marina berlusconi giorgia meloni

MARINA, LA SPINA NEL FIANCO DI GIORGIA – “LA STAMPA”: “I SEGNALI DI AUTONOMIA DI GIORGIA MELONI NEI CONFRONTI DI TRUMP SONO LEGATI ALLA SUA SENSAZIONE DI AVERE IL FIATO SUL COLLO DI MARINA BERLUSCONI, L’UNICA CHE, A PALAZZO CHIGI, VIENE CONSIDERATA UNA SFIDANTE PERICOLOSA. LA CAVALIERA DI TRUMP DISSE: “STA PROVANDO A SMONTARE TUTTI I SISTEMI DI BILANCIAMENTO E CONTROLLO”. TUTTO CHIARO, COME E’ CHIARO IL RIMPROVERO DI FONDO RIVOLTO DA MARINA ALL’INQUILINA DI PALAZZO CHIGI: “INGRATITUDINE” (NEI CONFRONTI DI BABBO SILVIO) - C’È UN GRIMALDELLO, IN MANO ALLA BERLUSCONI PER SCENDERE IN CAMPO SENZA ESPORSI. E RIGUARDA LA LEGGE ELETTORALE...

 

Alessandro De Angelis per lastampa.it - Estratti

 

Vedrete che il tormentone è destinato a non finire, nonostante la smentita (peraltro non la prima) piuttosto veemente, che Marina ha inviato a Dagospia, due giorni dopo un articolo del Fatto che raccontava la preparazione della “discesa in campo”.

 

marina berlusconi

E la ragione semplice, attiene proprio alla protagonista. Per dirla con Shakespeare: l’importanza di chiamarsi Marina (Berlusconi).

 

C’è poco da fare: per gli amanti del genere è la storia di una leadership già in campo sia pur senza una discesa in campo diretta

 

 

(...)

 

E guardate l’effetto che fa già così: secondo un recente sondaggio di Nando Pagnoncelli, è bastata l’idea che la Cavaliera si occupasse un po’ di politica, per far crescere Forza Italia. In verità bisogna anche dare atto ad Antonio Tajani di aver egregiamente tenuto in piedi la baracca in questi anni, cosa su cui nessuno scommetteva un euro ai tempi della dipartita del Fondatore.

 

donald trump come gesu e giorgia meloni - vignetta by vukic

Però, ecco, l’attivismo della Real Casa in queste settimane ha ringalluzzito chi, tra gli elettori, auspica che la famiglia prenda in mano il partito, metta in circolo un po’ di energie fresche e, al tempo stesso, porti un atteggiamento meno accondiscendente e rinunciatario verso Giorgia Meloni: i moderati, la rivoluzione liberale, ci siamo capiti…

 

E il secondo effetto, appunto, si registra proprio a palazzo Chigi. I segnali di una inquietudine erano già ravvisabili nello sdegno di Paolo Del Debbio, il più meloniano dei conduttori Mediaset. Ha preso penna e calamaio per vergare, sulle pagine della Verità, un’indignata requisitoria contro il conflitto di interessi della famiglia Berlusconi rea di convocare i suoi dirigenti negli uffici del Biscione.

 

Poi, dopo l’inquietudine degli amici, è arrivata la correzione di linea da parte di Giorgia Meloni, che le è valsa la scomunica di Donald Trump. Ha difeso il Papa, sia pur dopo lungo travaglio, si è detta contraria all’acquisto del gas russo e ha sospeso il Memorandum con Israele, mossa ad alto impatto simbolico. Un altro film, rispetto al discorso in Parlamento di una settimana prima.

 

GIORGIA MELONI MARINA BERLUSCONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Si vedrà se si tratta di una vera svolta politica o se, dopo il colpo al cerchio arriverà quello alla botte. Sia come sia non è peregrino legare questi segnali di autonomia da parte di Giorgia Meloni alla sua sensazione di avere il fiato sul collo dell’Unica che, a palazzo Chigi, viene considerata una sfidante pericolosa, per cognome e quid.

 

A proposito, andiamo a rileggere il giudizio sul trumpismo che la primogenita – e ci risiamo sull’essere in campo senza (ancora) scendere - diede un paio di mesi fa, mentre la premier candidava il tycoon al Nobel e Antonio Tajani andava al board of peace: “Legge del più forte, prevaricazione, affarismo, Far West. La politica estera è un tiro alla fune anche con gli alleati storici. Dentro il suo paese sta provando a smontare tutti i sistemi di bilanciamento e controllo”.

 

IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI

Ecco, tutto chiaro. Come è chiaro quale sia il rimprovero di fondo rivolto all’inquilina di palazzo Chigi. Nelle interviste pubbliche, la famiglia Berlusconi concede grandi elogi, ma la parola chiave per comprendere il sentimento profondo è “ingratitudine”: mai una parola di omaggio al vecchio Silvio, che l’aveva promossa al governo e sopportato il caratterino, e per di più la sua battaglia storica (la riforma della giustizia) è stata affossata da una gestione discutibile della pugna referendaria.

 

Ora però, terminata la fase dei licenziamenti (i capigruppo) si pone il tema del “che fare”. E torniamo così, all’imperituro tema della “discesa in campo”. Da un lato c’è chi, dentro e fuori il Palazzo, non vede l’ora che Marina ripercorra, fino in fondo, le orme paterne. E qualcuno sostiene pure che, davanti a un appello al momento giusto, non potrà sottrarsi. Però la prudenza ha a che fare con molti fattori, che vanno dagli interessi aziendali in ballo alla forza che ancora ha Giorgia Meloni.

 

(...)

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

C’è però un grimaldello, non banale, per scardinare il meccanismo senza esporsi. E riguarda il dossier la cui noia è pari alla sua rilevanza. Ovvero la legge elettorale. Detta con sintesi brutale: con l’attuale è molto probabile un quadro di ingovernabilità. Significa che Meloni non rivede palazzo Chigi e Forza Italia, come in una mano di briscola, ha la matta in mano.

 

Vedremo se la premier ha la forza di imporre la riforma che ha in mente o se gli alleati e Forza Italia in primis rallenteranno. Sarebbe la situazione perfetta per essere al centro del gioco, senza una discesa diretta…

marina berlusconimarina berlusconi - sergio mattarellagianni letta - marina berlusconimarina berlusconimarina berlusconi 1marina berlusconi 4DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI

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