“GLI SCREZI CON NANNI MORETTI? NON MI VOLLE ALLA PREMIAZIONE DE 'LA STANZA DEL FIGLIO'. PER ME L’INCIDENTE È SUPERATO. SPERO SIA COSÌ ANCHE PER LUI” – LAURA MORANTE CONFESSIONS - DA BAMBINA ERO AI LIMITI DELL’ANTISOCIALITÀ. OGGI IL CARATTERE È RIMASTO LO STESSO. INTERAGIRE CON IL PROSSIMO MI RISULTA FATICOSO" – "MIA ZIA ELSA MORANTE? DI LEI AVEVO TERRORE. ERA UNA DONNA COLLERICA" - E POI PASOLINI ("MI FECE UN’IMPRESSIONE STRANA”), CARMELO BENE (“GLI FECI ANCHE UNA VERTENZA SINDACALE. ENTRAVO NEL SUO CAMERINO E CANTAVO: 'EL PUEBLO UNIDO, JAMÁS SERÁ VENCIDO… SI DIVERTIVA. IL BRACCIO DI FERRO GLI PIACEVA”), IL PROVINO PER "LA PIOVRA" E LA RISPOSTACCIA AL REGISTA DAMIANO DAMIANI, E MARIO MONICELLI CHE LE DISSE DI SMETTERLA CON I RUOLI DRAMMATICI ("TU SEI UN’ATTRICE COMICA): "ERAVAMO DELLA STESSA PASTA. CON ALTRI NON È ANDATA COSÌ: L’EGO È UNA BESTIACCIA…”
Paolo Baldini per 7 - https://www.corriere.it/sette/26_luglio_04/laura-morante-l-antidiva-non-mi-nascondo-piu-ma-il-carattere-e-rimasto-lo-stesso-moretti-non-mi-volle-alla-premiazione-de-la-59b06803-8b2a-4d65-b2d5-21f09ea88xlk.shtml - Estratti
Quando tutto questo è cambiato?
«Oggi non mi nascondo più. Ma il carattere è rimasto lo stesso. Interagire con il prossimo mi risulta faticoso. Per anni ho lavorato all’estero. Ero agli inizi e non parlavo le lingue. Per me, la condizione ideale. Non capivo niente. Guardavo e ascoltavo, zitta zitta. Poi c’era sempre uno gentile che cominciava a tradurre. E io mi dicevo: oddio, adesso mi tocca entrare nella conversazione. Un incubo».
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La sua storia e la sua carriera sono piene di personaggi importanti. A partire dalla zia, Elsa Morante.
«Oh, di lei avevo terrore. Era una donna collerica, perentoria. Poco indulgente. La vedevo discutere su tutto ad alta voce, con la sigaretta in bocca. Ho sempre pensato che il motivo di quel modo di essere fosse un forte bisogno d’amore nato da un’infanzia difficile. L’opposto di mia madre, dolcissima».
Pier Paolo Pasolini?
«Ho parlato con lui solo una volta. Era venuto a casa nostra con Elsa, di cui era amico, e si era ricordato di me quando preparava il cast per il Decameron. Ero sotto casa con un’amica: oh, Laura, c’è Pasolini al telefono che ti cerca. Mi disse: ti vorrei per il mio film. Risposi che dovevo chiedere ai miei genitori. Insistette: ma io sto chiedendo a te, non a loro. Mi fece un’impressione strana. Fu Elsa a sconsigliare papà dall’accettare. In quel caso fu protettiva. Allora ero la sua prediletta. Pasolini non lo sentii più».
Carmelo Bene?
«Lui è venuto prima, quando ancora ballavo. Patrizia Cerroni, coreografa dei Danzatori Scalzi, mi spedì con una collega al Quirino dove Carmelo faceva Romeo e Giulietta. Dovevamo invitarlo per un cocktail da lei dopo lo spettacolo. Non riuscimmo ad avvicinarci. Fummo rimproverate e riprovammo. Andò meglio. Lui accettò e iniziammo a parlare».
Di che cosa?
«Mi disse: porti un cognome importante, lo sai? In quel periodo Carmelo aveva un progetto con Elsa, un Don Chisciotte per la tv. Lui regista, Eduardo protagonista. Il grande clown russo Popov doveva interpretare Sancho Panza. Scene di Salvador Dalì. Per la cronaca: il progetto, con questo bel cast, fu bocciato da una Rai poco lungimirante».
Nanni Moretti?
«Venne sul set di Giuseppe Bertolucci. Diventammo amici. Poco dopo feci Sogni d’oro, poi Bianca e più tardi La stanza del figlio, Palma d’oro a Cannes».
Con lui c’è stato anche qualche screzio.
«Screzi veri, no. Ero a Cannes e un giornalista mi chiese se fossi felice di tornare al Festival vent’anni dopo la Palma d’oro alla Stanza del figlio. Risposi che nel 2001 alla cerimonia di premiazione non ero presente. Moretti non mi aveva voluta pur essendo la protagonista del film. Dissi la verità, nacque un putiferio. Ora per me l’incidente è superato. Spero sia così anche per Nanni».
Mi racconta un episodio in proposito?
«Provino per La Piovra con il regista, Damiano Damiani. Presente il protagonista, Michele Placido. Damiani mi trattò malissimo. Si mise a urlare: “Togli i capelli davanti agli occhi!”. Io, benché timidissima, gli dissi: “Lei ritiene erroneamente che questo sia un provino per l’attrice. Invece, è un provino anche per il regista. Quindi, poiché a me non piacciono i registi che fanno come lei, vado via”. E mi alzai».
Lui?
«Restò a bocca aperta. Non se l’aspettava. A sorpresa, la produzione qualche giorno dopo mi richiamò. Ma io, nonostante fossi senza una lira, non ne volli più sapere».
Caratterino.
«Ogni volta che qualcuno cerca di mettermi i piedi in testa succede più o meno così. C’è chi capisce: ad esempio, Carmelo Bene. Pensi, gli feci anche una vertenza sindacale. Entravo nel suo camerino e cantavo: El pueblo unido, jamás será vencido… Lui mi riprese. Si divertiva, era spiritoso. Il braccio di ferro gli piaceva».
Con chi andava d’accordo?
«Con Mario Monicelli. Anni fa, mi disse: smettila di fare ruoli drammatici, tu sei un’attrice comica, te lo dico io che ho scoperto Monica Vitti. Anche lui non sapeva fare buon viso a cattivo gioco. Eravamo della stessa pasta. Con altri non è andata così: l’ego è una bestiaccia».
Che cosa si aspetta ancora dal suo lavoro?
«Se potessi, chiederei che venisse rivista la posizione dei lavoratori dello spettacolo da parte dell’Inps. Lo dico da pensionata: abbiamo subito ingiustizie colossali nel silenzio generale».
Si ritiene fortunata?
«Sì, certo. Anche se… le racconto un episodio. Tempo fa andai a girare un film in Spagna. Soffrivo di attacchi di panico e mi feci dare da un’amica una pastiglia portentosa contro l’ansia. Vegliò su di me fino a che il sonno arrivò. Il giorno dopo la ringraziai e lei mi prese da parte: devo dirti una cosa…».
Di che si trattava?
«Mi confidò che nel dormiveglia avevo sussurrato questa frase: “Ma io non volevo fare l’attrice, volevo stare in casa a preparare le torte per le mie figlie”».
Che cosa le manca del grande cinema italiano?
«Mancano certe personalità che lottavano per le loro idee e difendevano i loro cast. Nanni Moretti fece un braccio di ferro lunghissimo e coraggioso con i produttori per avermi in Bianca. Chissà? Se fosse andata diversamente forse ora, visto l’amore che ho per i libri, farei la bibliotecaria».
laura morante e lino musella
LAURA MORANTE ALDA MERINI
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LAURA MORANTE RITRATTO DI RICCARDO MANNELLI
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nanni moretti e laura morante bianca
laura morante lo sguardo dell altro
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laura morante la stanza del figlio
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