IL CINEMA DEI GIUSTI - SONO RAPITO DALLA STORIA CHE RIPROPONE QUESTO “IL PRIGIONIERO” - NON TANTO PER UN GIOVANE MIGUEL DE CERVANTES, INTERPRETATO DAL BRAVISSIMO JULIO PENA, FATTO PRIGIONIERO DAI MUSULMANI IN QUEL DI ALGERI NEL 1575, QUANTO PER IL SUO AMATO/ODIATO TORTURATORE, HASAN BEY, INTERPRETATO DA ALESSANDRO BORGHI, CHE NEL GIOCO TRA TORTURATORE E TORTURATO, SI INNAMORA, RICAMBIATO, DEL SUO PRIGIONIERO - LA STORIA E LA PARTE MÉLO MI HANNO PRESO E BORGHI E JULIO PENA BRAVISSIMI E CREDIBILI. SVILUPPANO QUELLO CHE TANTI FILMONI DI HOLLYWOOD NEGLI ANNI ’50 E ’60 POTEVANO SOLO ACCENNARE… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
julio pena e alessandro borghi in il prigioniero
Sono assolutamente rapito dalla storia che ripropone questo “Il prigioniero (El cautivo)” diretto dallo spagnolo Alejandro Amenabar, regista di horror di successo come “The Others”, di grandi film d’autore come “Mare dentro” e di polpettoni storici come “Agorà”, e dei personaggi che coinvolge.
Non tanto per un giovane Miguel de Cervantes, interpretato dal bravissimo Julio Pena, appena uscito dalla battaglia di Lepanto con un braccio rotto e una menzione di Filippo II e fatto prigioniero dai musulmani in quel di Algeri nel 1575, quanto per il suo amato/odiato torturatore, Hasan Bey, interpretato da un favoloso Alessandro Borghi, che nel gioco tra torturatore e torturato, si innamora, ricambiato, del suo prigioniero, e non intende proprio lasciarlo tornare in Spagna volendo le sue storie tutte per sé.
Anche se il film ha una parte centrale un po’ lenta, è anche lunghetto (2 ore e 15), quando parte il mélo amoroso tra i due protagonisti, con Hasan-Borghi che apre il suo hassam pieno di ragazzi a Cervantes-Pena, e entra con competenza nelle sue storie neanche fosse un editor, devo dire che mi ha conquistato.
Più di “Agorà”, che era poi un biopic complesso sulla matematica Ipazia di Alessandria, perché la storia ci è più vicina e permette oggi una più realistica visione delle relazioni fra Hasan e Cervantes. Nei primi anni ’60 ricordo che venne girato un film su Miguel de Cervantes che un po’ raccontava la storia, “Le avventure e gli amori di Miguel de Cervantes”, diretto da Vincent Sherman, fu il suo ultimo film, e interpretato da Horst Buchholz come Cervantes, Gina Lollobrigida come Giulia e José Ferrer come Hasan Bey.
julio pena e alessandro borghi in il prigioniero
E già qui, se vedete la foto di Buchholz mezzo nude e José Ferrer nell’hassam, l’indicazione sugli amori non proprio tradizionali di Cervantes sono piuttosto chiari. Ancora più dovevano nel primo progetto del film, ideato da King Vidor con Alain Delon e Yul Brynner protagonisti, poi Delon e Anthony Quinn.
E’ il personaggio di Hasan Bey, veneziano, si chiamava Andrea Celeste, che aveva abiurato giovanissimo come era caduto schiavo del corsaro ottomano Turgut Reis e di un suo soldato. Eredita tutto, diventa garzone, cioè uno dei preferiti, di un altro rinnegato italiano, stavolta calabrese, l’ammiraglio Uluç Ali. Diventa così bey di Salonicco, di Algeri, dove conosce Cervantes, di Tripoli e capitan pascià della flotta ottomana. Ebbe anche una moglie.
alessandro borghi il prigioniero
Quando si sposta a Istanbul lo vanno a trovare i parenti, che diventano tutto o quasi musulmani. Leggo su wikipedia che “morì il 12 luglio 1591, in seguito a lancinanti dolori alla testa, dopo aver bevuto una gran tazza di sorbetto”. Quando incontra Cervantes è all’inizio della sua carriera, ma è già un politico in carriera. Quello che mi stupisce e che nel film c’è, è la fluidità non solo sessuale dei personaggi.
“Qui siamo tutti peccatori” ammette Padre Sosa, Miguel Rellan, il narratore del film nonché mentore di Cervantes, che nasconde un figlio diventato anche lui “garzone” a Algeri. Ma tutti passano con estrema facilità da una religione all’altra, prendendo nomi diversi. E da un costume all’altro. Anche se la morte per impalamento è sempre in agguato e non è che i cattolici spagnoli siano meno crudeli dei musulmani. Cervantes sa benissimo che potrebbe vivere da signore con Hasan Bey a Istanbul, è lui che preferisce tornare a casa perché gli spagnoli possano leggerlo.
Già il primo film, quello di Vincent Sherman, ebbe una distribuzione miserabile, questo di Amenabar rischia una fine non troppo dissimile. Ma la storia e la parte mélo mi hanno preso e Borghi e Julio Pena bravissimi e credibili. Sviluppano quello che tanti filmoni di Hollywood negli anni ’50 e ’60 potevano solo accennare. In sala.
julio pena e alessandro borghi in il prigioniero
julio pena il prigioniero
julio pena in il prigioniero
alessandro borghi il prigioniero
julio pena alessandro borghi il prigioniero

