CUOCHI: BASTA SOCIAL, TORNATE IN CUCINA! - INSTAGRAM E TIKTOK SONO INVASI DI VIDEO REALIZZATI DA CHEF (PER MANCANZA DI MESTOLO) CHE, PER OTTENERE UN PO' DI NOTORIETA', CRITICANO I LORO CONCORRENTI, SCATENANDO SCAZZI DIGITALI - ALCUNI CUOCHI, PERO', SONO STANCHI: "QUESTO FENOMENO CI STA ROVINANDO COMPLETAMENTE IL SETTORE" - IL GIUDICE DI MASTERCHEF GIORGIO LOCATELLI: "NELLA SQUADRA DI UN LOCALE, IL SOCIAL MEDIA MANAGER CONTA ORMAI QUANTO LO CHEF E IL DIRETTORE DI SALA. MA PUOI FARE I POST PIÙ BELLI DEL MONDO MA, SE NON CUCINI BENE, FINISCE TUTTO AL PRIMO ASSAGGIO"
Estratto dell'articolo di Giuseppe Scuotri per il “Corriere della Sera”
Tutto è cominciato con Alessandro Borghese. In «4 Ristoranti» i proprietari dei locali si sfidano a colpi di recensioni incrociate, giudicando l’uno la cucina dell’altro. Un format televisivo di successo, costruito su un meccanismo preciso. [...]
È sempre più facile imbattersi in chef e ristoratori che valutano i menu della concorrenza. Lo stile è quello degli influencer: montaggio incalzante, giudizi netti, linguaggio spesso sopra le righe. Se la recensione è negativa, la replica del diretto interessato diventa quasi inevitabile. E alimenta una nuova puntata.
Si vede di tutto, personaggi più o meno improvvisati. Ma anche cuochi con centinaia di migliaia di follower. Tra i volti più noti c’è Vittorio Gucci. Ex musicista, dal 2023 conduce «Il panino perfetto» su Food Network e nel novembre 2025 ha aperto a Milano un locale davanti al quale non sono rare le code. Su Instagram si presenta ai suoi 210 mila follower come il «King» e alterna i propri panini alle recensioni altrui.
Lo scorso luglio ha stroncato in un video tre note hamburgerie di Catania: i titolari hanno risposto e il food blogger Rosario Rapisarda è intervenuto in loro difesa. Altro duello con Mirko Alessandrini, alias Cicciogamer89, 3,6 milioni di iscritti su YouTube e un fast food aperto a Roma nel 2025. All’origine, una maionese: Alessandrini e altri influencer ne avevano criticato la consistenza, Gucci aveva difeso la ricetta.
Poi la visita di Cicciogamer89 a Milano e la pace. Il copione è riconoscibile: recensione, risposta, rilancio, chiarimento. Piccole tempeste mediatiche che, spontanee o costruite, garantiscono attenzione a tutti i protagonisti. Su un terreno simile si muove Habibi, al secolo Abbas Ahmad, originario del Libano e titolare di una kebabberia a San Donato Milanese.
alessandro borghese 4 ristoranti
È diventato una star del web — 227 mila follower — raccontando i suoi prodotti, replicando ricette estreme o di tendenza e commentando altri ristoranti, soprattutto di cucina mediorientale. [...]
Così lo chef siciliano Marco Drago: nella rubrica «Uno di noi mente», portata avanti fino a pochi mesi fa, riproduceva ricette trovate online per verificare se funzionassero davvero. Oppure Guido Mori, cuoco e docente di gastronomia, che analizza su Instagram i video virali a tema food, smonta quelli che ritiene di basso livello e spesso ingaggia discussioni con cuochi e chef. Anche qui attacchi, scintille, repliche.
Il fenomeno non si ferma a fast food e paninoteche. Pochi giorni fa Vittorio Bendazzoli, titolare del ristorante «Benda» di Verona ed ex concorrente di «4 Ristoranti», ha scritto: «Vedo un sacco di colleghi che recensiscono colleghi, che tirano fuori il telefono e giudicano i piatti. Questo fenomeno ci sta rovinando completamente il settore». Il criterio, sostiene, dovrebbe essere la competenza: un ristoratore di sushi non può automaticamente giudicare qualsiasi collega. «Lasciate fare le cose a chi ha competenze!».
È la ristorazione di oggi, bellezza. Verrebbe da dire. È quello che sostiene Giorgio Locatelli, chef italiano da anni a Londra e giudice di Masterchef. Un’evoluzione da non sottovalutare:
«Nella squadra di un locale, il social media manager conta ormai quanto lo chef e il direttore di sala — dice al Corriere —. Oggi possiamo mostrare il nostro lavoro a un pubblico ampio in poco tempo, vent’anni fa bisognava sperare nel passaparola e in qualche articolo di giornale».
Anche chi usa il web come canale preferenziale non è da stigmatizzare: «Sento colleghi anziani dire: “Questi non sono chef, ma cuochi da Internet”. È un’altra, nuova, sfaccettatura del nostro lavoro. Però — puntualizza —, andare a giudicare i colleghi non mi sembra una strategia di marketing intelligente. Meglio dedicare quel tempo alla propria crescita, anche perché un conto è attirare i clienti, un altro convincerli a tornare. Puoi fare i post più belli del mondo ma, se non cucini bene, finisce tutto al primo assaggio».





