LA CANNES DEI GIUSTI - È FINITA PIÙ O MENO COME CI ASPETTAVAMO: LA PALMA D'ORO DEL MIGLIOR FILM VA A “FJORD” DELL’ORMAI VETERANO CRISTIAN MUNGIU. IL "GRAND PRIX" A "MINOTAUR" DI ANDREY ZVYAGINTSEV, GRANDE REGISTA RUSSO CHE NON FACEVA UN FILM DA NOVE ANNI (PRENDENDO IL PREMIO, IL REGISTA HA DETTO: "METTIAMO FINE A QUESTO MASSACRO") - MIGLIOR REGIA VA EX AEQUO AI DUE REGISTI DI “LA BOLA NEGRA”, GLI SPAGNOLI JAVIER CALVO E JAVIER AMBROSSI, E AL POLACCO PAWEL PAWILOWSKI PER “FATHERLAND” - MIGLIORE ATTORE EX AEQUO EMMANUEL MACCHIA E VALENTIN CAMPAGNE PER "COWARD" E MIGLIORE ATTRICE, SEMPRE EX AEQUO, A VIRGINIE EFIRA E TAO OKAMOTO PER IL FILM "ALL OF A SUDDEN DI RYUSUKE HAMAGUCHI"
Le réalisateur russe Andreï Zviaguintsev plaide pour la fin de la guerre en Ukraine et s'adresse à Vladimir Poutine, après avoir reçu le Grand Prix pour le film "Minotaure".#cannes2026 pic.twitter.com/CgwZ9xi3Lk
— france.tv cinéma (@francetvcinema) May 23, 2026
Marco Giusti per Dagospia
Più o meno quello che ci aspettavamo. Una giuria probabilmente poco compatta ma di buon gusto, presieduta da Park Chan-wook, ha premiato quei cinque sei film buoni, tutti o quasi europei, che sono passati e che ritroveremo in sala questo autunno e poi in corsa per Oscar, Efa, Bafta, Césars.
Vincono i premi più importanti i film in realtà più politici sui conflitti attuali della vecchia Europa. Giustamente la Palma d’’Oro del miglior film va a “Fjord” dell’ormai veterano Cristian Mungiu, con tanto di scontro culturale tra norvegesi dei fiordi e rumeni religiosi che preferiscono la Bibbia a Internet.
E il Grand Prix a “Minotaur” di Andrei Zvvyagintsev, grande regista russo che non faceva un film da nove anni, l’unico film che osa inserire in una trama crime nota, quella di “Stephane, una moglie infedele di Claude Chabrol, la guerra con l’Ucraina voluta da Putin. “Mettiamo fine a questo massacro”, ha detto il regista prendendo il premio.
Miglior regia va ex aequo ai due registi di “La bola negra”, gli spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi, detti Los Javis, e al polacco Pawel Pawilowski per “Fatherland”, film coprodotto dall’italiana Our Film di Lorenzo Mieli e Mario Gianani.
Il primo rilegge la storia spagnola e dell’omosessualità spagnola partendo dalla morte di Federico Garcia Lorca. Il secondo ci fa seguire il viaggio di Thomas Mann e della figlia Erika nella Germania ferita e divisa del 1948. Film importanti sul 900, mai stato così vivo come in questi giorni a Cannes.
Migliore sceneggiatura va a un altro film che rilegge la storia, anche quella più imbarazzante d’Europa, come “Notre salut” di Emanuel Marre, ambientato nella Francia fascista, a braccio alzato, di Vichy, vista attraverso gli occhi e gli scritti del nonno del regista, funzionario di destra che crede fermamente al maresciallo Pétain e a quella Francia.
Trionfa ancora il 900 nel premio ai migliori attori, Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, i due ragazzi innamorati sul fronte della Prima Guerra Mondiale in “Coward” del belga Lukas Dhont. Migliori attrici, invece, le stupende Virginie Efira e Tao Okamoto per “Soudain” di Ryuchi Hamaguchi, grande affresco su temi importanti, il capitalismo, l’inclusione, la diversità e grande omaggio al pensiero del nostro Franco Basaglia.
Il Premio Speciale della Giuria va al tedesco “The Dreamed Adventure” di Valeska Grisebach, ambientato tra Svilengrad e il sito archeologico di Matochina, al confine con la Turchia. Lunghissimo, 167’.
La Camera d'Or, il premio per la migliore opera prima va a “Ben’Imana” di Marie Clémentine Dusabejambo, primo film del Ruanda presentato nella storia di Cannes. Non possiamo che esserne contenti. E la Palma d'oro per il miglior cortometraggio a “For the Opponents” di Federico Luis.
la bola negra 10
fatherland 2
fatherland 1
fatherland 4
la bola negra 7






