“LA VAGHEGGIATA EGEMONIA CULTURALE DELLA DESTRA FINISCE A VENEZIA” – IL CASO DELLA BIENNALE SI INTRECCIA CON QUELLO DELLA NOMINA DI BEATRICE VENEZI ALLA FENICE. ALBERTO MATTIOLI: “LA BIENNALE È TRAVOLTA DELLE POLEMICHE PERCHÉ IL PRESIDENTE BUTTAFUOCO HA VOLUTO CHE LA RUSSIA PUTINIANA RIAPRISSE IL SUO PADIGLIONE, SENZA AVVISARE O AVVISANDO IN RITARDO L'AMICO GIULI; LA FENICE PERCHÉ UNA SCELTA CATASTROFICA NEL MERITO E NEL METODO STA COMPATTANDO IL PIÙ STUPEFACENTE CASO DI RESISTENZA CULTURALE DAL BASSO DELLA STORIA ITALIANA RECENTE. BUTTAFUOCO È UN PROBLEMA PERCHÉ TROPPO INDIPENDENTE. IL SOVRINTENDENTE COLABIANCHI, PERCHÉ TROPPO DIPENDENTE” – “SI FINISCE CON IL MINISTRO DELLA CULTURA DI DESTRA CHE LITIGA CON IL PRESIDENTE DI DESTRA DELLA PIÙ IMPORTANTE ISTITUZIONE CULTURALE ITALIANA PERCHÉ IL GOVERNO FA UNA POLITICA ESTERA E LA BIENNALE UN'ALTRA. QUEI NOIOSI DI SINISTRA LA SMETTANO DI PARLARE DI FASCISMO: QUESTO È SURREALISMO…”
Estratto dell’articolo di Alberto Mattioli per “La Stampa”
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
La vagheggiata egemonia culturale della destra finisce nella sua capitale. No, non è Roma, ma Venezia. La destra aveva installato la sua fabbrica del bello proprio lì, forse perché l'allineamento fra governo, regione e comune è perfetto e non ci sono amministrazioni locali che possano contrastare i desiderata governativi.
E dunque si è piazzato un intellettuale di riferimento, uno vero, uno dei pochi, certamente schierato ma rispettato anche dalle opposte sponde politiche come Pietrangelo Buttafuoco a presiedere la Biennale.
E si è messo alla Fenice un personaggio dallo standard molto più modesto come Nicola Colabianchi per intronizzarci Beatrice Venezi, donna, giovane, di destra e rising star nel mondo della musica classica, stando almeno a una narrazione distopica dai tenuissimi rapporti con la realtà [...]
Eppure, non sta andando bene. Il sogno egemonico forse non è morto a Venezia, ma di certo non si sente troppo bene. La Biennale è travolta delle polemiche perché Buttafuoco ha voluto o almeno non impedito che la Russia putiniana riaprisse il suo padiglione, senza avvisare o avvisando in ritardo l'amico Giuli; la Fenice perché una scelta catastrofica nel merito e nel metodo sta compattando il più stupefacente caso di resistenza culturale dal basso della storia italiana recente.
beatrice venezi giorgia meloni
Poco importa che la causa dei guai sia curiosamente opposta. Buttafuoco è un problema perché troppo indipendente, perché insomma crede davvero all'autonomia dell'istituzione che presiede.
Colabianchi, perché troppo dipendente: quando gli è arrivato da Roma l'ordine di nominare Venezi (le famose «pressioni» raccontate dal sindaco Brugnaro), ha obbedito nella maniera più ottusa, invece di provare a spiegare che un teatro non è una caserma, che non si può fare della Fenice un bivacco di manipoli dall'oggi al domani ma che servono tempo, tatto, diplomazia e magari un po' di furbizia.
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
Sta di fatto che le due vetrine della cultura di destra mettono in mostra soprattutto le difficoltà a gestirla. Al di là di quello che si pensi dell'opportunità di ospitare artisti putiniani alla Biennale o di affidare la Fenice alla direttrice che tutto il mondo ci invidia ma nessuno si piglia per «provarla», i danni d'immagine per le due istituzioni sono pesanti, per il governo anche di più.
Non è solo il ben noto problema di una classe dirigente nel complesso mediocre, che sforna molti personaggi ma poche personalità, e ha più posti da distribuire che figure presentabili per occuparli.
PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
Se la Fenice è un banale caso di amichettismo gestito da incompetenti, la Biennale svela il problema identitario della destra italiana, che deve decidere una volta per tutte che destra vuole essere. Moderata o nazionalsovranista? Europeista o trumpiana? Solo popolare o anche populista? Schierata con l'Ucraina o ospitale con i cortigiani di Putin? Democratica o nostalgica dell'uomo forte?
E, in campo culturale, modernamente liberalconservatrice o ancora lì a baloccarsi con Evola, Tolkien, lo Hobbit, i riti pagani e magari i guru della nuova destra americana? Altrimenti si finisce come in questi giorni, con il ministro della Cultura di destra che litiga con il presidente di destra della più importante istituzione culturale italiana perché il governo fa una politica estera e la Biennale un'altra. Quei noiosi di sinistra la smettano di parlare di fascismo: questo è surrealismo.
giorgia meloni beatrice venezi
pietrangelo buttafuoco alessandro giuli
alessandro giuli tatuaggio
brugnaro colabianchi
