi entra in casa mia vede alle pareti ‘dipinti’ realizzati da me e dalle mie figlie, mai comprato uno.
Ma l’elenco surreale è infinito tra viaggi a Courmayeur (non so sciare e mai stato a ‘Courma’, difficile verificarlo?), Egitto e Maldive (mai stato), acquisti di una barca, un gommone e una Smart. Una Smart? Cos’è una battuta? E poi avrei speso per accessori per la bici (non so andare in bici, lo sa chiunque mi conosca), per una sala hobby che non ho, per riparare un tetto che non ho mai riparato, per finire con i lingotti e le monete d’oro che fanno parte di un tesoro immaginario che non posseggo.
Repubblica fa il titolo ‘600mila euro in fumo ai casinò’, ma in fumo un cavolo, ai casinò ci si iscrive ai tornei di poker e quelle sono le tasse di iscrizione cumulate di tutti gli anni di attività e non sono andati in fumo ma hanno prodotto le vincite, dimostrabili, che ho ripagato a chi giocava collettivamente con me. Il bello è che nelle carte illecitamente trasmesse e che i giornali trascrivono sotto dettatura ci sono i beneficiari del ‘tesoro di Adinolfi’. Basta leggere, sono le sedicenti ‘vittime’ e se sono evasore fiscale io, lo sono loro con me (ma entrambi non lo siamo perché le vincite da gioco sono tassate alla fonte).
Nello specifico ho dato 121mila alla famiglia D.P., 60mila a N.B., 23mila a A.S., 5.000 a R.E., 34.258 a D.P., 63.890 a W.F., 83.000 a R.B. ed è tutto nelle carte ma l’elenco dei beneficiati è lungo e sarò lieto di fornire agli inquirenti nell’interrogatorio di garanzia di lunedì i dettagli per completare il puzzle.
Nel primo servizio delle Iene, che hanno guidato questa inchiesta per interessi contro cui mesi fa ho sporto denuncia, fu intervistata una signora, la sola a volto scoperto, che candidamente ammise di aver guadagnato non poco con me. Sparì dai servizi scandalistici successivi. Continuo a credere in una giustizia che sta usando il sistema mediatico come una clava per chiudere il processo prima anche solo che inizi, distruggendo irrimediabilmente la mia figura, unico obiettivo di tutta questa vicenda che certamente si concluderà con un verdetto di non colpevolezza, per questo vado ucciso subito e mediaticamente. Io sono totalmente innocente. Gesù Cristo e chi mi conosce da vicino lo sanno benissimo.
Sepolto da questa montagna di fango aspiro ora a essere un indagato ingiustamente arrestato che recupera almeno la libertà, come un Lavitola qualsiasi, come un mandante di strage aggravata dal metodo mafioso che stava fuggendo in Camerun dopo aver fatto scappare lì il suo presunto complice, che è indagato dalla procura di Roma come me, ma che a differenza mia è libero e dà interviste a tg e giornali. Chiedetevi sempre i perché. Cristo Regna”.
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MARIO ADINOLFI
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MARIO ADINOLFI - ISOLA DEI FAMOSI
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