GIANNA NANNINI: “HO LA LUCE DENTRO DI ME”. E QUANTO PAGHI DI BOLLETTE? - LA ROCKER 72ENNE CELEBRA 50 ANNI DI CARRIERA ("CARRIERA? E' UNA PAROLA CHE LASCIO AI MORTI") E SI BUTTA SUL TRIATHLON, ALLENATA DA SCHWAZER (FATEJE L'ANTIDOPING!): “È UN MODO PER NON ARRUGGINIRE E RIMANERE GOLD. NE FARÒ ALTRE, SONO FISSATA CON L’IDEA DI STARE BENE. LE RUGHE NON MI PREOCCUPANO, O AL LIMITE FACCIO IN MODO CHE NON SI NOTINO” (COME, CON QUALCHE PUNTURINA?) – “AMERICA”? ALLORA LA CANZONE ERA UNO SBERLEFFO ALL’AMERICA VISTA COME UN PUNTO DI RIFERIMENTO. OGGI SIAMO ANCORA UNA COLONIA MA…” – VIDEO
Andrea Laffranchi per il Corriere della Sera - Estratti
Gianna Nannini celebra 50 anni di carriera con «GiannaGold», doppio album con tre inediti, riletture di classici con l’orchestra Sinfonica di Londra e altri brani del repertorio rimasterizzati. «Non è un punto di arrivo ma un nuovo inizio, una partenza con un salto quantico, un nuovo livello di percezione spirituale».
Il momento più alto e il più basso della carriera?
«La parola carriera la lascio ai morti... Non mi serve guardare al passato per spiegare il futuro. Sono gold, ho la luce dentro, sono in un nuovo stato vibrazionale. A 30 anni mi dissero che era meglio se mi fossi tolta un paio d’anni: me ne levai quattro. Nell’83 però sono rinata (dopo un ricovero in ospedale ndr ) e non mi preoccupo più della linea temporale. Lo decidi tu quanti anni hai, oppure credi all’anagrafe. Ho scelto la prima strada».
Torno agli anni... A 72 ha fatto una gara di triathlon...
«È un modo per non arrugginire e rimanere gold... Ne farò altre, mi fa stare bene. Non hai dolori, la circolazione del sangue migliora, il traguardo è come il parto».
Il rapporto con il corpo?
Alex Schwazer e Gianna Nannini
«Sono fissata con l’idea di stare bene, ma so anche più del corpo conta l’anima. Le rughe non mi preoccupano, o al limite faccio in modo che non si notino».
Ha incontrato i fan al Teatro Gerolamo di Milano, dove suonò agli esordi nel 1976...
«Qualcuno aveva invitato Ornella Vanoni che a fine concerto disse “questa non farà mai nulla”. Poi siamo diventate amiche. Ero acerba, ma ero dentro le canzoni. Avevo fatto qualche altro concerto in quel periodo... Sempre a Milano al Teatro Uomo venni contestata per il titolo di “Ti avevo chiesto solo di toccarmi”: troppo debole per il femminismo radicale di allora».
Com’era da ragazza?
«Sentivo dentro una voce dirompente che voleva dire certe cose. Oggi mi sembrano adolescenziali e patetiche».
(...)
In quel brano canta «fuori è Gianna e dentro ci sei tu», che fa si cita come i rapper?
«Appena ho letto la strofa ho chiesto a Gazzelle di cambiarla... lui mi ha spiegato che a Roma “la gianna” è quando tira forte il vento. Sono un vento!».
Perché un giovane dovrebbe ascoltarla?
«Una volta i ragazzi venivano da me chiedendo l’autografo per la mamma, adesso perché mi riconoscono. Il mondo analogico ha qualcosa di eterno rispetto a quello digitale che trasforma tutto in prodotto di consumo».
«America» l’ha riletta con Marracash.
«Abbiamo ragionato su come sia cambiato il sogno americano: allora la canzone era uno sberleffo all’America vista come un punto di riferimento; oggi siamo ancora una colonia ma diciamo non ce ne frega più niente».
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Gianna nannini - triathlon
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