giobbe covatta

“SIAMO IL POPOLO PIÙ RELIGIOSO DEL MONDO, IL PAPA STA QUA DA NOI, MA NON TROVI MANCO UNO CHE HA LETTO LA BIBBIA” – GIOBBE COVATTA RACCONTA LA SCOMUNICA RICEVUTA DA UN VESCOVO PER LA SUA RILETTURA UMORISTICA DELLA BIBBIA: “NON ME NE E’ MAI FOTTUTO NULLA” – “COSTANZO? ERA DI UNA CATTIVERIA CORROSIVA, PARLAVAMO MALISSIMO DI UN SACCO DI GENTE” – E SU PAOLANTONI: “NON FAREI MAI QUELLO CHE FA LUI IN TV PERCHÉ…” - VIDEO

 

Renato Franco per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Giobbe (Covatta), nome biblico, che poi la Bibbia è stata la sua fortuna.

giobbe covatta

«È un soprannome che mi porto fin dai tempi antichi, ovvero dai miei compagni di scuola, ma non se lo ricorda nessuno come è uscito. Ho una sola teoria. A 14 anni avevo già barba e baffi. Con questa spiccata pelosità infantile l’alternativa era tra Giobbe e Orso».

 

 Ha cominciato nei villaggi turistici. Come tanti. Solo che lei era istruttore di vela.

«Ero uno sportivo, non si direbbe eh? Vengo da tradizioni marittime, ho iniziato ad andare in barca prima che in bicicletta, ancora adesso se mi chiedono qual è la cosa che so fare meglio rispondo andare in barca, anche se è molto probabile che non sia vero».

 

(...)

 

Nel 1990 trovò il trampolino di lancio nel «Maurizio Costanzo». Come ci arrivò?

giobbe covatta maurizio costanzo

«Qui si aprono decine di ipotesi diverse. Ognuno all’interno della redazione del programma rivendica la scoperta, a partire da Maurizio che in realtà manco sapeva chi ero».

 

Come le venne l’idea della rivisitazione della Bibbia in chiave umoristica?

«Mi è sempre piaciuto giocare su quelle cose che tutti conoscono ma nessuno conosce. Siamo il popolo più religioso del mondo, il Papa sta qua da noi, ma non trovi manco uno che ha letto la Bibbia...

 

Siamo appassionati di cose bellissime di cui non sappiamo una mazza, e a me piace lavorare su questo. Così nacque l’idea di Mosè che si tuffa nel Mar Rosso proprio mentre si stanno aprendo le acque e si becca una capocciata».

giobbe covatta

 

Fu anche «scomunicato» dalla Chiesa.

«Un vescovo mi mandò una lettera con tanto di timbro di ceralacca, in cui diceva che ero fuori dalla famiglia della Chiesa. Non che la cosa mi abbia preoccupato, anzi non me ne fotteva proprio».

 

Quasi 200 puntate (198), lei dopo Maurizio Costanzo è quello che ne ha fatte di più. La prima?

«Non si scorda mai. Soprattutto la ricordo per come Maurizio la chiuse: questa trasmissione è fortunata perché a volte si incontrano persone come Giobbe Covatta .Una dichiarazione d’amore in diretta, da allora abbiamo sempre avuto un rapporto affettuosissimo».

 

Cosa la colpiva di lui?

«Era straordinario soprattutto per un motivo: era di una curiosità assoluta, quindi poteva ospitare un premio Nobel o un sordomuto ed era in grado di tirare fuori 90 minuti di intervista».

 

A telecamere spente come era?

«Era di una cattiveria corrosiva, insieme parlavamo malissimo di un sacco di gente, io mi divertivo come un matto. Maurizio ne prendeva uno e lo faceva nuovo nuovo. Era non solo intelligente, ma anche molto divertente».

 

Nel 2001 ha partecipato all’«Ottavo nano». Il Guzzanti che non conosciamo?

GIOBBE COVATTA ABOUBAKAR SOUMAHORO ANGELO BONELLI

«Non lo conosco tanto nemmeno io. È uno che se gli metti un naso finto è divertentissimo, ma quando non ce l’ha è di una timidezza disarmante. Senza travestimento — vale per tanti attori, me compreso — se non hai una copertura dietro la quale nasconderti, spesso stai zitto ed eviti di fare commenti. Credo che uno faccia il comico quando non ha la voglia e il coraggio di mettere in piazza i propri sentimenti. E io sono molto pudico sui miei sentimenti».

 

La gavetta a Milano. Ha vissuto in una portineria, eravate in 11...

«Rido al solo pensiero. Sono stati anni in cui mi sono divertito come un matto. La portineria era casa mia, ma poi ospitavo altri dieci comici che non vivevano a Milano e per comodità si piazzavano da me. Come Iacchetti che abitava a Luino e non poteva tornare a casa tutte le sere. In quel periodo chiudevamo le finestre mentre tutta Milano le apriva. L’unica eccezione era la domenica, il giorno in cui ci svegliavamo un po’ presto, un amico metteva la radiosveglia con Tutto il calcio minuto per minuto alle 3 del pomeriggio».

giobbe covatta e moglie

 

Dallo «Zelig» 2008 non ha fatto più tv. Cosa è successo?

«Non è successo niente, me ne sono allontanato io. La tv non mi manca perché non mi è mai piaciuta tanto, anche se le riconosco il grande pregio della popolarità. Non c’è nessun giudizio etico o snobista, ma ad esempio non farei mai quello che fa Paolantoni in tv, ma non perché penso che lui faccia male a farlo, ma semplicemente perché a me non piace farlo: non lo farei con entusiasmo».

 

Lei da anni è ambasciatore di Amref, a sostegno dell’Africa.

«Quando un responsabile me ne parlò, dissi subito: Amref è cacofonico. Perché non lo chiamiamo Viva l’Afrìca? Non ha voluto cambiare nome ma mi ha detto: sai che sei bravo a fare ‘ste stronzate? È cominciata così. Io cerco di fare il comunicatore, anche se ho fatto pure le vaccinazioni ai bambini, ma non è il mio mestiere. Ecco: la mia presenza garantisce comunicazione più che una guarigione sicura».

 

(...)

giobbe covatta

«La prevedibilità non è prevista in Africa: è questo quello che mi piace. Eravamo in mezzo alla savana. Vedo un puntino da lontano che si avvicina, era un guerriero, con scudo, lancia e un copricapo di penne. Arrivava verso di noi dall’orizzonte correndo — poi ti chiedi come mai sono forti alle Olimpiadi, questi corrono sempre —, ci è passato di fianco e non ci ha nemmeno guardato, ha continuato a correre, fino a quando è diventato un puntino nero che si è perso nell’orizzonte dall’altra parte. E allora ti chiedi: ma questo da dove c... viene, e soprattutto dove c... va?».

giobbe covattagiobbe covattaGIOBBE COVATTA

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI