LA CENSURA NON FA PIU’ PAURA – “I DIAVOLI”, CAPOLAVORO DI KEN RUSSELL, TORNA AL CINEMA DOPO OLTRE 50 ANNI IN UNA VERSIONE RESTAURATA DALLA CINETECA DI BOLOGNA – PRESENTATO A VENEZIA NEL 1971, SCATENÒ L’IRA DEL VATICANO CHE NE CHIESE IL BOICOTTAGGIO PER LE SCENE DI SESSO, VIOLENZA E BLASFEMIA – IL FILM SUBÌ TAGLI NUMEROSI SIA IN GRAN BRETAGNA CHE NEGLI USA E LA WARNER BROS., CHE LO DISTRIBUIVA, NE LIMITÒ PER DECENNI LA CIRCOLAZIONE – SI TRATTA DELLA PRIMA VOLTA CHE LA PELLICOLA VIENE PROIETTATA SENZA TAGLI: PERSINO IL REGISTA, MORTO NEL 2011, NON RIUSCÌ MAI A VEDERE AL CINEMA LA VERSIONE ORIGINALE DA LUI CONCEPITA… - VIDEO
Estratto dell’articolo di Martina Volpato per www.taxidrivers.it
Ritorna in sala dal 19 al 21 ottobre 2026 il visionario capolavoro di Ken Russell, in una versione restaurata Director’s Cut curata e distribuita da Warner Bros. Clockwork, sulla base di una ricostruzione effettuata nel 2004 dallo stesso regista, scomparso nel 2011.
Dalla sezione Classics dell’ultimo Festival di Cannes e dal Cinema Ritrovato di Bologna 2026 arriva sui nostri schermi il film maledetto di uno dei talenti più scomodi e inclassificabili del cinema britannico del secondo dopoguerra, che in vita non vide mai la proiezione di I diavoli (The Devils, 1971) nella forma originale da lui concepita, con la sua intatta poetica sfrenata e barocca dedicata qui ai sanguinosi fanatismi di metà Seicento: numerosi infatti furono i tagli e i divieti, che dal 1971 perdurano nel mondo ancora oggi. […]
LA BARAONDA DELLA FEDE
Da eventi realmente accaduti. La parabola discendente di Urbain Grandier (Oliver Reed), parroco di Loudun (nell’attuale Nuova Aquitania), che nel XVII secolo si scontrò contro il cardinale Richelieu, risoluto a imporre nella città restrizioni assolutistiche per conto di Luigi XIII. Progressista e libertino, Grandier, che ha sposato l’amata Madeleine, gode di popolarità in città per il suo carisma.
Ma quando suor Jeanne degli Angeli (Vanessa Redgrave) del collegio delle Orsoline, monaca forzata e deforme, manifesta segni di squilibrio e vaneggia sulle perversioni carnali e demoniache di Grandier, si avvia per entrambi un’indagine per eresia, blasfemia e sacrilegio.
Dopo interventi di esorcismo e processi sommari, in cui spadroneggiano isterie, crudeltà e prevaricazioni, solo Grandier, pur professandosi innocente, viene condannato al rogo tra la folla esaltata, mentre Richelieu può dare inizio al suo regio progetto sulla città.
UNA NUOVA VIA ARTISTICA
Una spirale intellettuale e allucinata di libertà deflagranti, maledetta per la sua licenziosità, battezzata però dal talento dei suoi creatori, a partire dal regista alle prese con la sua opera più militante, alla prestanza recitativa accentratrice di Vanessa Redgrave e Oliver Reed, fino al romanzo ispiratore di Aldous Huxley del 1952, I diavoli di Loudun (su cui si basò un testo teatrale omonimo di John Whiting del 1960).
[…] ANATOMIA DELLA CENSURA
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 1971, suscitò immediatamente scalpore e sdegno per i suoi contenuti espliciti e da molti ritenuti empi, urtando ovviamente il Vaticano, che chiese al festival il boicottaggio, attaccando il vicecommissario della Biennale, Gian Luigi Rondi, senza poter impedire che il film vincesse il Premio Pasinetti al miglior film straniero.
Ma anche tra i critici stranieri più eminenti (Roger Ebert, Pauline Kael), la ricezione fu durissima e senza appello, ricevendo solo risicati plausi da altri recensori più indulgenti e ante litteram. Per le proiezioni inglesi, Russell dovette apportare piccoli tagli, che lievitarono per volere della major, fino a ottenere soltanto il certificato X (“vietato ai minori di 18 anni”).
Negli Stati Uniti si registrò una censura ancora più intransigente, con omissioni dai 114 minuti originali a 108 minuti e con il rating ‘X’, con profonda afflizione di Ken Russell. Ne seguì nei decenni successivi una distribuzione home video altrettanto problematica (anche per scelta commerciale della Warner Bros. stessa), sia sul mercato europeo che su quello statunitense, con versioni di alterato minutaggio, copie pirata e quelle con una fotografia scadente.
[…] L’ALTERITÀ DEL FILM IN COSTUME
L’obiettivo di Russell non arretra di fronte all’esistente più turpe, soprattutto se soggiace una foggia politica-istituzionale, tra esibizionismo, torture, abusi sessuali, onanismo, morti violente (anche se con doverose omissioni nel fuori campo). Un’orgia del potere, di statura estetica fragorosa, il j’accuse di Russell contro la religione come instrumentum regni, dirottata per canoniche ipocrisie e repressioni verso una danza macabra della carne, in un girone infernale dell’intolleranza.
Se il contenuto è incendiario, autenticamente provocatorio è solo il virtuosismo in purezza della cinepresa, che edifica una spazialità claustrofobica e sconfinata, esibisce l’invisibile (psicologico e spirituale) nel visibile più fagocitante, incede intorno ai corpi e ai calvari nella vertigine e nella voragine, avvinghia alla bellezza dei perforanti primi piani, connota il montaggio di tempestosa e fluida ritmicità. Un magistero stilistico di sincera passionalità narrativa, ineguagliabile e senza alcuna ombra di compiaciuta morbosità.
[…] Se il finale è dunque una condanna alle manovre segrete tra Stato e Chiesa, I diavoli (che non si esaurisce in una progettualità di denuncia, ma che su un’ideologia ‘contro’ plasma la sua filosofia filmica), sottoscrive con il suo innocente condannato a morte (che resistette alle torture senza confessare una falsa colpevolezza) la testimonianza di una redenzione possibile per qualche stralcio di umanità (ma non per la Storia), in virtù di una coscienza civile e di una predisposizione genuina all’amore che conosce accuse ma non eresie.







