being james bond

007, LICENZA DI MOLLARE – ULTIMO CIAK PER DANIEL CRAIG NEI PANNI DI JAMES BOND DOPO CINQUE CAPITOLI DELLA SAGA: “BEING JAMES BOND” DI BAILLIE WALSH RIPERCORRE LE TAPPE DELL’ERA CRAIG-BOND DAL GIORNO DEL PROVINO (ALL’INIZIO C’ERANO MOLTE PERPLESSITÀ) PASSANDO PER IL BOND “SCOPONE” FINO ALLE ALLUSIONI SULLE ESPERIENZE OMOSESSUALI AVUTE IN PASSATO – ORA NON RESTA CHE SPERARE CHE IL “POLITICALLY CORRECT” NON AMMAZZI LA SCELTA DEL PROSSIMO NOME… - VIDEO

 

Fulvia Caprara per "la Stampa"

 

being james bond 4

L'avventura più difficile, l'unica capace di imprimere sulla maschera impassibile il segno di un pianto trattenuto a fatica, è l'ultima, prendere commiato da quello che, per cinque capitoli della saga, è stato il personaggio alter-ego, la magnifica ossessione, la gabbia da cui, a tratti, ha desiderato fuggire. L'ultimo giorno di riprese sul set di No Time to Die, tra brindisi, abbracci, saluti e commozione, Daniel Craig prende la parola davanti alla troupe riunita per festeggiare: «Abbiamo trascorso insieme un lungo periodo, che ha segnato la mia carriera. Posso dire di aver amato ogni singolo momento di questi film e, in particolare, di questo perchè ogni mattina mi sono alzato sapendo che avrei lavorato con voi e questo è stato un incredibile onore».

no time to die 2

 

In attesa dell'uscita del nuovo titolo (30 settembre con Universal), rimandata un'infinità di volte causa pandemia, il documentario Being James Bond di Baillie Walsh, ripercorre, attraverso le voci di protagonista e produttori Barbara Broccoli e Michael J, Wilson, le tappe dell'era Craig-Bond, paragonabile per successo e intensità del legame tra attore e personaggio, a quella Connery-Bond: «Non è facile lasciare questo ruolo, si è creato un legame psicologico che ha avuto riflessi importanti sulla mia vita, eppure adesso è andata».

 

being james bond 2

Il film, un invito a nozze per gli appassionati, si apre con la ricerca dell'attore adatto per la parte e poi con l'annuncio del nome, ripetuto nei tg del mondo e poi sui media che, all'inizio, manifestarono grosse perplessità sulla scelta di un «blond Bond», ma anche di uno 007 molto diverso dai predecessori, per stile e curriculum. Il provino sgombrò il campo da ogni dubbio: «L'avevo visto in Elizabeth - racconta Barbara Broccoli -, era incredibile, quando appare sullo schermo non puoi più guardare nient' altro, è una delle persone più carismatiche che abbia incontrato, una star, in tutti i sensi».

 

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Durante gli «screen test» del 2006, negli studi di Pinewood, «l'unico problema era capire se Daniel volesse davvero essere 007, noi lo volevamo, ma non eravamo certi che lo volesse lui». L'investitura coincide con Casino Royale, i critici tacciono («Craig is the wrong Bond» aveva titolato qualcuno), il coro delle lodi è unanime e Craig agguanta lo scettro di 007, anche grazie a Eva Green, partner indimenticabile nelle vesti di Vesper Lynd, l'unica donna di cui l'agente segreto s' innamora sul serio.

 

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La sequenza dei due sotto la doccia, con lei tremante e terrorizzata e lui che l'abbraccia succhiandole le dita segna l'inizio di una vera passione: «Nei romanzi - osservano i produttori - Bond aveva sempre avuto una vita emotiva che, però, nei film non veniva mai riportata. Volevamo questo cambiamento e sapevamo che Daniel avrebbe potuto realizzarlo. Certe sue caratteristiche rischiavano di diventare clichè, bisognava re-inventarle».

 

no time to die

Del rinnovamento, necessario per adeguare 007 all'aria del tempo, fa parte il dialogo di Skyfall in cui Craig, davanti alle avances del perfido Raoul Silva (Javier Bardem), risponde alludendo alla possibilità di aver avuto in passato esperienze omosessuali. All'epoca, sulla battuta, si aprirono dibattiti internazionali, ora, guardando il filmato, si vede Craig che posa per le foto di lancio con un boa color ciclamino, insomma, la frase aveva un chiaro intento inclusivo. Del sodalizio con Sam Mendes fa parte l'apparizione di Judi Dench nei panni di M, culminata con la scena della sua morte, tra le braccia di Bond, uno dei momenti più toccanti della storia, filmati dal regista con le lacrime agli occhi: «Continuavamo a ridere e a scherzare - confessa Craig -, ma è stato un giorno di riprese durissimo».

 

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L'entrata in scena di Dench, aggiunge Broccoli, rispondeva a un'esigenza precisa: «Avevamo deciso di dare a 007 una famiglia, di descrivere le sue radici». Il mito Craig è ormai all'apice, si vede, in Being James Bond, il filmato realizzato per la cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici 2012 in cui la Regina atterra con il paracadute dopo aver sorvolato Londra in elicottero insieme all'Agente segreto più famoso del Regno, ma cominciano anche a farsi strada i volti dei possibili successori come Hugh Jackman.

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Acrobazie senza stuntmen, scazzottate, inseguimenti, sono prove sempre più impegnative, e l'addio è ormai alle porte. Rimandato con Spectre, ma imminente con l'annuncio, in Giamaica, di No Time To Die, regia di Cary Fukunaga. Film che, non a caso, si riallaccia alle atmosfere del capostipite Agente 007 Licenza di uccidere. Ritorno al passato, per un futuro ancora incerto, su cui aleggiano ipotesi di stravaganti successori. Speriamo che il «politically correct» non intacchi memoria e fascino di uno degli agenti segreti più riusciti dell'epopea bondiana.

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