moongae daydream hallelujah: leonard cohen. a journey, a song

IL DIVANO DEI GIUSTI/1 - STASERA CHE VEDIAMO? A DAGO CONSIGLIO DUE FILM MUSICALI IMPORTANTI COME “MOONAGE DAYDREAM” DI BRETT MORGEN SULLA VITA DI DAVID BOWIE. CERTO, ANDAVA VISTO IN IMAX, MA ORMAI STA SU PRIME. O COME “HALLELUJAH: LEONARD COHEN. A JOURNEY, A SONG”, STREPITOSO DOCUMENTARIO DEDICATO ALLA COMPLESSA COSTRUZIONE DI UNA CELEBRE E MISTERIOSA CANZONE CHE OLTRE A UNA GESTAZIONE DIFFICILE, HA AVUTO UN PERCORSO TORTUOSO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

dwayne johnson black adam 1

Stasera che vediamo? Devo dire che ci sono parecchi film nuovi e nuovissimi sulle piattaforme. Su Amazon Prime, pagando qualcosa, avete delle superprime come “Black Adam” di Jaume Collet Serra con il pelatone Dwayne Johnson, kolossal dei DC Comimics. Non un capolavoro, ma un film di grande intrattenimento. Ma c’è pure il potente “Beast” di Baltasar Kormakur dove Idris Elba, dottore inglese da poco vedovo, torna in Sudafrica coi figli e si imbatte in un leone cattivissimo che lo ha preso di mira. Groarr!

 

moonage daydream 1

Leggo ovunque che è ottimo “I crimini di Emily”, piccolo thriller diretto da John Patton Ford con Audrey Plaza, la più brava attrice di “The White Lotus”, dove interpreta Emily, che è diventata criminale con delle carte di credito balorde che ha usato. E’ il film che l’ha lanciata e andrebbe visto. A Dago gli consiglio due film musicali importanti come “Moonage Daydream” di Brett Morgen sulla vita di David Bowie, esperienza imperdibile che vi farà ballare sulle sedie. Certo, andava visto in Imax, ma ormai sta su Prime.

moonage daydream 4

O come “Hallelujah: Leonard Cohen. A Journey, A Song” di Daniel Geller e Dayana Goldforde. Per i fan di Leonard Cohen, ma anche per quelli di Jeff Buckley e di John Cale, mi sembra imperdibile questo strepitoso documentario dedicato alla complessa costruzione di una celebre e misteriosa canzone che oltre a una gestazione difficile, sette anni per scriverla, ha avuto un percorso tortuoso con un inizio disastroso e un finale al tempo stesso drammatico e imprevedibile.

 

Hallelujah: Leonard Cohen. A Journey, A Song

Pensata da Cohen negli anni ’80 inseguendo una simbologia mistica, a metà tra la rilettura dei testi ebraici e la cultura zen, costruita in varie parti del mondo, nell’isola greca di Hydra, a Parigi con la sua musa Dominique Isserman, la canzone e il disco, "Various Positions", ideato da Cohen e dal suo geniale arrangiatore John Lessier, venne rifiutata dal nuovo boss della Columbia nel 1983. Il disco uscì con una piccolissima etichetta nella più completa indifferenza, decretando una sorta di crisi per chi ci aveva lavorato.

 

Ma la canzone venne miracolosamente recuperata addirittura da Bob Dylan che ne capì subito il valore. Venne poi cambiata nei concerti dallo stesso Cohen, che da versione legata all’Antico Testamento ne fece una versione laica, piena di riferimenti sconci alla sessualità, per poi trovare in John Cale una sorta di ricostruzione dotta e quasi definitiva, che potesse unire le due versioni di Cohen, tralasciando magari le centinaia di versi appuntati minuziosamente dal cantautore.

jeff buckley hallelujah

A questo punto, a inizio anni ’90, la canzone finisce un po’ casualmente nei concerti del giovane Jeff Buckley che ne fece una sorta di inno alla sessualità, e le tolse magari un po’ delle voci un po’ antiche dei pur geniali Cohen-Dylan-Cale. Con la morte del povero Buckley diventò nota in tutto il mondo, è così che l’abbiamo sentita un po’ tutti credo, quando venne ancora una volta ricostruita, stretta a due minuti, privata delle parti sconce e inserite nell’irriverente cartone animato “Shrek”.

hallelujah leonard cohen, a journey, a song

 

Cantata nel film da Cale ma nel disco, stravenduto in tutto il mondo dal ventenne Rufus Wainwright. Il terzo passaggio, ancora più stravagante, fu il rilancio della canzone grazie alla finale di X Factor inglese  nel 2008 con la versione di Alexandra Burke. Diciamo che la storia della canzone e il suo percorso sono la parte più incredibile del documentario, anche se è notevolissima anche la ricostruzione della carriera di Leonard Cohen, i suoi studi mistici e i suoi rapporti con giornalisti, arrangiatori e colleghi.

leonard cohen hallelujah , a journey, a leonard cohen song

 

Imperdibile anche per la mole di materiale davvero mai visto di riprese di concerti, interviste d’epoca, nastri recuperati, demo, e quintali di appunti che Cohen teneva, lavorando alle sue canzoni tutti i giorni. Ma Bob Dylan sosteneva di aver scritto delle canzoni memorabili in 15 minuti in taxi.

THE SOUVENIR

Su Netflix trovate invece un film per cinefili oltranzisti come “The Souvenir” di Joanna Hogg con Honor Swinton Byrne, Tom Burke, Tilda Swinton, costruito in due parti, la prima del 2019 e la seconda del 2021, è una sorta di autoritratto di una studentessa di cinema, dei suoi amori e delle sue passioni. Molto amato dai critici inglesi. Va visto. Mi sa.

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