roberto brunetti er patata

“SONO QUELLO CHE SEMBRO, UN BAMBACIONE FIJO DE ‘NA MIGNOTTA” – LA BOMBASTICA ULTIMA INTERVISTA A ROBERTO BRUNETTI, IN ARTE "ER PATATA", BY DOTTO: “SONO LA PRETTY WOMAN DEL CINEMA. UN PESCIAROLO CHE HA VISSUTO E CONTINUA A VIVERE PRENDENDO TUTTO DELLA VITA, IL BELLO E IL BRUTTO” – MONICA SCATTINI (“L’AMORE VERO DELLA MIA VITA”), PIERACCIONI E IL “VIPERETTA”: “M’HA FATTO FARE OTTO POSE IN 'COMMEDIA SEXY', QUATTRO ME L’HA PAGATE, PER LE ALTRE ME VOLEVA DA’ DUE COMPUTER” – “FORSE NON MI CHIAMANO PIÙ PERCHÉ HO MENATO CECCHERINI. SAI COM’È, QUELLE SONO CERCHIE E IO NON SONO UN LECCAPIEDI” – “IL SOPRANNOME? FU UN AMICO DI MIO PADRE, ROMOLONE, A CHIAMARMI COSÌ. AVEVO IL NASO A PATATA E MI REGALAVANO LE PATATINE. COSÌ, SO’ RIMASTO ER PATATA FINO A OGGI” - VIDEO

 

 

Giancarlo Dotto per “Diva e Donna” - gennaio 2022

 

ROBERTO BRUNETTI - ER PATATA - POMERIGGIO CINQUE 28 GENNAIO 2021

Niente trucchi, niente inganni, niente pose. Roberto Brunetti, per tutti Er Patata, 54 anni, è quello che è, quello che vedi, quello che senti, eventualmente quello che tocchi. Come dire, un uomo decisamente riposante, coerentemente sparso nei suoi centoventi chili.

 

“Sono quello che sembro, un bambacione fijo de ‘na mignotta” si definisce lui con una di quelle sintesi perfette che al Quadraro, la borgata in cui è cresciuto, piovono spontanee dalle tegole.

 

roberto brunetti fatti della banda della magliana

Che sia in cucina a squamare spigole o a lustrare le pentole, al mercato a scegliere la trippa e la verdura, a fare il cameriere ai tavoli o il padre all’uscita di scuola con Giulia, la sua amatissima bimba di otto anni,  per la quale sente di potersi finalmente dire allo specchio: “Patata, ne hai fatte di minchiate, ma ora testa sulle spalle, il destino di questa piccola è nelle tue mani.”.

 

Le donne della sua vita, tutte tatuate sul braccio. Giulia, l’unica che resta. Le altre, passate. Portate via. Prima la mamma Luigia (Giulia, il suo anagramma), poi Monica Scattini, una vita insieme, quasi diciotto anni, un tumore al cervello, troppo giovane e troppo crudele per farsene una ragione. 

 

roberto brunetti monica scattini

Incontro Er Patata all’uscita di Corsetti, il ristorante storico a Trastevere dove lui ha trovato lavoro e rifugio da settembre. Piazza San Cosimato, due passi dal punto in cui spararono a morte Franco Giuseppucci, “il negro” della banda della Magliana. Storia che Er Patata conosce molto bene. Un passaggio importante della sua vita d’attore, uno di loro in Romanzo criminale di Michele Placido, 2005, prima di tornare a fare il “pesciarolo”. Attraversando negli anni buchi neri, lutti, disavventure che avrebbero steso un elefante, due protesi incluse al ginocchio e all’anca.

ROBERTO BRUNETTI CON LA FIGLIA

 

Una storia di famiglia quella del pesce.

“Io so’ cresciuto in mezzo al pesce. Mi piaceva proprio. Mio papà Fulvio a sei anni faceva già il pesciarolo”.

 

Tu quando subentri?

“A sedici anni. Quando mia madre è venuta mancare. Luigina De Sisti, cugina carnale del famoso Picchio de Sisti. Mi sono messo ad aiutare mio padre al banco del pesce al mercato. Prima ancora avevo fatto il gommista e il fruttarolo”.

 

Che ragazzo eri?

roberto brunetti

“Sono cresciuto in borgata a Porta Furba, di fronte al Mandrione. Ho dovuto imparare a difendermi. Però, buono come carattere. Così, mi giudicano gli altri”.

 

Il cinema nella tua testa e nella tua vita di quegli anni?

“Zero. Andavamo ogni tanto al Bristol, il cinema del Quadraro, a vedere le prime coscette. Con mille lire compravamo i biglietti e le noccioline per noi tre fratelli…Se vuoi ti racconto di Monica Scattini, l’amore vero della mia vita…”.

 

 

Raccontami.

roberto brunetti er patata

“Era il ’95. Andavamo per locali di notte a ballare, io, er Banana e Claudietto. Fu er Banana a presentarmi Monica, che già faceva l’attrice. C’era una sfilata di trans, lei stava in giuria come Miss Cubo. Sai com’è, un bicchieretto dopo l’altro, un po’ d’allegria, fatto sta che da quella sera siamo rimasti insieme 18 anni.”.

 

Lei non era coatta come te.

roberto brunetti ai funerali di monica scattini

“Per niente. Lei era mezza toscana e mezza romana, faceva sempre nelle commedie questi ruoli da snob, anche un po’ antipatica”.

 

Le hai mai chiesto di cosa si era innamorata?

“Boh. So solo che era tanto innamorata. Forse della mia naturalezza. Io so’ sempre Roberto, così come mi vedi. Anche al cinema, non entro nei personaggi, so’ sempre io”.

roberto brunetti christian de sica papaarazzi

 

Facevi ancora il pesciarolo quando stavi con lei?

“Sì, anche se avevo venduto le mie attività e mi ritrovavo qualche soldino da parte. Ho cominciato a frequentare il suo giro di amici, Stefania Casini Alessandro Haber, Francesca Marciano. Sempre insieme Monica e io, sempre allegri, in grazia di Dio. È stata e resterà per sempre la donna della mia vita”.

 

Perché a un certo punto finisce?

roberto brunetti kim rossi stuart romanzo criminale

“Lei nell’ultimo anno cominciò a trattarmi male. L’ho saputo solo dopo del suo tumore al cervello. Ho concluso che questo suo improvviso sbroccare verso di me sia dipeso da questo. Ma era troppo tardi…”.

 

Non hai preso una sbandata per un’altra?

“Per niente. Lei, di punto in bianco, me sbroccava, mi trattava malissimo e allora me ne sono andato. Fu un trauma per lei. Ma che altro potevo fare? Il primo anno burrascoso di separazione, poi, quando s’era tutto addolcito, in tre mesi è morta”.

 

fatti della banda della magliana

Come ci finisci nel carrozzone del cinema?

“Capodanno del ’97, con Pieraccioni e Giovanni Veronesi a casa di Alessandro Haber. Tutti amici di Monica. A ridere, scherzare e pigliare in giro Haber che s’incazzava di brutto. Qualche giorno dopo mi chiamano Pieraccioni e Veronesi: ti dobbiamo parlare”.

 

Hai pensato al cinema?

“Non ci pensavo proprio. Io ero famoso perché cucinavo bene. Gli ho detto: “Venite a cena da noi e parliamo, ve faccio una bella minestra d’arzilla”.

 

roberto brunetti monica scattini

 

Nessuna idea di fare l’attore?

“Non me fregava niente. Anzi, da pesciarolo io volevo fare magari l’elettricista sul set. Chi ci pensava a fare altro…”.

 

E invece…

“Vengono a cena. “Devi fare il film nostro”, mi dicono. Il film era Fuochi d’artificio. Monica era felice, le brillavano gli occhi. “Voi siete matti!”, dico io. “Che se fa in questi casi?”. Il copione, un provino”.

 

Hai fatto il provino?

“Sì, per modo di dire. Ero ansioso e m’ero fatto due canne prima. Non sapevo niente. Il regista mi dice: “Fa conto che lì c’è un  pappagallo. Dialoga con lui”. Sudavo. Non sapevo che fa’…Non ce l’ho fatta e me ne sono andato”.

 

Un fallimento.

Poi ho chiamato Chicco Stella, un regista e produttore amico di Monica che mi ha insegnato un sacco di cose. Richiamo Pieraccioni. “So’ pronto, vengo a fare il provino. Stavolta vado senza canne, un successo. Pieraccioni e Veronesi l’hanno scritta su di me la parte”.

roberto brunetti paparazzi

 

Mica male come debutto.

“Da non credere. 73 miliardi, l’incasso. E così parte er Patata in tutta Italia”.

 

Come succede che ti chiamano Er patata?

“Fu un amico di mio padre, Romolone, a chiamarmi così. Faceva il pesciarolo anche lui, un ex pugile. Avevo il naso a patata e mi regalavano le patatine. Così, so’ rimasto Er Patata fino a oggi”.

 

Tu e Massimo Ceccherini sul set, una bomba.

“Pure fuori dal set. Io ero la novità, lui matto fracico”.

 

Avete legato?

“Ci siamo menati da “Celestina”, il ristorante ai Parioli. Gli ho dato due o tre sganassoni. Stavamo allegrotti tutti e due. Lui si presenta e mi fa maleducato: “Fammi fare sesso con tua moglie” . In realtà ha usato un termine molto più volgare. Io me so’ girato e gli ho dato una cinquina. Gli ho menato proprio. M’hanno chiamato ottanta persone del cinema per ringraziarmi quando l’hanno saputo”.

ROBERTO BRUNETTI - ER PATATA - POMERIGGIO CINQUE 28 GENNAIO 2021

 

Aveva bevuto…

“No, lui era così anche da non bevuto”.

 

Reazioni?

“È andato a chiamare la polizia, lì è partita un’altra pizza”.

 

Hai pensato che il cinema potesse diventare il tuo mestiere?

“Non ci ho mai pensato veramente, anche se lì è partito tutto. La televisione, il teatro, il contratto con Aurelio De Laurentiis per Paparazzi di Neri Parenti. Il mio secondo film con Christian De Sica e Massimo Boldi”.

 

Meno ansioso?

paparazzi film

“Ero sempre un po’ ansioso. L’idea che dovevo studiare. Io non so’ mai stato una cima a scuola. Ma ormai avevo capito come funzionava. Ero già più sciolto”.

 

Arriva Romanzo Criminale con Michele Placido. Tu nella parte di uno della banda.

“M’era arrivata una dritta che Placido cercava uno per un ruolo. Da sfacciato so’ andato a bussare da lui. Lo conoscevo. “Non ce l’hai una cosa per me?”. Dovevano essere quattro pose, alla fine so’ diventate dodici”.

 

roberto brunetti in fuochi dartificio

Hai incrociato pure Massimo Ferrero come produttore.

“Il Viperetta m’ha fatto fare otto pose in Commedia Sexy, quattro me l’ha pagate, per le altre me voleva da’ due computer”.

 

Finito nei guai. Brutta storia.

“Mi spiace per lui. È simpaticissimo, mi fa ammazzare dal ridere. La domanda di tutti era: “Ma dove l’ha presi questo i soldi per fare il presidente di una squadra?”. Di sicuro aveva un complesso d’inferiorità con Aurelio De Laurentiis. Ma Aurelio i soldi ce l’ha. È un grande imprenditore”.

 

Film di cassetta, televisione, teatro. Il successo. Poi tutto all’improvviso finisce. Dal 2012, più nulla. Prima ancora dei guai giudiziari.

roberto brunetti leonardo pieraccioni

“Si ferma tutto. Non mi chiamano più. Nel frattempo, finisce la mia storia con Monica. 18 anni ma vissuti come se fossero 36”.

 

Perché all’improvviso non ti chiamano più? Nemmeno il tuo amico Pieraccioni ti chiama.

“Forse perché ho menato Ceccherini. Sai com’è, quelle sono cerchie e io non sono un leccapiedi. Non fa parte della mia indole chiamare uno “maestro”. A casa mia venivano tutti a cena, Christian De Sica, Aurelio De Laurentiis, Paolo Conticini. Ma io non vado a raccomandarmi, non vengo a leccarti per avere un ruolo”.

 

roberto brunetti in fuochi dartificio

 

Ti sei dato una spiegazione?

“Hanno scritto: Er Patata ha abbandonato il cinema. Scrivilo che non ho abbandonato niente. Monica stava male, c’eravamo lasciati, per rispetto a lei mi sono un po’ allontanato, quello era il suo mondo. Ma non m’ha cercato più nessuno”.

 

Er Patata poteva diventare una maschera romana, come Er Cipolla e tanti altri.  

“Si, ma loro fanno anche cabaret, io no. Io, prima d’entrare in scena, a teatro, ero terrorizzato. Io so’ la Pretty Woman del cinema. La storia è la stessa solo che finisce all’incontrario”.

il ritorno del monnezza

 

Hai provato a cercare un autore?

“L’ho cercato, ma sanno pure che so’ una testa matta. Magari sparisco, non mi trovi per tre giorni”.

 

Ancora cosi?

“Oggi no. Ho una figlia di otto anni. Giulietta. Ce l’ho tatuata sul braccio. Sta con me. Alle sette e mezza la sera a casa con lei, cena e bagnetto. Non si sgarra”.

 

La madre?

“Caterina. Tutto a posto. Tutto sereno. Ogni tanto la vede la figlia. Nella nostra vita bizzarra uno dei due doveva mettere la testa a posto”.

 

È toccato a te…

“Ho preso le redini in mano. Persi mamma e papà, persa Monica, mi è rimasta solo lei, Giulia. È tutta la mia vita. Ho due fratelli, ma ognuno va per conto suo”.

roberto brunetti er patata

 

Te l’ha sconvolta la vita, Giulia.

“All’inizio no, andavo nel panico, non potevo darle quello che voleva. Poi, m’hanno arrestato e lì è cambiato tutto. Quando sono uscito dal carcere dopo due anni ho visto l’inferno. Mi ha salvato Giulia”.

 

Come ci finisci dentro?

“Non sono un trafficante, ero in difficoltà, me so’ messo a vendere un po’ di fumo, d’erba, agli amici, ma poi uno ha fatto la spia e me so’ ritrovato in carcere a Velletri”.

 

Racconta.

“Lavoravo pure là, facevo il piantone. C’avevo la busta paga, 400 euro al mese Guardavo Amedeo, uno più matto di me. Dava le capocciate al muro. L’ho calmato, l’ho preso tra le braccia”.

 

Quando sei uscito?

“Nel 2019. Un inferno. Non c’avevo più niente e nessuno. Senza una lira. Nel frattempo, me so’ fatto pre due protesi, al ginocchio e all’anca”.

 

Hai provato a bussare dagli amici?

roberto brunetti ai funerali di monica scattini

“M’hanno girato tutti le spalle, inclusi quelli del cinema. Non faccio nomi, gente che veniva a mangiare sempre a casa mia con Monica. Avevano paura pure di prendere il mio telefono”.

 

Sei stato a un  millimetro dall’abisso.

“Dal buttarmi giù dal ponte. Alle sei di mattina stavo già con una bottiglia di grappa in corpo. M’ha salvato un dottorino che mi ha fatto ricoverare tre giorni. Per non buttarmi dal ponte ero andato al centro accoglienza dell’Umberto I”.

 

Ti ha dato una mano Barbara D’Urso.

“Sempre caruccia con me. Era amica di Monica. Quando c’è da parlare coi detenuti mi chiama sempre. Non m’ha fatto mai fare brutte figure. Sempre trattato con delicatezza. M’hai fatto passare per lo spacciatore....”. 

 

Nel frattempo hai preso il reddito di cittadinanza.

roberto brunetti er patata 1

“Sei mesi di tirocinio al Comune come giardiniere, più il reddito di cittadinanza. Campicchiavo”.

Adesso hai ripreso a fare il tuo vecchio mestiere.

“Qui da “Corsetti” a Trastevere. Devo dire grazie ad Anton Giulio, sposato Corsetti, che m’ha dato fiducia. Qua faccio tutto, in cucina, piatti romani, la spesa, intrattengo i clienti ai tavoli”.

Il piatto che ti riesce meglio?

“Pasta con i broccoli e l’arzilla, la coda alla vaccinara, la trippa alla romana, però col sughetto dell’amatriciana e poi il pesce. Tutte le varietà di pesce”.

Ti manca una compagna al fianco.

roberto brunetti a domenica live 2

“Sono aperto a tutto. Deve essere una persona che vuole bene alla pupa. Vedo più delle coetanee che hanno avuto le loro esperienze. Se prendi una pischella te manda al manicomio…”.

Aperto anche a una chiamata del cinema?

Magari! Ci sono ancora oggi tante persone carine, affezionate che mi vogliono bene e si ricordano di me. Farei un film solo per loro, per regalarlo a loro”.

 

Come ti dichiari, alla fine dei giochi?

roberto brunetti

“Non mi dichiaro un attore. Sono un pesciarolo che ha vissuto e continua a vivere prendendo tutto della vita, il bello e il brutto”.

 

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