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IL DIVANO DEI GIUSTI/1 - SU DISNEY+ SARETE DAVVERO CONTENTI DI TROVARE OGGI “INSIDE OUT 2”, CHE NON È AFFATTO UN FILM FACILE E PER I PICCOLISSIMI – SEMPRE SU DISNEY AVETE ANCHE IL DOCUMENTARIO “ELTON JOHN. NEVER TOO LATE”. MEGLIO DEI TALK SHOW POLITICI SARÀ – LA VERA SORPRESA È SU MUBI: LO STREPITOSO DOCUMENTARIO “DAHOMEY”, ORSO D’ORO A BERLINO, CHE DOVREBBE FINIRE DRITTO TRA LE GRANDI NOMINATIONS DEGLI OSCAR… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

Allora. Che vediamo stasera? Su Disney+ sarete davvero contenti di trovare oggi “Inside Out 2”. Che non è affatto un film facile e per i piccolissimi. Qualcuno ci spiegherà, scrissi quando il film uscì in sala, cosa spinga un pubblico davvero enorme, composta in massima parte di ragazzine tra i 10 e i 13 anni, a decretare “inside Out 2” diretto da Kelsey Mann per la Pixar, il film dell’anno in barba a tutti gli altri kolossal della stagione.

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E qualcuno, anche una Chiara Valerio di turno, ci spiegherà anche perché in “Inside Out 2”, il problema centrale di una ragazzina di 13 anni che sta entrando nella difficile fase della pubertà veda come sua massima sfida nella crescita non il confronto con l’altro sesso, che ne so? una storiella d’amore…, ma l’accettazione in una squadra tutta femminile di hockey, e quindi un futuro di amicizie al femminile negli anni più importanti della sua crescita.

 

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La partita di hockey diventa così non solo un test per entrare o meno nella squadra, ma per essere accettata in un mondo di ragazze. Come sicuramente saprete se avete visto il primo “Inside Out”, che aveva ovviamente in più la novità dell’idea centrale, tutto queste è gestito non in prima persona dalla ragazzina, la ultrabianca e ultrabionda Riley, che ha comunque un’amica asiatica, un’amica nera, ecc., ma da un vero e proprio staff di personaggi che rappresentano i suoi sentimenti.

 

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Solo che ai sentimenti-characters primari che si dilaniavano nella testa di Riley bambina, la Gioia-Amy Pohler, la Tristezza-Phyllis Smith, la Rabbia-Lewis Black, se ne aggiungono di nuovi, quelli legati alla pubertà e alla crescita, come la fondamentale Ansia-Maya Hawke, l’Invidia-Ayo Edibiri, il divertente Imbarazzo-Paul Walter Hauser, e la strepitosa Ennui-Adéle Exachopolous.

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L’idea vincente di questo secondo film è proprio la guerra che si svolge dentro Riley tra nuovi sentimenti pronti a prendere il sopravvento, e vecchi sentimenti, più tradizionali e più da piccola che cercano di non farla sbandare troppo dalla solidità costruita tra scuola e famiglia (Diane Lane e Kyle MacLachlan), mentre la ragazza affronta quella che sembra la prova maggiore della sua vita.

Elton John. Never Too Late

Sempre su Disney trovate da oggi anche il documentario “Elton John. Never Too Late”, sulla vita del celebre cantante. Meglio dei talk show politici sarà. La vera sorpresa su Mubi oggi, invece, è lo strepitoso documentario della franco-senegalese Mati Diop “Dahomey”, Orso d’Oro a Berlino, dedicato al ritorno a casa nel Benin delle 26 statue del Dahomey rubate da Napoleone e portate in Francia, che secondo molte riviste dovrebbe finire dritto tra le grandi nominations degli Oscar.

 

Dahomey

Non è solo un capolavoro di eleganza e di poetica, è anche il primo grande film sul complesso di colpa dell’Europa nei riguardi dell’Africa. Io ieri sera ho rivisto “La noia” diretto nel 1963 da Damiano Damiani in edizione restaurata su Amazon. Meglio della versione terribile di Cédric Kahn. Inoltre con strepitosa fotografia in bianco e nero di Roberto Gerardi e musiche innovative di Luis Bacalov. Eppure mi ha deluso profondamente.

 

La noia

Non solo ho trovato del tutto sbagliati Horst Buchholz come pittore romano privo di talento e di qualsiasi ambizione (fa dei finti Burri tremendi), e Bette Davis come sua madre, ricca e triste con assurda parrucca che sembra quella di Totò in “Totò truffa”, ma davvero irritante il ritratto della ragazzina che fa perdere la testa ai maschi, giovani e vecchi, Catherine Spaak. Cioè. Lei è fantastica, anche se col doppiaggio del tempo, non capiamo del tutto il suo ruolo, ma tutta la storia è vista, come si faceva allora nel nostro cinema, sempre e solo dal punto di vista maschile.

La noia

Storie scritte da maschi in film per maschi diretti da maschi. E’ il maschio vecchio, addirittura Leonida Repaci qui in veste di pittore di quadri orrendi, che si uccide per lei, è il maschio giovane che è pronto a sacrificare tutto per lei. Fino alla grande e celebre scena di lui che ricopre il corpo nudo di lei di banconote da 10 mila lire. Non è un grande film. Ma è molto interessante per capire l’idea che i maschi avevano dei rapporti con le donne e della loro libertà nei primi anni ’60.

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Il personaggio di Buchholz tenta anche di strangolarla annunciando un femminicidio. Catherine Spaak impersonò una serie di ninfette, come si diceva allora, pronte a far perdere la testa ai maschi adulti. E rimane la vera eroina non solo di questo film, ma di tutti quelli del tempo. Lei sì andava rivalutata. A Damiani non piacque. Anche se trovò brava la Spaak. Allo sceneggiatore Ugo Liberatore neanche. Bette Davis litigava con tutti. Ma come fai a sbagliare un film se hai Bette Davis…

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