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IL MONDO VA A PUTTANE PERCHE' I CITTADINI NON CAPISCONO QUANTO SIA IMPORTANTE L'INFORMAZIONE PER LE LORO VITE - SETTE PERSONE SU 10 SI "INFORMANO" ATTRAVERSO I REEL, SCROLLANDO TRA VIDEO DI GATTI E QUELLI DI INFLUENCER A CHIAPPE DI FUORI - ANCHE I MEME STANNO DIVENTANDO UN MEZZO INFORMAZIONE: IL 22,6% DI FREQUENTA I SOCIAL SI È IMBATTUTO IN UNA VIGNETTA CHE GLI HA FATTO SCOPRIRE UNA NOTIZIA - SEI PERSONE SU DIECI SI INFORMANO SU TEMI DI CUI I PRINCIPALI MEZZI PARLANO POCO O NIENTE - GIORGIO DE RITA, SEGRETARIO GENERALE DEL CENSIS: "L'INFORMAZIONE COSTA. QUELLO A CUI STIAMO ASSISTENDO È UNA CRESCITA AL RIBASSO"

GIORNALI E TIVÙ NON TIRANO PIÙ – I GIOVANI SI INFORMANO QUASI ED ESCLUSIVAMENTE SUI SOCIAL: I PISCHELLI TRA I 18 E 24 ANNI LEGGONO NOTIZIE SU INSTAGRAM (30%), YOUTUBE (23%), TIKTOK (22%) E X (20%) – LE NUOVE GENERAZIONI NON PRESTANO ATTENZIONE AI TRADIZIONALI BRAND DI INFORMAZIONE E PREFERISCONO I SINGOLI CREATOR: SOLO IL 14% AFFERMA CHE IL MODO PRINCIPALE PER ACCEDERE ALLE NOTIZIE SIA ANDARE DIRETTAMENTE SU UN SITO O UN'APP DI NOTIZIE…

 

https://www.dagospia.com/cronache/giornali-tivu-non-tirano-piu-i-giovani-si-informano-ed-esclusivamente-sui-469186

 

BRUTTE NOTIZIE - I GIOVANI NON SI FIDANO DEI GIORNALI E DELLA TV PER INFORMARSI: PREFERISCONO I SOCIAL, I PODCAST E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE – LA MAGGIOR PARTE DEI RAGAZZI TRA I 18 E I 24 ANNI LEGGE NOTIZIE SU INSTAGRAM, YOUTUBE, INSTAGRAM E X – IL PROBLEMA NON È LEGATO SOLO AL TIPO DI MEDIA MA ANCHE AI CONTENUTI E ALL'IGNORANZA DEI RAGAZZI: MOLTI NON CAPISCONO CIO' CHE LEGGONO (PER QUESTO SI FANNO SPIEGARE GLI ARTICOLO DALL'IA) - PER DI PIU', RITENGONO CHE LA PROPRIA GENERAZIONE NON SIA PRESA IN CONSIDERAZIONE E, QUANDO ACCADE, VENGA “TRATTATA IN MODO INGIUSTO”…

 

https://www.dagospia.com/cronache/i-giovani-non-si-fidano-dei-giornali-tv-per-informarsi-preferiscono-i-469703

 

NELLA CRISI DELL'INFORMAZIONE A EMERGERE SONO REEL E MEME

Chiara Venuto per l'ANSA

 

instagram reel 7

Guerre, delegittimazioni politiche e parzialità fanno male all'informazione tradizionale, e le persone la mettono sempre più in dubbio. Cambia così la dieta mediatica degli italiani, e ad emergere sono formati relativamente nuovi, come i video brevi verticali e persino i meme. È questa la fotografia scattata dal Censis nel suo Rapporto sulla comunicazione, intitolato L'informazione nel mirino e basato su dati 2025, presentato stamattina all'Accademia nazionale di San Luca, a Roma.   

 

quotidiani - fondi statali per l editoria

Secondo l'indagine, i conflitti globali e il modo in cui sono stati raccontati nei mezzi tradizionali hanno accentuato la crisi del modo di informare, portando - insieme alle varie forme di delegittimazione politica - a una "crisi di fiducia" nei confronti dei media. I rispondenti definiscono l'informazione come "condizionata" (31,5%), "inattendibile" (21,7%), "polarizzata" (17,5%) e "ideologica" (16,8%).

 

E si comportano di conseguenza verso i media più diffusi: il 66,4% verifica sempre, spesso o a volte la veridicità delle notizie da loro diffuse, il 59,5% cerca di evitare di usarli per informarsi e il 58% prova a scovarvi interpretazioni ideologiche.

instagram reels 8

 

Sei persone su dieci (60,6%) si informa sempre, spesso o a volte su temi di cui i principali mezzi parlano poco o niente, circa la metà della popolazione (il 49,1%) segue autori su temi specifici perché condividono la stessa visione e il 52,2% impiega i social per trovare interpretazioni indipendenti.    

 

Mentre la tv continua a tenere il 93,2% dell'utenza (quella sul web compensa il calo della tradizionale), la radio è stabile al 78,4% e l'impiego di Internet è consolidato ma in via di saturazione, con il 90,4% gli utenti, i quotidiani cartacei a pagamento nel 2025 hanno toccato il picco minimo del 21%.

DONNA IN EDICOLA

 

Le prime tre fonti di informazione più utilizzate sono stabili o in flessione: i tg sono visti dal 43,9% degli italiani, Facebook usato dal 33,1% e i motori di ricerca dal 23,2% (la domanda è relativa ai mezzi usati negli ultimi 7 giorni). In generale, i social stanno meglio ed è da lì che arriva la grande rivoluzione mediatica in corso.

 

Sette italiani su dieci (tra chi usa le piattaforme) includono i reel nell'universo dell'informazione: per il 18,6% sono più immediati, il 13,1% li trova più coinvolgenti, il 9,8% più accessibili e l'8,2% complementari alle fonti tradizionali.   

 

instagram reels 2

Pure i meme stanno diventando un mezzo di conoscenza del mondo. Il 22,6% di chi sta sui social (il 31,1% degli under 30) si è imbattuto in uno di essi, che "gli ha fatto scoprire una notizia su temi di attualità, società, politica o cultura".

 

E se, come ha detto nel corso della conferenza la giornalista e massmediologa Alice Oliveri, i reel "richiedono sintetizzazione e semplificazione" (che non favoriscono l'approfondimento), i meme come fonti informative "tendono più a confermare che a cambiare, validando opinioni già presenti".   

 

quotidiani.

C'è scetticismo anche rispetto all'IA. La maggioranza degli italiani (il 61,6%) non si sentirebbe a proprio agio a informarsi con essa; allo stesso tempo, c'è una schiera non da poco di favorevoli (38,4%). Di questi, poco meno di un terzo (30,1%) lo farebbe se i contenuti fossero supervisionati da umani, mentre l'8,3% anche senza il loro controllo. I contrari temono il rischio di disinformazione o fake news (34,8%) e danno più valore alla produzione umana (26,8%).

 

"L'informazione costa", ha commentato Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, "costa pagare giornalisti, strutture, impianti. Quello a cui stiamo assistendo è una crescita al ribasso" con l'uso di IA e "bassi contratti dei giornalisti.

 

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Dovremmo investire di più: nel rapporto è scritto che tre italiani su quattro non sono disposti a pagare per l'informazione. Il tema economico è centrale e si riflette sull'affidabilità, la fiducia, e la capacità di costruire modelli adeguati. Il rischio è di appiattirci, adeguarci a meme o reel, che hanno poco costo".   

 

Lo studio del Censis è basato su una rilevazione su un campione di 1200 individui, stratificato per sesso, età, area geografica e ampiezza del comune di residenza, rappresentativo della popolazione italiana di 14-80 anni.  

 

DE RITA (CENSIS), 'L'INFORMAZIONE COSTA, ASSISTIAMO A UNA CRESCITA AL RIBASSO'

'Il rischio è di appiattirci, adeguarci a meme o reel, che hanno poco costo'

instagram reels 1

(ANSA) - ROMA, 28 APR - "L'informazione costa. Costa pagare giornalisti, strutture, impianti. Quello a cui stiamo assistendo è una crescita al ribasso" con l'uso di IA e "bassi contratti dei giornalisti. Dovremmo investire di più. Il tema economico è centrale e si riflette sull'affidabilità, la fiducia, e la capacità di costruire modelli adeguati. Il rischio è di appiattirci, adeguarci a meme o reel, che hanno poco costo".

 

Lo ha detto Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, nel corso della presentazione del suo 21/o Rapporto sulla comunicazione, relativo al 2025, realizzato con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai e Tv2000, e presentato stamattina a Roma.   

 

giorgio de rita

Poi, "c'è il paradosso tra incidente e intenzione nell'informazione - ha aggiunto -. Abbiamo una cultura che ci dice che l'informazione è prevalentemente intenzionale, e ora si sta scivolando verso l'incidente. La mia impressione è che siamo in un mondo preterintenzionale, di mezza verità e mezza bugia. Ma a volte un po' di intenzionalità va messa nel sistema".

GIORGIO DE RITA

 

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