“NON MI CAPACITO QUANDO SENTO I COLLEGHI FARE I PIANGINA E LAMENTARSI PER LA STANCHEZZA E LA FAMA. NOI CHE FACCIAMO TV SIAMO DEI MIRACOLATI” – GERRY SCOTTI: “STANCO DI FARE TV DOPO 40 ANNI? NON HO DIRITTO DI LAMENTARMI. NELL'ULTIMA STAGIONE, PER 'LA RUOTA DELLA FORTUNA' SONO STATO IN STUDIO A REGISTRARE CIRCA 130 GIORNI: UN TERZO DI QUELLO CHE LAVORA LA GENTE COMUNE, CHE SI RECA IN UFFICIO TUTTI I GIORNI. E GUADAGNANO MOLTO MENO DI ME” – “LO SLITTAMENTO DEL PRIME TIME ALLE 22? IO A QUELL’ORA VADO A DORMIRE. HO PARLATO CON STEFANO DE MARTINO: SIAMO D'ACCORDO PER TERMINARE ALLE 21.30” – “L’ESPERIENZA CHE NON RIFAREI? LA POLITICA. È STATO ABERRANTE. GRAZIE A DIO ABBIAMO SERGIO MATTARELLA…”
Estratto dell’articolo di Francesca D'angelo per “la Stampa”
Dalla platea del Festival della Tv di Dogliani, un ragazzino di nome Gabriele si sporge tra la folla. È accaldato dal sole e in mano regge un cartellone. Sopra, la scritta: «Gerry sei il mio idolo». «Poi mi dite voi perché dovrei smettere con la tv», commenta con un pizzico di commozione Gerry Scotti, invitando il bambino a salire sul palco al suo fianco. […]
La gente, attorno, applaude: in molti sono arrivati ieri nella città cuneese per ascoltare il conduttore dialogare con la giornalista de La Stampa Alessandra Comazzi. Una conversazione sincera, che ha inaugurato il Festival della Tv di Dogliani, con tanto di premio alla carriera, assegnato a Scotti da Fiat Italia.
[…] registrate dati d'ascolto che non si vedevano da anni. La tv generalista è più viva che mai?
«Quando mi hanno chiesto in che data volessi debuttare in prime time, risposi: il 14 luglio, la presa della Bastiglia. Poteva essere una supposta invece è stata una Bastiglia, ma il merito è tutto del pubblico che ci segue. Se non c'è un altro titolo che gira come La Ruota della Fortuna, allora continui a girare la ruota. Sono particolarmente felice di avere Stefano De Martino come "rivale" perché c'è più gusto a misurarsi con i professionisti bravi. Ci sono serate dove, insieme, facciamo qualcosa come 12 milioni di spettatori».
Una platea che giustifica lo slittamento del prime time alle 22?
«Vuole che risponda Gerry Scotti che da 44 anni fa tv, o il signor Virginio Scotti, un settantenne tenuto così cosà, che è papà e nonno di tre nipoti?».
Partiamo dal signor Virginio
«Lui si addormenta dalle dieci, dieci e un quarto, e si unisce all'urlo di dolore della popolazione italiana. Prima di venire qui ho parlato con Stefano De Martino e noi siamo pronti a firmare la "pace di Dogliani": siamo d'accordo per terminare alle 21.30».
E Gerry Scotti?
«Lui risponde ricordando che Mediaset è l'unico editore che non chiede nemmeno un euro ai cittadini: si mantiene solo con la pubblicità. Mettetevi nei suoi panni: ora che riesce ad avere numeri e ricavi come non è mai avvenuto negli ultimi trent'anni, perché dovrebbe essere il primo operatore a fare il passo indietro? Può farlo solo se ci si mette tutti d'accordo».
Mai avuto la tentazione di cambiare rete?
«C'è una componete di pigrizia, sono nato e cresciuto nell'aia di Mediaset. Ma soprattutto l'azienda mi ha sempre proposto le cose giuste al momento giusto, non ho mai dovuto scegliere se andare altrove. Le bandiere forse non esistono più, però io sono contento di essere rimasto».
Va in onda tutti i giorni. Non è stanco?
«Il tran tran a volte si fa sentire. In quarant'anni ci sono stati dei momenti in cui sono andato in onda appesantito dalle preoccupazioni personali o dal lutto, come quando sono morti i miei genitori. Ma non ho alcun diritto di lamentarmi: noi che facciamo tv siamo dei miracolati solo per il fatto di svolgere il nostro lavoro. Nell'ultima stagione, per La ruota della fortuna sono stato in studio a registrare circa 130 giorni: un terzo di quello che lavora la gente comune, che si reca in ufficio tutti i giorni. E guadagnano molto meno di me. Per questo non mi capacito quando sento i colleghi fare i piangina e lamentarsi per la stanchezza e la fama. Al massimo posso avere fame…».
[…] L'esperienza che non rifarebbe?
«La politica. È stato aberrante: pensi di servire la comunità invece sei solo un numero che schiaccia un pulsante. Questa esperienza ha coinciso con la fine della Prima Repubblica: ricordo che tutti aspettavamo una Seconda Repubblica, che cambiasse tutto, invece siamo ancora qui ad aspettare la Terza… Grazie a Dio abbiamo Sergio Mattarella: lui sì che è la luce che guida le nostre scelte».[…]
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gerry scotti e Samira Lui - la ruota della fortuna
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