“CHI HA UN CANE LO SA” – LO STRAZIO DI MICHELE SERRA CHE RACCONTA IL “DOLORE FISICO” PER LA MORTE DEL SUO CANE SBRANATO DA UN BRANCO DI LUPI SULL'APPENNINO PIACENTINO – LA POLEMICA DI MAURIZIO CRIPPA SUL “FOGLIO”: “C’È TUTTA UNA CULTURA ECO-FROU FROU CHE PREFERISCE I LUPI AGLI UMANI. DOPO UN RECENTE CASO DI AVVELENAMENTO DI LUPI IN ABRUZZO, LA PROCURA DI SULMONA HA PROCLAMATO CHE NON DARÀ SCAMPO AGLI UMANI, PERCHÉ I LUPI 'SONO ESPRESSIONE DELLA CULTURA DI QUESTA TERRA'...” - LA POLEMICA DI NICOLA BORZI: ENTRAMBI SONO FUORI BERSAGLIO. SERRA CHIEDE L'ABBATTIMENTO DEI LUPI PERCHE' ALTRIMENTI "CE NE ANDIAMO TUTTI DALL'APPENNINO". L'ALTRO, CRIPPA, SCRIVE PER DARE ADDOSSO A CHI DIFENDE I LUPI. MA SE CI SONO I LUPI E' PERCHE' IL TERRITORIO È INVASO DAI CINGHIALI E SOLO I LUPI POSSONO CONTENERE IL NUMERO DEI CINGHIALI. CHE SI NUTRONO SOPRATTUTTO DI PATATE E ALTRI RACCOLTI AGRICOLI FACENDO DEVASTAZIONI BEN MAGGIORI DEI LUPI..."
Dal profilo Facebook di Nicola Borzi - Di Appennino, lupi, cani e giornalisti bobo fuori posto
Michele Serra scrive sul Post un lungo e doloroso ricordo del suo cane Osso, sbranato dai lupi nell'Appennino tra la Lombardia e l'Emilia, in un prato proprio davanti a casa sua.
Massima solidarietà a Serra. Noi viviamo con tanti gatti, li amiamo uno a uno, in modo diverso, per la loro personalità. Ne abbiamo appena perso uno amatissimo. Conosco il dolore di perdere un'anima così affine da esserti sorella.
Ma. Ma il mio dolore e la mia pena va soprattutto per il povero Osso. Perché Osso è stato vittima non dei lupi. È stato vittima dei suoi umani. Della loro sicumera.
E poi di nuovo: ma. Un altro più grande, gigantesco Ma. Perché ma?
Perché c'è una notevole via di mezzo, vasta come l'Italia interna, tra affermare, come fa Michele Serra sul Post di oggi, che contro i lupi "recinzioni e cani da pastore aiutano, ma non bastano. Non si può vivere sempre reclusi quando davanti agli occhi hai monti, boschi e spazi sconfinati. Altrimenti: si torna tutti in città, e al diavolo la manutenzione di fossi e torrenti, al diavolo la cura dei campi e dei boschi, al diavolo la ripopolazione delle aree interne".
Abbiamo amici che hanno avuto quattro pecore uccise, tre sbranate e una morta di terrore, da lupi, qualche chilometro fuori dalle porte di Roma nord. Nel loro terreno di casa. Conosciamo altre vicende simili.
Ma nessuno ha mai detto come fa Serra "o contenete i lupi", sublime eufemismo per "ammazzatene un bel po' di questi lupi", "o si torna tutti in città". Cacciare non è la soluzione. Cacciare significa (solo per fare un esempio tra i molti possibili) non solo ammazzare lupi che contengono l'enorme diffusione dei cinghiali, allargandone ulteriormente i branchi e le devastazioni agricole, cacciare significa inondare il territorio di bossoli di plastica (che non tutti i cacciatori raccolgono) e soprattutto di piombo, tonnellate di piombo delle palle delle cartucce, che non possono essere ritrovate né raccolte e inquinano terreno, falde, corsi d'acqua.
"Non si può vivere sempre reclusi quando davanti agli occhi hai monti, boschi e spazi sconfinati": caro Serra, i pastori e i contadini hanno sempre cintato e difeso le greggi. Sempre. La loro era saggezza, istinto di conservazione, non pulsione da reclusi.
Serra, se non hai capito dove vivi il problema è tuo e purtroppo pure lo è stato per il tuo povero cane. Il tuo povero cane che tu hai lasciato vagare nonostante, come scrivi, solo poche ore prima i lupi avessero predato pecore del tuo vicino di casa.
Il problema è la tua idea che vivere un territorio aspro e traboccante di vita come l'Appennino significhi immaginare di poter lasciare vagare libero il tuo cane come se fosse a Parco Sempione o a villa Borghese. L'Appennino non è e non deve essere un parco per umani e per i loro adorati animali da compagnia. L'Appennino deve essere ciò che è: un territorio dove ogni specie è libera di essere se stessa. Pure di predare. E a contenerne il numero devono essere le risorse naturali a disposizione, le specie predate, non le doppiette dei cacciatori o le esche velenose degli infami.
Il tuo povero cane, Osso, poteva essere salvato. Dovevi proteggerlo tu. Tenendolo su un terreno cintato, il tuo.
Perché in Appennino ci sono non solo lupi ma anche cinghiali, tassi, istrici, vipere e anche altre specie (anche alcuni insetti come le Processionarie) che ai cani possono fare molto ma molto male. Persino ucciderli. Vuoi sterminare tutti i cinghiali? I tassi? Le Processionarie?
Tornatene a vivere in città e lascia i monti ai loro legittimi abitanti. Lupi e cinghiali compresi.
PS se vuoi parlare davvero dei problemi dell'Italia interna, famoso collega, inizia a descrivere come Giorgia Meloni e il suo governo abbiano cancellato la Strategia del governo per le aree interne, azzerando le risorse per rivitalizzarle, accoppando un territorio fondamentale per il futuro del Paese. Fallo per tutti gli Osso e tutti gli umani che ci vivono e convivono con lupi cinghiali e altri esseri viventi.
MAURIZIO CRIPPA E LA STORIA DEL CANE DI MICHELE SERRA
Maurizio Crippa per Il Foglio - Estratti
“Chi ha un cane lo sa”, ha scritto Michele Serra nella sua newsletter. Io cani non ne ho, ma nemmeno sono così cinico da non capire quanto possa soffrire (“dolore fisico”) un umano per la perdita del suo cane. Mi dispiace.
E non mi rallegra certo nemmeno, ma un po’ mi incuriosisce, la vicenda in sé e la morale che come un nuovo Fedro aggiornato Serra ne ha tratto.
Storia selvaggia e straziante: il suo cane è stato sbranato da un branco di lupi vicino al suo eremo sull’Appennino piacentino. Ci sono i lupi in Val Tidone? Hai voglia. C’è tutta una cultura eco-frou frou che preferisce i lupi agli umani.
michele serra e il suo cane osso
Dopo un recente caso di avvelenamento di lupi in Abruzzo (guerra territoriale tra poveri), la procura di Sulmona ha proclamato che non darà scampo agli umani, perché i lupi “sono espressione della cultura di questa terra”.
Il dolore ha fatto Serra più saggio: i lupi “sono un problema primario per chi vive in montagna e nella natura aperta”, contadini, allevatori e cittadini transfughi, “una trincea tenace e avventurosa all’abbandono dell’Appennino”. Dunque che fare? “Io quassù ci voglio vivere, assieme a cani e lupi”, dice, ma quanti lupi il territorio possa reggere “lo devono stabilire le autorità”. Non quelle di Sulmona (...)




