1. MARCO GIUSTI: “È UNA FORTUNA CHE LA LITTIZZETTO, L’UNICA CHE NON HA AVUTO BISOGNO DI SDOGANAMENTO A SINISTRA PER DIRE LE PAROLACCE E MOSTRARE LE MUTANDE IN TV, ABBIA DETTO QUELLO CHE IN TANTI ITALIANI PENSIAMO E ABBIA APERTO LE DANZE” 2. ‘’IL #SILVIOHAIROTTOILCAZZO ANTICIPA UN LINGUAGGIO A USO TELEVISIVO, PIÙ AGGRESSIVO, CHE NEI TREDICI MESI DI MONTISMO ERA UN BEL PO’ SOPITO. VOLERANNO GLI STRACCI’’ 3. ‘’SE IL TRIONFO DELLO SPETTACOLO DELLE PRIMARIE AVEVA RIDATO UN PO’ D’ENERGIA AL PIDDÌ, AVEVA OSCURATO GRILLO E MASSACRATO I PIDIELLINI, L’ETERNO RITORNO DI BERLUSCONI HA DA SUBITO RIDATO FIATO AL VESPISMO TELEVISIVO, SMORZATO IL GIOVANILISMO DI VOLO, RISCALDATO FORMIGLI, MANDATO IN PENSIONE LERNER E IL SUO MAUSOLEO DEI CATTEDRATICI IN CACHEMIRE E OBBLIGATO FAZIO (E NON SOLO LUI) A UN POSIZIONAMENTO PRE-SANREMESE, NEL SENSO DI ALLONTANARE PER UN ATTIMO L’ESERCITO DEI CAZZULLO-MIELI-DE BORTOLI-MAURO, PIÙ FASTIDIOSI DEGLI ORCHI DELL’HOBBIT’’

Marco Giusti per Dagospia

#silviohairottoilcazzo E' già un hashtag. D'altra parte lo sapevamo già. Luciana Littizzetto, la grande incarnazione al femminile del Dio Bombolo, l'unica che non ha avuto bisogno di sdoganamento a sinistra per dire le parolacce e mostrare le mutande in tv, ha detto quello che milioni di italiani pensano e dicono tutti i giorni. E ancora di più lo pensano e lo dicono nel giorni del Rieccolo!

Certo, in periodo natalizio e in diretta tv da Fabio Fazio, magari è un'altra cosa. Per aver accostato alla discesa in campo di Berlusconi il celebre sketch dei due imbianchini ripreso da "Intervista" di Federico Fellini, che terminava con "Sai chi ho visto ieri? No... Mommoletto. Sai che ti dice?... che te lo vai a pija...'nderc...", quando ‘Blob' era ‘Blob', mi presi dieci giorni di sospensione, poi ridotti di parecchio (ma non tolti del tutto). Altri tempi.

E poi il "ci ha rotto il cazzo" ormai è un termine molto usato, vale un "e mo' basta", quasi uno "scialla" (magari esagero). Ovvio, in bocca a una signorina fa più effetto. Ma è la Littizzetto, cioè la versione santificata anni 2000 di Bombolo. E' quasi naturale che lo dica. Non solo. Visto che il ritorno in campo di Berlusconi, e quindi il confronto con Bersani, invecchiano lo scenario politico come se fosse una puntata di "Don Matteo" in replica per la trentesima volta su Rai Uno, da una parte è giusto prendere ancora una volta delle posizioni, chi è di è di qua, chi è di là, chi non si capisce bene ma va bene così, e quindi serve a Fazio per togliersi un bel po' di polvere vespistica che la scomparsa di Berlusconi e l'arrivo di Fabio Volo dilagante e più giovane e più carino su Rai Tre, aveva creato.

Come togliersi un po' di forfora di Bersani dal colletto, insomma. E questo serve se si deve presentare Sanremo, la più grande canora italiana, sotto-prima-durante-dopo le elezioni e senza il supporto di Simona Ercolani, non solo spin-doctor di Bersani, ma già responsabile del suo tragico e inutile arrivo a Sanremo qualche anno fa.

Da un'altra parte il #silviohairottoilcazzo anticipa un linguaggio a uso televisivo più aggressivo che nei tredici mesi di montismo era un bel po' sopito. Neppure sotto le primarie piddì avevamo assistito davvero a lotte al coltello tra i due candidati. Invece, a cominciare dalla terribile frase di Angelino Alfano nei confronti di Dell'Utri, "un povero disgraziato", e dalla vicenda Buttafuoco, responsabile di averci detto la già celebre definizione previtiana di Alfano, "uno che si gli tagli l'orecchio, ti porge l'altro", e quindi cacciato da "Panorama", è tutto più chiaro. Voleranno gli stracci.

Certo all'italiana. Non si sa bene di chi contro di chi. E anche sulla Litizzetto si sono scatenati da subito anche quelli che la vedono come massimamente contraddittoria sia per la campagna Coop sia per il fatto che spupazzi Berlusconi e intanto pubblichi con Mondadori (ma il problema non è suo, è di Mondadori semmai).

Insomma, è ovvio che non saranno campagne indolori. Anche perché la scomparsa (seee, te pareva!) di Berlusconi, aveva già dato il via a una serie di rancori repressi che si stavano agitando in casa Pdl e l'idea di una vittoria facile aveva tolto dal sonno secolare del piacere della sconfitta le truppe post-comuniste bersaniane.

Se il trionfo dello spettacolo televisivo delle primarie aveva ridato un po' d'energia al piddì, aveva oscurato Grillo e i suoi compagni delle foreste, già belli impicciati con la galleria degli orrori da youtube dei loro telecandidati autoriprendentisi e massacrato totalmente i pidiellini e il loro salotto di fiducia, l'eterno ritorno di Berlusconi ha da subito ridato fiato al vespismo televisivo, smorzato il giovanilismo di Volo, riscaldato Formigli, mandato in pensione Gad Lerner e il suo mausoleo dei cattedratici in cachemire e dei banchieri illuminati e obbligato Fazio (e non solo lui) a un posizionamento pre-sanremese - ahò, sono qui - e almeno a un funzionamento x-factoriano.

Nel senso di allontanare per un attimo l'esercito dei Cazzullo-Mieli-De Bortoli-Mauro, più fastidiosi degli orchi dell'Hobbit. Ma non devi occuparti di musica e per una volta senza Baglioni? Insomma, è una fortuna che la Littizzetto abbia detto quello che in tanti italiani pensiamo e abbia aperto le danze. Poi magari il confronto all'americana lo facciamo sul palco di Sanremo, no?

 

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