dario argento

ARGENTO VIVO – LO SCRITTORE-FAN MARCO LODOLI ACCOMPAGNA IL REGISTA NEI LUOGHI CHE HANNO ISPIRATO I SUOI FILM E I SUOI RACCONTI (CHE STANNO PER USCIRE IN LIBRERIA) - ARGENTO: “LEGGERE POE E LOVECRAFT MI HA AIUTATO A GUARDARE MEGLIO IL MIO LATO OSCURO: L'ARTE COMBATTE CONTRO L’IDEA DELLA MORTE. E LA PAURA CI FA SENTIRE VIVI” – VIDEO

 

 

Marco Lodoli per il Venerdì – la Repubblica

 

dario argento

Pochi giorni fa ho scoperto che i miei studenti di terza, sedicenni simpatici e un po' indolenti, non conoscevano Charlie Chaplin. Molti non l' avevano proprio mai sentito nominare, non avevano mai visto Charlot allontanarsi di schiena con la bombetta e il bastoncino.

 

E allora ho proseguito la mia indagine, e ho domandato loro quali registi del cinema italiano del passato remoto o recente conoscessero. Silenzio totale.

 

Fellini, Visconti, Antonioni, Leone?

Niente, sassi caduti nel vuoto. Ma poi una ragazza si è alzata in piedi e ha gridato: Dario Argento! E tutti quanti allora hanno ripetuto quel nome, un boato. L' unico regista che ha attraversato trionfalmente i decenni ed è arrivato fino ai nostri adolescenti è lui, il maestro della paura e dell' orrore, Dario Argento.

E adesso ce l' ho davanti per parlare con lui del suo libro di racconti, Horror (in uscita il 6 marzo per Mondadori), e sono un po' emozionato, perché anche io quando avevo l' età dei miei studenti ho conosciuto la paura grazie ai suoi film.

 

Per vedere L' uccello dalle piume di cristallo, nel 1970 dovetti superare l' ostacolo di un' inflessibile cassiera del cinema Ritz di Roma, che aveva subito scoperto la mia età: tredici anni, e il film era vietato ai quattordici. Così mi mascherai, cappello e sciarpa, modificai a penna la data sulla carta di identità e finalmente riuscii a entrare in una delle emozioni più forti della mia giovane vita.

 

dario argento cover

«Sai che i ragazzini si riuniscono per le "serate Argento"?» mi racconta il nostro grande regista. «Si ritrovano a casa di qualcuno e guardano due o tre film di fila, con le luci spente e il piacere immenso di provare scariche di adrenalina. Loro non hanno paura della paura, anzi sentono che la paura libera energia, che in qualche modo passa dal corpo alla coscienza e la allarga meravigliosamente, apre porte misteriose».

 

Nel libro c' è un racconto, Notte agli Uffizi, in cui Dario Argento visita il museo fiorentino, e i quadri nel buio si animano, si sporgono, parlano. E uno dei quadri più inquietanti è Pallade e il Centauro del Botticelli, in cui la dea della Ragione afferra il mostro per la criniera, come per domarlo.

 

«È vero, da adulti razionali spesso cerchiamo di addomesticare gli istinti primari, mentre i ragazzi li lasciano scorrere liberamente, felicemente. Gridano, ridono, si eccitano, si spaventano, e l' energia vitale si potenzia. Noi interpretiamo l' arte del Rinascimento come ricerca di equilibrio, di armonia, ma non è sempre così. Per me la grande arte contiene sempre motivi di inquietudine, ci scuote dalle fondamenta. Rosso Fiorentino, ad esempio, dipinge corpi visti all' obitorio e resuscitati nei suoi quadri, ogni sua opera trasuda angoscia e timore.

 

dario argento marco lodoli

Ma anche la Medusa di Caravaggio, il Nano Morgante di Bronzino, nudo e deforme, Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi fanno sobbalzare. La bellezza non è mai consolatoria e rassicurante, gli ospedali di Firenze accolgono decine e decine di turisti scossi dalla bellezza crudele dei quadri. È la sindrome di Stendhal, tema e il titolo di un mio film. Da ragazzo feci un lungo viaggio fino in Alsazia, a Colmar, solo per vedere il Cristo più doloroso di tutta la storia dell' arte, quello di Matthias Grünewald».

 

Vorrei che i miei studenti fossero qui, adesso, per capire quanta cultura c' è alla spalle di un film che ci strizza i nervi e l' anima.

 

«Ho sempre amato la pittura, ma anche leggere i classici è stato importante per me. Poe, Lovecraft mi hanno aiutato a guardare meglio il mio lato oscuro, a conoscerlo. E poi da giovane, a Parigi, passavo le giornate alla Cinématheque française, lì ho scoperto il grande cinema americano, John Ford, Howard Hawks, e quello espressionista tedesco, da Murnau a Fritz Lang, da Nosferatu a M - Il mostro di Düsseldorf».

 

dario argento

Molti racconti del libro hanno ambientazioni colte, ad esempio Rosso porpora alla Biblioteca Angelica, una rapida storia di spionaggio, tradimenti, morte che si svolge tra le mura di una delle più antiche e affascinanti biblioteche del mondo.

 

«Ho trascorso mesi in questa biblioteca che sembra un quadro di Escher a leggere e studiare testi antichi sulla stregoneria e l' alchimia, e qui ho girato una scena di Inferno. Il salone vanvitelliano è una cassa di risonanza perfetta per le vibrazioni della paura, e così l' ho usato anche per questo racconto».

 

Ci spostiamo verso luoghi della città cari a Dario Argento: la residenza Villa Marignoli di via Po, appena fuori dalle Mura Aureliane, sembra un incrocio tra un' abbazia anglicana e una casa incantata ai bordi del bosco. Qui Argento ha passato molto tempo a scrivere le sceneggiature dei suoi film, e sulle scale ci sono i manifesti di tante opere di Federico Fellini, che aveva lo studio proprio dietro l' angolo.

dario argento

 

«In fondo» gli dico «tu e Fellini siete gli unici registi veramente visionari del cinema italiano». «Sì, anche Fellini veniva in questo strano edificio a sognare i suoi film» è la risposta. È un posto che fa bene all' immaginazione, evidentemente. Tranquillo, eppure bizzarro, inquietante».

 

E questi racconti da dove sono usciti?

«Li avevo dentro da molto tempo, ci ho messo più di un anno a scriverli. Nella vita ho sempre scritto, prima recensioni sui giornali, sceneggiature per altri, e poi i miei film, e ora questi racconti che sono incursioni nel mistero, dilatazioni sensoriali e psichiche, incubi e risvegli».

A me sono piaciuti molto, mentre li leggevo mi scorrevano in testa le immagini e mi mangiavo le unghie. L' ultima tappa del nostro piccolo viaggio romano è il quartiere Coppedè, il luogo più magico della città, case che sembrano progettate dai fratelli Grimm.

«Gino Coppedè è stato un po' il nostro Gaudí» dico. «Non aveva il misticismo dello spagnolo, ma ha saputo trasformare la materia in favola».

dario argento

«È vero» risponde Argento, «io sono affezionatissimo a questo borghetto fantastico, ci ho girato anche qualche scena, mi piacerebbe abitare in questo sogno a occhi aperti». Lui ricorda che Coppedè si è suicidato, credo che sia un ricordo sbagliato, mi sembra che l' architetto delle fate sia morto per una cancrena, ma non importa. Aggiunge. «L' arte combatte contro l' idea della morte, mi dispiace sempre quando artisti con un' immaginazione così potente si arrendono allo sconforto. Anche Salgari, perché si è ucciso? Aveva inventato mondi bellissimi, li aveva regalati a migliaia di lettori, perché si è tagliato la gola? L' arte è sempre vitalità, coraggio, libertà, entra nella notte ma sa come uscirne».

 

DARIO E ASIA ARGENTO

La gente che passa per piazza Mincio saluta Dario Argento, gli sorride, tutti sono riconoscenti al regista romano per i sussulti che in quasi cinquant' anni di carriera ha seminato nella loro vita: scariche elettriche nel buio delle sale cinematografiche, salti sulle poltroncine e baci e abbracci protettivi alle fidanzate. Dario Argento risponde a tutti, è un uomo gentile, sereno, profondo come un pozzo da cui sgorgano lacrime e sangue, ma poi anche tanta acqua fresca, che disseta l' immaginazione.

 

«A dottò, nun sa che fugoni me facevo quando da regazzetto uscivo dar cinema» dice il tassista che ci riporta verso le nostre case. «Me sembrava d' avé il mostro dietro le spalle, quanto me so' divertito. I film suoi me li so' visti decine de volte, li so a memoria e me fanno sempre paura, ma me fanno pure sta' bene, nun so perché».

«Perché la paura ci fa sentire vivi» dice Argento e sorride. Forse pensa al prossimo film, al prossimo libro, alla prossima porta da aprire in fondo al corridoio.

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