VI RICORDATE DI SIR OLIVER SKARDY, AL SECOLO OLIVIERO SCARDICCHIO? EX FRONTMAN DELLA BAND "PITURA FRESKA", LAVORAVA DA ANNI COME BIDELLO IN UN LICEO DI VENEZIA, E DA OGGI VA IN PENSIONE - "L'HO FATTO PER GLI SCHEI (I SOLDI). CON LA MUSICA O FAI TANTI SOLDI O NE FAI TROPPO POCHI. VEDEVO COME ANDAVA CON GLI ALTRI GRUPPI, CHE RESISTEVANO QUALCHE ANNO E POI SPARIVANO, E MI SONO TENUTO IL POSTO FISSO" - "A SANREMO 'PAPA NERO' NON È STATA CAPITA, CI HANNO DEFINITO UN GRUPPO ROCK SATANICO" - "IL GRUPPO SI È SCIOLTO NEL 2002 PERCHÉ UNO VOLEVA GIOCARE A BRISCOLA, UN ALTRO A TRESSETTE, UN ALTRO ANCORA A SCOPA. LO SPARTITO ERA DIVENTATO TROPPO PICCOLO PER CONTENERE LE IDEE DI TUTTI" - I GUAI DI SALUTE E LA DEPRESSIONE: "IL DOTTORE MI DISSE 'SCARDY BASTA CON L'ALCOL CHE SENNÒ TI SCIOPI' (MUORI)"
“STAR PER POCO, BIDELLO PER LA VITA ORA IN PENSIONE MI DO ALLA MUSICA”
Estratto dell'articolo di Franco Giubilei per "La Stampa"
«Dal primo settembre finalmente me ne vado in pensione». Sapendo dall'inizio che vivere di sola musica è impresa più unica che rara, Gaetano Scardicchio alias Sir Oliver Skardy si è sempre tenuto stretto il suo lavoro di bidello, anche quando sembrava che potesse svoltare davvero: nell'anno di grazia 1997, con i suoi Pitura Freska, sale sul palco dell'Ariston e turba la quiete di Sanremo con il reggae alla veneziana di Papa nero, ve la ricordate? «Sarà vero dopo Miss Italia avere un Papa nero, non me par vero».
[...] A Sanremo andò male, quartultimi in classifica, ma di lì a poco il brano divenne il quarto singolo più venduto in Italia: «Non è stato comunque abbastanza per riuscire a campare con la musica, così ho continuato a lavorare al liceo artistico Guggenheim a Venezia», dice Sir Oliver, 67 anni, quarantadue dei quali di onorato servizio nella pubblica istruzione.
Che effetto le fa andare in pensione? Dispiaciuto?
«Per niente, non vedo l'ora che succeda, ho paura che quella data non arrivi mai, e poi continuerò a suonare. Dopo 42 anni sono anche choccato da questa cosa, perché è un'ingiustizia dover lavorare per tanto tempo, uno dovrebbe poter andare in pensione quando vuole, non quando decide lo Stato. Il fatto è che in quarant'anni i lavoratori italiani hanno perso tutto: quando ho cominciato io c'erano stipendi dignitosi, ora sono elemosine per tirare a campare».
Non era un po' troppo alternativo per l'ambiente scolastico, con il suo impegno antiproibizionista?
«Sono sempre andato a scuola con i dread (i capelli in stile rasta, ndr), ho una coda lunga due metri che tengo sotto un cappello, mai avuto problemi. Il rapporto con i ragazzi, ma anche con genitori e nonni, era buonissimo: sapevano che suonavo in un gruppo storico, avevano ammirazione, mi consideravano uno di loro. Anche i prof mi vedevano molto bene, e l'antiproibizionismo non è mai stato un problema».
Il motivo per cui non si è dato interamente alla musica?
«Un motivo economico: con la musica o fai tanti soldi o ne fai troppo pochi. Vedevo come andava con gli altri gruppi, che resistevano qualche anno e poi sparivano, e mi sono tenuto il posto fisso. Per la gente un bidello non fa un tubo e un musicista ancora meno, ma il mio è un lavoro pesante, devi lavare per terra. Quando ho cominciato eravamo diciannove, ora siamo rimasti in sei, ma non è che la scuola sia diventata più piccola...».
[...] Uno dei successi dei Pitura Freska è Pin Floi, cosa le diede spunto per questa canzone?
«Volevo andare a vedere i Pink Floyd al famoso concerto dell'estate 1989 a Venezia, ma non ce l'ho fatta perché c'era troppo casino: non sono riuscito ad arrivarci, la città era già invasa da mezzo milione di persone lasciate in balia degli eventi e senza servizi igienici. A quel punto, o pisci in canale o pisci in calle».
Non è stato strano andare a Sanremo per una band come la vostra?
«[...] In compenso qualcuno ci ha definito un gruppo di rock satanico per Papa nero, e la terza serata hanno mandato fuori dall'Ariston Denny Mendez (la Miss Italia nera della canzone, ndr) perché dicevano che influenzava la giuria... Avremmo anche vinto il premio dell'orchestra, ma quando si sono accorti che eravamo noi, lo hanno ritirato». [...]
SIR OLIVER SKARDY: «I SOLDI FATTI CON I PITURA FRESKA? HO COMPRATO CASA A MARGHERA. DA RE DEL REGGAE A BIDELLO, E ORA VADO IN PENSIONE»
Estratto dell'articolo di Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera” - 29 dicembre 2025
Sotto le arcate dell’antico convento dei Carmini c’è un uomo che pulisce e sorveglia. Ha un cappello rasta calcato sulla testa, baffi e pizzetto bianchi, gli occhiali larghi e parla in dialetto veneziano: «Bondì, so el bideo». Già, il convento dei frati carmelitani è oggi un liceo popolato di studenti e professori, l’artistico Guggenheim di Campo dei Carmini. E lui è il signor Oliviero Scardicchio. Non un bidello qualsiasi.
Sotto il cappello cadente brontola infatti sir Oliver Skardy, icona del reggae in salsa italiana, meglio, veneziana, fondatore nel 1987 dell’irriverente band dei Pitura Freska. Ricordate? Cantavano nella lingua della laguna e adattavano i testi ai ritmi giamaicani intrecciandoli con allegria e denuncia sociale.
Sono quelli di «Papa Nero» che agitò il Sanremo del 1997 ma anche quelli di «Pin Floi», «Marghera», «‘na bruta banda»... Suonavano, provocavano, fumavano. Prima di loro gli Skiantos, dopo di loro nulla. Ebbero dodici anni di fuoco terminati nel 2002 con un sorprendente divorzio. I sei membri storici hanno preso tutti strade diverse e Skardy ha preso questa dei corridoi del liceo Guggenheim. Siamo andati a trovarlo.
Sir Skardy, perché bidello?
«Schei vecio, necessità. Io avevo solo il diploma dell’artistico che non serve a niente se poi non vai avanti. Senza laurea non potevo fare il professore. Ma meglio così, meno casini».
Cioè?
«Se ero un prof avrei baruffato tutti i giorni con i colleghi che vogliono proibire questo e quello ai ragazzi».
Per esempio?
«Tipo il fumo. Qualche canna gira qui al liceo, loro non lo accettano e io sarei più tollerante».
Cosa pensa dei professori?
«Sottopagati, sotto torchio e ogni tanto sclerano perché non hanno gratificazioni. La scuola dovrebbe insegnare la libertà di pensiero ma in queste condizioni non può farlo».
Sottopagati i professori, e i bidelli?
«La verità è che non so nemmeno quanto prendo esattamente, non controllo mai il conto. Comunque, una miseria. E una miseria è anche il guadagno da musicista. Faccio uno più uno e il risultato è una miseria completa».
E il mezzo milione di dischi venduti, quello di platino, non hanno portato guadagni?
«Divisi fra tutti è rimasto poco. Alla fine sono riuscito a prendermi un appartamentino di 60 metri quadri a Marghera con la Penha (la moglie brasiliana, ndr )».
È l’intervallo, Skardy si allontana e qualche insegnante esce a fumare. Chiediamo a una prof se un bidello come lui non sia un po’ ingombrante. «Tutt’altro, è una persona molto umile e fa il suo lavoro anche oltre il dovuto. Piuttosto siamo preoccupati perché sta andando in pensione — ricorda Marina Maichen che insegna Tessuto — [...]». Vicino a lei ci sono altri due docenti che fanno sì con la testa. E mentre si parla, rieccolo.
In pensione, dunque?
«Non vedo l’ora, giugno dell’anno prossimo, ne faccio 67, dopo 40 da bideo e de bueo (lavoro, ndr)».
Come mai il re del reggae vennessian non ha lasciato il lavoro neppure nel periodo glorioso?
«Perché in quegli anni la musica non andava male ma non andava neanche benissimo e sentivo che poteva finire. I Pitura Freska erano divisivi, contestati, o ci amavano o ci odiavano. Poi è arrivata Sanremo, ‘na bea giostra , abbiamo pensato: qui o si entra nel regno o ci sbattono fuori.
Ci hanno sbattuto fuori: quart’ultimi (primi i Jalisse, ndr ). Papa Nero non è stata capita, ci hanno definito un gruppo rock satanico mentre il messaggio era antirazzista. Peraltro siamo stati profetici perché poi hanno fatto Bergoglio che un po’ Papa Nero lo era».
Il bisogno di uno stipendio sicuro non fa un po’ a pugni con l’anima rivoluzionaria?
«Non avevo alternative e devo anche dire che il lavoro mi ha tolto molto tempo alla musica. Ma chi arriva da una famiglia proletaria come la mia (papà fattorino, mamma casalinga) deve pensare prima al pane. Mi rifarò da pensionato».
Progetti?
«Scrivere, suonare, far robe. Al tempo dell’immagine, dell’artificio, io vado nell’altro senso e conto di tornare in piazza, live, anche perché produrre dischi costa». [...]
I Pitura Freska si sono sciolti nel 2002, perché?
«Perché uno voleva giocare a briscola, un altro a tressette, un altro ancora a scopa… e lo spartito era diventato troppo piccolo per contenere le idee di tutti».
Che fine hanno fatto gli altri?
«Cristiano lavora nelle barche, Duse fa lavoretti vari, Valerio ha un ristorante, Furio che era al sax è l’unico che suona ancora, Ciuke pace all’anima sua».
Dopo l’addio è uscito l’album Grande Bidello, in che senso grande?
«Grande Bidello come Grande Fratello, la peggior trasmissione che l’uomo potesse inventare perché non ha dentro niente e la gente la guarda per vedere le tresche di questi giovani».
Chiuso il capitolo Pitura Freska, Skardy si è messo in proprio, quattro dischi da solista, quest’anno anche un libro con Marilena Ferrara (Sir Iliver Skardy) e ora questo singolo, «Feragni», ispirato alle disavventure dell’influencer, uscito proprio in questi giorni. Per dire cosa?
«Per dire di quest’epoca dominata dall’apparenza, della corsa a mostrarsi perfetti, popolari, costantemente connessi. Per dire dei ricchi trattati come divinità. La Ferragni è solo un esempio, non irrido lei ma il sistema».
Pare che gli studenti vengano a scuola anche per Skardy «Succede sempre quando uno è bello... il fatto è che oggi mancano insegnanti riconosciuti. Un tempo all’Accademia delle Belle arti c’era per esempio tale Emilio Vedova, non so se mi spiego, altro che Skardy». [...]









