LETTERA AL PADRE (BY JOBS) - IL FONDATORE DELLA APPLE NON HA MAI VOLUTO INCONTRARE NÉ PARLARE CON IL PADRE NATURALE CHE LO DETTE IN ADOZIONE APPENA NATO, MA 6 MESI PRIMA DI MORIRE GLI HA SCRITTO UN’EMAIL DI 2 PAROLE 2: “THANK YOU” - L’UOMO, SIRIANO, FA IL MANAGER DI UN CASINÒ DEL NEVADA ED ERA DAL 2005 (QUANDO HA SCOPERTO DI AVERE UN FIGLIO GENIO) CHE SCRIVEVA A STEVE - IL 19 A CUPERTINO UNA CERIMONIA IN RICORDO DEL “PROFETA”...

Michele Farina per il "Corriere della Sera"

Di suo figlio gli rimane un'email, e forse neanche quella. Non gli ha mai parlato, non l'ha mai incontrato. La telefonata che sperava non è arrivata: Steve Jobs è morto a casa mercoledì scorso alle 3 del pomeriggio per arresto respiratorio dovuto al tumore che dal pancreas si era diffuso ad altri organi (così recita il certificato di morte reso noto l'altra sera). Era circondato dai suoi cari. Ma neppure all'ultimo ha voluto accanto il padre naturale che lo diede in adozione nel 1955 perché, a suo dire, i genitori della madre Joanne non volevano che sposasse uno studente siriano come lui.

Abdulfattah Jandali l'ha saputo da uno che l'ha chiamato per fargli le condoglianze. Seduto nel suo ufficio di manager del Boomtown Casinò di Reno, in Nevada, con l'iPhone 4 in mano, l'80enne Jandali ha telefonato alla figlia Mona, sorella di Steve. Che non gli ha risposto. Mona Simpson, la scrittrice. Il padre ha un suo ritratto sulla scrivania, vicino all'iPad. Era piccola quando Abdulfattah e Joanne divorziarono (si erano sposati alla morte del padre di lei). Si erano trasferiti in Siria, ma Joanne tornò presto in California dove nacque Mona.

Abdulfattah rimase a Damasco a gestire una raffineria. Rientrato negli Usa non si fece più vivo. Joanne si risposò con il signor Simpson. Jandali fece l'assistente all'università, si risposò, comprò un ristorante in Nevada. Di recente ha riallacciato un filo di relazione con Mona. Con Steve no. Per lui Paul e Clara Jobs (morti negli anni 80) erano i suoi genitori punto e basta. Jandali era il tizio che - dopo aver appreso per caso nel 2005 di essere padre di cotanto figlio - cominciò a scrivergli qualche timida email: «Buon compleanno», «spero tu stia meglio».

Una volta gli mandò la genealogia della famiglia siriana con le cause di morte, caso mai potesse servire a una cura. «Non so perché ho cominciato a scrivergli - ha raccontato Jandali al Wall Street Journal -. Credo per il fatto che mi dispiaceva che fosse malato. Se ci fossimo parlati, non so cosa gli avrei detto».

Ma Jobs è morto. Sul certificato c'è scritto «imprenditore». Sepolto venerdì in un cimitero della Silicon Valley. Per celebrarlo, il successore Tim Cook ha annunciato con un'email commossa («Come molti di voi ho pianto molto, sono stati i giorni più tristi della mia vita») che il 19 ottobre si terrà una cerimonia aperta ai dipendenti Apple nell'anfiteatro del campus Infinite Loop a Cupertino. La sua seconda famiglia. Jandali in confronto era solo genetica, come Zanna Bianca e la madre Kiche che diventano estranei nel capolavoro di Jack London.

Un incontro? Il vecchio siriano l'aveva pubblicamente chiesto a fine agosto, quando Steve si era ritirato dalla guida di Apple. Jandali dice di aver ricevuto un'email, sei settimane prima che morisse. Due parole: «Thank you», grazie. Persone vicine ai Jobs sostengono che non c'è stato alcun contatto. I rapporti con la vecchia famiglia si fermavano alla madre Joanne e alla sorella Mona. C'erano anche loro accanto a Steve morente, con la moglie Laurene (47 anni) e i tre figli: Reed (20), Erin Siena (16) e Eve (13). C'era Lisa, la figlia che Jobs ebbe dalla fidanzata Chrisanne nel '78.

Prima che la riconoscesse passarono due anni: perché non subito? Anche lui «degenere» come Jandali? Certo gli assomigliava nei lineamenti. Scorrendo su Internet le foto di Steve a 20-30 anni il padre ripete: «Io ero così». Il genio che ha rivoluzionato la cultura e il vecchio che ha fatto rinascere il casinò Boomtown proponendo un buffet di aragosta. «Tutti dicevano che avremmo perso soldi, e invece abbiamo attirato clienti». Aragosta al popolo delle slot machines, come dare iPhone al popolo dei telefonini. Il paragone traballa. Ma per un padre che non ha mai visto il figlio è un grumo di somiglianza, una magra consolazione.

 

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