IL PROBLEMA NON E’ CHE LA FRANCIA BACUCCA NON VUOLE DARE AL “DROGATO” BOB DYLAN LA LEGION D’ONORE: E’ DYLAN CHE VUOLE UNA PATACCA…

Stefano Montefiori per "Il Corriere della Sera"

«La mia prima canzone l'ho scritta per Brigitte Bardot... ma non mi ricordo granché, a parte che aveva un solo accordo», raccontò anni fa Bob Dylan a Playboy. Adesso la ministra della Cultura, Aurélie Filippetti, vorrebbe mostrare che la Francia intera contraccambia quel lontano e svagato amore, e ha proposto Bob Dylan per la Legion d'Onore, la massima onorificenza della Repubblica.

C'è però un intoppo. Il Gran cancelliere dell'ordine e generale di corpo d'armata Jean-Louis Georgelin, 64 anni e quasi coetaneo di Dylan (71) però non è d'accordo e lo ha fatto sapere, come ha rivelato il settimanale Le Canard enchaîné: secondo il generale, Dylan ha un passato di contestatore, si è opposto alla guerra in Vietnam e quindi all'esercito del suo stesso Paese, e poi è stato un consumatore abituale di droga.

Per Georgelin, che presiede il consiglio di 17 membri incaricato di avallare le proposte e sottoporle al presidente della Repubblica per l'approvazione definitiva, Bob Dylan non è degno della Legion d'Onore.

Un generale contro la ministra in una surreale polemica d'altri tempi: ormai i criteri per la concessione del riconoscimento - «l'individuo deve difendere i valori della Francia, servire i suoi interessi o occupare un ruolo particolare tra la Francia e un altro Paese» - sono interpretati in modo molto esteso.

È così che l'ottobre scorso il presidente della Repubblica François Hollande ha conferito la medaglia a Paul McCartney (noto sperimentatore di droghe in gioventù), ringraziandolo per avere cantato qualche parola in francese come Michelle, ma belle... («ma chi era poi questa Michelle?», ha chiesto Hollande durante la cerimonia all'Eliseo, senza ottenere risposta).

Il generale Georgelin giudica Dylan indegno della Legion d'Onore, e non si sa se Dylan giudichi la Legion d'Onore degna di sé: anche se alla fine gliela offrissero, l'immenso autore di Highway 61 Revisited potrebbe imitare le celebrità francesi che hanno preferito rifiutarla (da Guy de Maupassant a Pierre e Marie Curie, da Simone de Beauvoir a Jacques Prévert fino, di recente, al disegnatore Jacques Tardi).

La severità del Gran cancelliere dell'ordine è paradossale perché già nel 1990 il ministro della Cultura di allora Jack Lang nominò Bob Dylan «cavaliere delle arti e delle lettere»; nel 1997 Dylan suonò poi a Bologna davanti a Giovanni Paolo II Knocking on Heaven's Door, A Hard Rain's A-Gonna Fall e Forever Young, e un anno fa Barack Obama lo ha chiamato alla Casa Bianca per conferire personalmente la «Presidential medal of freedom» al «gigante della musica americana».

Il generale è uomo di rigidi principi: prima di occuparsi di onorificenze è stato capo di stato maggiore dell'esercito, ed era lui ad accompagnare il presidente Nicolas Sarkozy, in piedi sulla camionetta scoperta, durante le parate militari del 14 luglio.

Aurélie Filippetti, comunque, non perde le speranze. «Ogni ministro propone dei nomi e io avevo fatto quello di Dylan, che lo stesso Obama ha definito il più grande musicista americano della storia - ha spiegato la ministra -. Credo che tutto si sistemerà. Rendere omaggio a Bob Dylan sarebbe un buon segno per la Francia, e per tutti coloro che amano il rock e la musica in generale». Vedremo poi se, dopo le polemiche, Bob Dylan accetterà.

 

bob dylan Bob Dylan Town Hall nel sessantatre bob dylan a washington nel sessantatre bob dylan AURELIE FILIPPETTIFRANCOIS HOLLANDEGENERALE GEORGELIN

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?