CHALTRON ESCON: TOMMASO LABRANCA E LA FENOMENOLOGIA DEL CIALTRONE CONTEMPORANEO – A DIECI ANNI DALLA SUA MORTE, MONDADORI RIPUBBLICA UNA RACCOLTA DEI SUOI SCRITTI: SNOBBATO IN VITA DALL’INTELLIGHENZIA DI SINISTRA CHE LO CONFINO’ NEL RUOLO DI ROVISTATORE DI SPAZZATURA NAZIONALPOPOLARE, LABRANCA E' STATO RIVALUTATO DALLA CRITICA DOPO LA MORTE - DALL’ANALISI SOCIOLOGICA SULLA CANZONE “SEI UN MITO DEGLI 883” ALL’ESTASI DEL PECORECCIO E DEL TRASH, DAL "NEOPROLETARIO" CHE FA I DEBITI PER FARE DUE GIORNI A MYKONOS AL CIALTRONISMO CHE PER LUI E' SINONIMO DI CONFORMISMO - CHISSA' COSA AVREBBE PENSATO DEL FATTO DOPO LA MORTE DI DOLLY PARTON PARE CHE SIANO DIVENTATI TUTTI ESPERTI DEI MONTI APPALACHI….
Alessandro Colombo per la Stampa - Estratti
Viviamo un tempo in cui i social dominano al punto che ci siamo quasi dimenticati che la realtà esiste. Quella vera, non quella aumentata che, in una sorta di parabola calviniana, ha fatto passare da rampante a dimezzata e infine inesistente.
Forse è per questo che fatichiamo a leggerla come riuscivano invece i grandi maestri del cinema quali Dino Risi, Ettore Scola, Mario Monicelli o gli acuti osservatori come Ennio Flaiano e Alberto Arbasino.
Tra loro ce n’è stato però un altro, Tommaso Labranca, che moriva proprio il 29 agosto di dieci anni fa. Autore televisivo, scrittore, saggista, Labranca è stato un intellettuale irregolare. Ha saputo leggere la comunicazione di massa degli Anni Novanta e dei primi Anni Duemila, e i suoi effetti, in maniera unica e originale. Non ha preso come oggetto tutta la realtà, ma un piccolo pezzo. Quello in cui viveva e conosceva bene.
Nato nel 1962 a Milano, ha infatti vissuto a Pantigliate nell’hinterland. Per questo ha potuto raccontare l’Italia suburbana delle periferie popolata da quello che definirà «Neoproletariato».
Eppure non fa parte del pantheon degli intellettuali italiani celebrati. Ed è un peccato, oltre che un errore.
Assume in questo senso un doppio valore meritorio la scelta di Mondadori di pubblicare una raccolta dei suoi scritti Dal Pop al popolo. Curata da Claudio Giunta, docente di Letteratura italiana all’Università di Torino, il volume propone un’accurata antologia di opere scelte. Pagine cariche di analisi condotte con lucidità e intelligenza (categoria che ormai dovrebbe entrare tra le specie protette in via di estinzione) ma senza la bava censoria del moralista o la supponenza snobistica dell’intellettuale organico. Semmai l’ironia pungente e abrasiva del libero pensatore.
Un’intelligenza che permea gli stessi titoli dei saggi: Da Andy Warhol era un coatto a Estasi del pecoreccio, da Chaltron Hescon a Il piccolo isolazionista. Testi nei quali Labranca non si perita di mettere Franco Franchi al livello del filosofo Jean-François Lyotard, descrivendo il film, Ku Fu? Dalla Sicilia con furore, come un limpido esempio di eclettismo; oppure di fare un’analisi sociologica sulla canzone Sei un mito degli 883; per non parlare delle sue riflessioni sul trash.
TOMMASO LABRANCA CHALTRON ESCON COVER
Sempre nella consapevolezza che «il credo dei mediocri» stia nel ritenere che tutto ricada nelle categorie culturale/sottoculturale. «Il torto nasce quando la sensibilità personale viene sostituita dall’imposizione del pregiudizio estetico», scrive. «Chi accetta il pregiudizio delega a terzi la formazione del proprio gusto». Per questo come «giovani salmoni del trash» occorre risalire la corrente.
«Non era un fanatico. Rifletteva sulle cose. Era un analista. Un osservatore partecipante. Vive in quel mondo e anziché lamentarsi, osserva e fa quello che fanno gli etnografi. Solo che anziché farlo alle isole Trobriand come Malinowski, lui lo fa nella cintura di Milano», spiega Giunta. Ed ecco quindi la sua analisi sul trash. «Labranca aveva elaborato una teoria sottile e divertente secondo la quale il trash era l’emulazione fallita di un modello alto. Per esempio il conduttore di un programma televisivo di una rete privata che scimmiotta Johnny Carson o Pippo Baudo o Emilio Fede che prova a fare la Cnn con i mezzi di Retequattro e Paolo Brosio. Dopodiché la parola non è così importante. La cosa importante è che lui aveva visto nella comunicazione di massa, nel giornalismo e nella produzione culturale di medio e basso livello un oggetto che era interessante da analizzare in maniera seria, cosa che fino ad allora non era stato fatto».
Senza però il piglio professorale. «Ovviamente non pensava che Pupo fosse all’altezza di Beethoven. Era un persona seria e conosceva le differenze. Quello che gli mancava ero lo snobismo degli intellettuali. A scuola ci insegnano che lacune cose sono fondamentalmente serie e altre fondamentalmente stupide. Lui era abbastanza intelligente da capire che queste limitazioni non esistono o comunque vanno discusse ogni volta. Lo ha fatto prima di ogni altro».
Altro concetto sul quale Labranca scrive parole tanto illuminanti, quanto attuali, è il cialtronismo. «Il cialtronismo era per lui il conformismo. L’idea che soprattutto gli intellettuali si sintonizzano su alcune idee forti e su quelle giurano senza verifica. Lui verificava e rideva delle mode culturali che fanno sì che tutti quanti a un certo punto dicano le stesse cose.
Chaltron Hescon è il meno bello dei libri ma è quello più attuale. Pensiamo su quante parole d’ordine, negli ultimi cinque anni, abbiamo teso a convergere senza scrutare dentro queste parole: da Ucraina a Gaza, da fluidità a body shaming. Pensiamo alla facilità con cui tutti quanti siamo diventati esperti di queste cose. Dopo la morte di Dolly Parton sono diventati tutti esperti di monti Appalachi.
Tutti a indignarci per le stesse cose. È quella che lui definiva l’iperconvinzione, l’idea che viene riversata nel pubblico e che il pubblico fa entrare nella sua testa rimandandola in giro moltiplicata cento volte con toni esagitati».
Atteggiamento che accomuna anche i neoproletari. «I proletari erano quelli che non avevano i soldi e lottavano per sopravvivere e compravano le cose a poco prezzo di seconda mano. Il neoproletario è invece colui che pur essendo povero in termini economici e culturali deve mostrare quel poco di ricchezza che riesce a raggranellare. Fa i debiti per la serata al sushi bar o per fare due giorni a Mykonos anziché due mesi a Roccacannuccia.
Il neoproletariato è il proletariato che simula. Instagram è il luogo dell’emulazione. Uno vede che tutti sono a Formentera e allora fa debiti per andare a Formentera per postare la foto del piatto dal prezzo esorbitante mangiato nel miglior ristorante dell’isola».
La domanda più naturale è cosa scriverebbe oggi Tommaso Labranca. «Forse avrebbe taciuto di fronte al mondo attuale. È tale la quantità di robaccia, di sciocchezze e cialtronismo che ogni giorno ci aggredisce quando accendiamo il cellulare, che è quasi impossibile tentare un’analisi della società come quella che ha fatto lui attraverso una visione completa di quello che succede soprattutto in rete.
Il vaso di Pandora si è aperto e non c’è più il filtro che comunque la televisione dava. Ora non siamo più ai sintomi, siamo a una malattia che ormai ha invaso tutti i canali. (...)
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ANDY WARHOL ERA UN COATTO LABRANCA
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