“LA POLITICA? MI RIESCE BENE. QUINDI CHISSÀ, MAGARI AVREI POTUTO FARLO: AMO DIFENDERE I DIRITTI, FA PARTE DEL MIO CARATTERE” - LA PATRIOTA CLAUDIA GERINI, AMICA DI ARIANNA MELONI (MESI FA HA PARTECIPATO ANCHE AL CONVEGNO SUL PREMIERATO ABBANDONANDOSI A UNA SUPERCAZZOLA STRACULT: VIDEO), NEL SUO NUOVO FILM INTERPRETA IL RUOLO DI UNA MINISTRA E SI LANCIA IN BISLACCHE PROPOSTE (“INTRODURREI NELLE SCUOLE L’EDUCAZIONE EMOTIVA E SESSUALE, DIREI DALLA QUARTA ELEMENTARE IN POI”). STA FACENDO UN PENSIERINO ALLA CANDIDATURA? POI L’ATTRICE ROMANELLA CI RIFILA IL SOLITO PIPPONE SUL MONDO DEL CINEMA IN CUI I REGISTI E I PRODUTTORI UOMINI SONO LA MAGGIORANZA: “LE DONNE HANNO UNA MARCIA IN PIÙ E UNA POSSIBILITÀ IN MENO” (QUESTA CE LA SEGNIAMO!) - VIDEO
Chiara Maffioletti per corriere.it - Estratti
In un’altra vita, Claudia Gerini avrebbe potuto essere una politica. Nel suo nuovo film, L’amore sta bene su tutto, di Giampaolo Morelli, al cinema dal sei maggio, è una ministra. «Ma in Lasciarsi un giorno a Roma ero stata una sindaca e in Diverso da chi? ancora una politica... mi sono sembrata sempre piuttosto centrata, è un ruolo che mi riesce bene... Quindi chissà, in una vita parallela magari avrei potuto farlo: amo difendere i diritti, fa parte del mio carattere».
Se fosse ministra, quale sarebbe il suo primo impegno?
«Introdurrei nelle scuole l’educazione emotiva e sessuale, direi dalla quarta elementare in poi. E anche l’educazione civica, per promuovere l’idea che se tutti rispettano le regole, tutti ne giovano. Il Ministero dell’Istruzione dovrebbe essere quello con più portafoglio, per trasformare le scuole in hub anche pomeridiani, con corsi gratuiti che aiutino ragazzi e famiglie».
Il programma c’è. Inoltre servirebbero più donne in politica. Al cinema come va con le differenze di genere?
«Di conquiste ne sono state fatte molte rispetto a quando le registe erano solo Wertmüller e Cavani, ma come in tanti ambiti c’è ancora tanto da fare. I registi e i produttori uomini sono la maggioranza e sono troppo poche le storie raccontate dal punto di vista femminile. Le donne, ovunque, hanno una marcia in più e una possibilità in meno».
Lei però ha iniziato giovanissima e ha sempre lavorato.
«Non so come siano passati trent’anni, non me ne sono accorta. Ho scelto progetti differenti e nel mentre le possibilità sono aumentate. Il cinema è lo specchio della cultura: se prima le donne erano più stereotipate, ora le vediamo rappresentate più forti, che non stanno zitte e non rispondono alle regole».
Nel film lei è una donna affermata, infatti.
«Non solo, raccomando mio marito, interpretato da Gianmarco Tognazzi, che fa il regista e non è altrettanto realizzato. Il protagonista della storia è proprio l’amore: io racconto quello che dura da tanti anni, che è anche amore per la famiglia. Nel film Morelli è una sorta di guru che insegna come lasciarsi in sette passi, io dico che la sfida è riuscire a restare assieme».
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