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GIORGIO FORATTINI, "IL SOLITO STR*NZO: “LO PREFERISCO A PERSONA PERBENE. CHE BRUTTA PAROLA..” – GLI SCHIZZI DI SATIRA DEL DISEGNATORE: “MAI STATO DI ALCUNA FAZIONE. LA SINISTRA MI HA ACCUSATO DI ESSERE DI DESTRA, SOLO PERCHÉ NON M'INCHINAVO DAVANTI AI SUOI DOGMI" – "ANDREOTTI L’UNICO A NON ARRABBIARSI MAI PER LE MIE VIGNETTE" – "L’INCONSISTENZA" DI TONINELLI: "LO DISEGNEREI COME GORIA" - "SCALFARI? MA PERCHÉ, È ANCORA VIVO?”

Antonello Piroso per “la Verità”

 

forattini

«Ad Antonello con allegriello! Giorgio Forattello». È il ragazzaccio di sempre, Giorgio Forattini, che vive e lotta (anche se un po' meno, rispetto a un tempo) insieme a noi. Quale maggiore soddisfazione, per il vostro cronista da marciapiede, ricevere un libro ornato da cotanta dedica, con autoritratto incorporato, dal re della satira disegnata con l' inconfondibile impronta elegante e verista? Un recordman, Forattini.

 

Con la sua sterminata produzione di oltre 15.000 vignette, sono stati pubblicati - dal 1974 fino all' ultimo titolo: Abbecedario della politica - 60 libri, che hanno venduto più di 3 milioni di copie.

 

Seduto nella quiete della sua casa di ringhiera, alle spalle di un' arteria centrale e trafficata di una Milano novembrina al suo massimo, non dimostra gli 87 anni che di diritto lo fanno entrare nell' olimpo dei venerati maestri. «Per carità, non chiamarmi così. Se proprio vogliamo rimanere nell' ambito del celebre paradigma di Alberto Arbasino, preferisco pensare di essere ancora a metà del cammino».

forattini

 

E quindi, secondo la parabola in tre tappe che segna, per l' intellettuale di Voghera di un solo anno più anziano, irreversibilmente ogni carriera: non più giovane promessa, non ancora venerato maestro, ma tuttora «il solito stronzo».

 

«Lo preferisco a persona perbene. Che brutta parola. Il perbenismo è ipocrita come il patriottismo, che infatti è l' ultimo rifugio delle canaglie», filosofeggia sorridendo, mentre decine di quadri e quadretti lo fissano da ogni parete, un vero e proprio museo in cui Forattini ha investito tutti i suoi risparmi. «Mi sono sempre fatto pagare bene il mio lavoro, è vero, ma non ho mai avuto il culto del denaro per il denaro. Con i soldi guadagnati, al netto delle salatissime tasse, ho comprato dipinti grandi e piccoli. Tanti libri antichi. E strumenti a fiato, senza dimenticare lo Stradivari che mi costò un botto».

 

forattini

Sapevo che quando firmasti la campagna pubblicitaria della Fiat per il lancio della Punto, «comodosa, sciccosa, risparmiosa, scattosa» (prima metà degli anni Ottanta, e noi oggi qui a trovare geniale l' aggettivo «petaloso», mah...), con il bonifico ricevuto comprasti un appartamento a Roma, dietro la Rai di viale Mazzini. Ignoravo la passione musicale.

«Ma sai, sono del 1931, quindi la mia infanzia non poteva non essere segnata dai riti del regime, che inquadrava i ragazzi nei figli della lupa prima, nei balilla poi, infine negli avanguardisti. E io, da balilla, marciavo con la trombetta. Ma in verità la mia passione era la musica classica, per questo ho suonato anche il violino».

 

C' è chi si preoccupa perché vede in taluni episodi dell' oggi i sintomi di una nuova, montante onda nera. Da uomo di cultura, Forattini si rifugia non nell' erudizione storiografica, ma nella doppia citazione. Perché se è vero che «chi non ricorda il proprio passato è condannato a riviverlo», ammicca, è altrettanto assodato che la storia si presenta sempre due volte: «la prima come tragedia, la seconda come farsa». Lo vedi che sei irrimediabilmente di sinistra? Mi evochi Karl Marx.

 

E qui parte una gag cui nel corso della conversazione Forattini ricorrerà spesso: «Chi?

RENZO PIANO E BEPPE GRILLO CON FORATTINI

Marx? Perché, è ancora vivo?». Lo stesso farà quando mi chiederà come mai ho chiamato mio figlio Romeo: quando gli ho spiegato che l' idea venne a me e alla mamma mentre preparavo un monologo per i 400 anni dalla morte di William Shakespeare, mi ha chiesto «Ma perché, il Bardo scrive ancora?»; al contrario, quando gli ho chiesto se gli era capitato di sentire Eugenio Scalfari con cui pure ha a lungo collaborato, ha replicato con simpatica perfidia:

 

Vignetta di Forattini su massimo d alema

«Ma perché, è ancora vivo?», idem (ma qui la défaillance l' ho avuta io) quando ripensando alla famosa immagine di Amintore Fanfani - illustrato come un «tappo» che salta via dalla bottiglia del No al referendum sul divorzio del 1974 - mi chiede lumi di Maria Pia Tavazzani, che del leader Dc è vedova: «È del 1922, è ancora tra noi?», senza cattiveria, ma con la serena consapevolezza di chi sa di essere riuscito a sopravvivere a tre tumori.

 

«In altri tempi, se tu mi avessi definito di sinistra, l' avrei considerata un' offesa da lavare con il sangue. Non sono di sinistra, non sono mai stato di nessuna parte o fazione.

 

Semmai, è successo il contrario: è stata la sinistra ad accusarmi di essere di destra, solo perché non m' inchinavo davanti ai suoi dogmi». Questo spiega perché le querele gli siano arrivate, elenca lui, dai «cattocomunisti» tipo Ciriaco De Mita (che gli chiese 6 miliardi di lire) e Massimo D' Alema (che si limitò alla metà, 3 miliardi). In realtà, ancora prima non gli era stato perdonato lo sfregio nei confronti del segretario del Pci più amato, Enrico Berlinguer: rappresentato come un lord inglese, seduto in poltrona a sorseggiare un tè in vestaglia da camera e pantofole, infastidito dagli slogan che sente urlare in strada durante la famosa manifestazione dei metalmeccanici a Roma nel dicembre 1977.

 

Vignetta di Forattini su andreotti

Anche per questo, a un certo punto Forattini si accapigliò con i suoi colleghi che realizzavano Tango, inserto satirico dell' Unità, rimproverandoli di non avere il coraggio di colpire i dirigenti del Bottegone. Partì una piccola telenovela. Sergio Staino, che di Tango era il fondatore, reagì - imitando lo stile di Forattini -con una caricatura del segretario Alessandro Natta che ballava nudo sulle note di un' orchestrina diretta da Bettino Craxi e Giulio Andreotti («l' unico a non arrabbiarsi mai per le mie vignette», puntualizza ancora oggi).

 

VIGNETTA DI FORATTINI referendum sul divorzio

Forattini replicò disegnando Bobo, l' alter ego fumettistico di Staino, inseguito da Natta con in mano un panetto di burro, con riferimento alla vituperata sequenza di un film di Bernardo Bertolucci, e infatti la didascalia recitava: Ultimo tango a Parigi. La querelle si concluse con un nuovo intervento di Staino, che sotto la scritta «Errata corrige», mostrava Craxi e Andreotti che ballavano nudi al suono della musica di Natta.

 

Mentre racconta, gli capita di essere rapito dai ricordi, che - come talvolta succede in età avanzata - hanno una maggiore nitidezza quando affondano le radici nel tempo andato, risultando più sfuocati se riferiti a ieri, o all' altro ieri. Si assenta, ma poi improvvisamente si riprende, come quando gli chiedo: se ti dovessi applicare con la matita a tratteggiare il ministro «tutto chiacchiere e vestitino» Luigi Di Maio, come lo disegneresti? «Mi ispira di più il ministro Danilo Toninelli, che rappresenterei come facevo con Giovanni Goria buonanima, senza volto, solo capelli e barba - in questo caso: riccioli, occhiali e pizzetto - a sottolinearne l' evanescenza e l' inconsistenza perfino sul piano dei tratti somatici».

 

copertina del libro di giorgio forattini

Corrado Augias («Augias chi?») ha detto una volta che negli ultimi tempi a Repubblica eri mal sopportato perché le tue vignette trasudavano acredine, tanto che dovevi sempre aggiungere una didascalia, evidente sintomo di debolezza perché il disegno da solo non bastava più. «Dipende. Ci sono vignette che parlano da sole», concede Forattini, «ma in altri casi il calembour, la battuta, è un sigillo che ne potenzia e moltiplica l' efficacia. Non a caso a procurarmi i guai più seri sono stati proprio i giochi di parole a corredo delle immagini».

 

sicilia vista da forattini

Comunque, deve essere sempre pubblicata in prima pagina, a mo' di editoriale: «Fu La Stampa, diretta da Giorgio Fattori, a mettermi tutti i giorni in prima - un inedito assoluto - quando accettai di lasciare Repubblica nel 1982. Per questo poi, quando Scalfari mi richiamò, mi mise in prima pure lui». E qui la memoria di chi scrive torna ad Andreotti in croce sul Golgota, con a destra e a sinistra i due ladroni, i fratelli Salvo. Sotto ai quali Forattini scrisse: Salvo Ignazio e Salvo Antonino, mentre sotto il Divo Giulio la scritta recitava «Salvo comunque», «e per questo venni convocato dal magistrato Antonio Ingroia come persona informata sui fatti di mafia», ride ancora oggi.

toninelli di maio aereo di stato

 

spadolini forattini

Visto che siamo in tema, Forattini: credi in Dio? «No, sono ateo. Ma ho grande rispetto per chi ha fede in un Essere supremo. Mentre non ne ho affatto per chi crede agli uomini politici». Amen.

scalfarieugenio scalfari

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